vi presentiamo terry jones, il papà di i-d

L’icona del nostro 35th Birthday Issue è il cuore e l’anima di i-D, la voce dell’esperienza, dell’irriverenza e della creatività: Terry Jones. Fondatore e precedente direttore, Lui è l’originale.

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12 giugno 2015, 2:05pm

Chiedete a Terry Jones ogni immagine, ogni progetto o persone con cui abbia lavorato negli ultimi 35 e passa anni e lui si ricorderà ogni singolo dettaglio: nome e cognome, cosa ha fatto, che impressione ha avuto. Lui è il vero archivio di i-D, c'è sempre stato lui a guidare il pulmino i-D - e qua, noi lo celebriamo. Lasciando il suo lavoro di art director presso Vogue UK nel 1977, Terry ha fondato i-D nel 1980 per documentare le cose emozionanti che stavano accadendo sulle strade. i-D è la rappresentazione grafica di un sorriso e un occhiolino, ma non solo: rappresenta le idee, l'identità e Immediate Design, il nome dello studio di Terry. 35 anni dopo, il pulmino ha viaggiato per tutto il mondo, condotto da un team di persone ispirate dal suo lavoro e dalla cultura che lui e Tricia (la signora Jones per voi, la mamma di i-D per noi) hanno creato. Terry è una delle persone più interessanti che si possano incontrare - in parte anche grazie al suo interesse verso le persone, verso quello che creano e verso il modo con cui lo approcciano. Terry Jones ha allevato alcuni dei più eleganti fotografici, registi, stylist ed editor di tutto il mondo ma, come ogni buon maestro, senza mai alzare la voce.

Come hai fatto a escogitare l'emoticon ammiccante prima ancora che si sapesse cosa fosse un computer - per non parlare delle emoji?
Ho dipinto il logo originale di i-D a mano libera basandomi sul carattere Futura Demi Bold e modificandolo per farlo entrare nel logo a stella in modo tale che la parte più bassa 'i' potesse dividersi in due semicerchi, tre anni prima che comprassi il mio primo computer, un Apple II. Nel 1980 la rivista era volutamente fatta a mano e tutto era incollato ai margini - che fossero o meno della stessa misura. La prima cover è stata ideata da un pittore di fanzine chiamato Better Bagdges e l'adesivo di i-D, insieme alla prima copertina orizzontale capovolta, formarono la faccina ammiccante. Amavo progettare i logo e i miei preferiti sono la stella e la faccina con l'occhiolino di i-D, che ho fatto nello stesso periodo in cui ho progettato il logo dei Public Image Limited. i-D dovrebbe essere riconosciuta come la prima "emoticon", avvenuta almeno tre anni prima dei primi tentativi del 1983.

Perché hai dato inizio a i-D? Cosa sentivi mancasse nel panorama editoriale?
Ho iniziato i-D insieme a un gruppo di amici dopo aver prodotto Not Another Punk Book, un anno dopo aver lasciato il mio lavoro da Vogue Uk nel 1977. Steve Johnston, il fotografo, Caroline Baker, la stylist e Alex McDowell, un artista che avevo conosciuto alla presentazione finale della Central Saint Martins. Oliviero Toscani e io avevamo parlato molto della necessità di un nuovo tipo di rivista di moda già nel '76. Abbiamo lavorato insieme a molti progetti come la rivista Donna, e io speravo di realizzare una street style magazine con l'editore Flavio Lucini, era il 1980. Dopo aver aspettato sei mesi, ho capito che dovevo pubblicarla da me e, con la benedizione di Tricia, siamo riusciti a mandare la prima edizione tra le strade di Londra già nell'agosto 1980. Solo poche edicole indipendenti prendevano le nostre copie, così abbiamo iniziato a lasciarle nei negozi di moda di King Road, Kensington Market e Camden Lock e in qualche negozio di dischi come Rough Trade. Ogni tre mesi tornavamo con il numero successivo. Con Perry Haines come terzo editore e James Palmer, il fotografo di strada che viaggiava con il camper, abbiamo aumento le distribuzioni numero per numero fino alla partnership nel 1985 con il fondatore di Time Out, Tony Elliot. Time Out ha dato a i-D la sicurezza e la struttura economica che ci hanno permesso di muoverci da 'underground' a 'global underground'. Non dimentichiamo Fiorucci, che nei critici anni del 1983-1984 ha sostenuto la nostra avventura. Dopo che nel 1980 ci avevano detto che "non c'è business nello street style", ogni numero, ogni tema degli ultimi trentacinque anni è servito a dimostrare il contrario.

Quale pensi che sia la cosa più coraggiosa che si possa fare in quanto giovani?
La cosa più coraggiosa che si può fare da giovane è dire di no alle cose che mettono in pericolo la salute e il benessere delle persone. Tricia è sempre stata la più grande influenza sulla mia visione della vita e, con la responsabilità editoriale, i-D ha sempre lasciato spazio alle idee che volevamo supportare. Rispetto, Diversità, Multiculturalità, Umorismo e Buona Salute sono solo alcuni dei temi ricorrenti che sono passati da i-D prima che dal mainstream. C'è un gran numero di scrittori, fotografi, stilisti, art-director, stylist e interni, che hanno tutti dato energia e tempo alla voce di i-D che grazie a loro cresce ogni giorno all'interno del world wide web. L'Umanità Digitale è la vera sfida.

Hai qualche rimpianto?
Mi sento molto privilegiato ad aver guidato il pulmino i-D per tutti questi anni con così tanti co-autisti, principalmente Tricia e i nostri bambini -Kayt e Matt - con cui ho diviso il volante. Non riesco a pensare a nessun rimpianto!

So che sei stato tra i primi fan di Apple. Qual è il primo computer che hai comprato?
Quando ho comprato il mio primo computer ero art director del brand di moda italiano, Fiorucci. Era il mio lavoro commerciale e mi fu chiesto di progettare 100 adesivi che sarebbero poi stati prodotti da Panini. Ho arruolato Caryn Franklyn, Steve Male e Robin Derrick per lavorare nel mio studio Instant Design, al piano terra della mia casa a West Hampstead. Ero interessato nell'esplorare il 'romanticismo digitale' utilizzando il computer come strumento da disegno, con delle scansioni e mappe stampate primitive. Ora è storia. Continuo a usare il mio iPhone come un diario dei sogni digitale - amo ancora quel brivido.

i-D ha iniziato documentando la cultura giovanile. Pensi lo faccia ancora? Oppure è andata avanti?
Io ho lanciato i-D per esplorare l'atteggiamento, i giovani sono una cosa misteriosa. I ritratti dalla testa ai piedi - che chiamiamo 'straight up' - sono stati ispirati da quando lavoravo con Toscani e Frank Horvat durante i miei primi anni da Vogue e Vanity Fair. Per il bene del cambiamento ero più interessato allo stile che alla moda, ma nel corso degli anni i-D si è evoluto e ha abbracciato l'industria della moda, io e Tricia ci siamo fatti dei buoni amici tra gli stilisti e i fashion stylist. Abbiamo avuto il privilegio di vedere svariate straordinarie presentazioni di moda e di intervistare centinaia di grandi talenti - solitamente con la mia videocamera o con l'iPhone, dato che voglio sempre vedere quello che stavo registrando. L'ossessione di oggi nell'inseguire i grandi numeri su Facebook e Instagram indica che le persone hanno perso il valore dell'individuo, del gusto personale. La fama per un secondo non è un sostituto dell'originalità innovativa tramite il gusto personale. Il valore nel capire il tocco di un tessuto, l'importanza sociale del modo in cui è stato fatto; quella qualità è la storia del prodotto manifatturiero.

Sembra che ogni rivista di moda ora parli di politica e questioni sociali in un modo mai fatto prima. Perché pensi che i fashion media stiano abbracciando questa tendenza?
Tricia ha sempre detto: "Noi possiamo cambiare le cose, ma dobbiamo comprendere sia il potere che teniamo nei nostri portafogli sia le scelte consapevoli che possiamo fare in quanto consumatori".

Che cosa pensi di quest'epoca della celebrità della moda?
Le celebrità hanno sempre fatto parte del gioco. Nel corso delle ultime tre decadi questo fenomeno è aumentato per via dell'attenzione che i media danno alle persone famose. Personalmente, io penso che attraverso l'uso di personalità di spicco si faccia poco per rendere la moda rilevante.

Le persone si chiedono spesso se le passerelle - dato che si possono vedere anche in diretta streaming - spariranno nell'era digitale… cosa pensi succederà?
Con la moda che viene consumata giornalmente e diventa sempre più effimero intrattenimento, la copertura digitale aumenta l'interesse dello spettatore. Il grande stile ha più valore e i collezionisti vogliono di più di una semplice esperienza digitale.

Pensi di poter prevedere le tendenze? Si tratta di un'industria che si comporta in maniera prevedibile?
Non mi sono mai interrato a prevedere le tendenze. Il mio scopo con i-D era di cambiare le dittatoriali stagioni di moda che regnavano ben prima di i-D e prima dei punk, a metà degli anni '70.

Louise Wilson una volta mi disse che gli unici veri snob nella moda sono quelli di medio livello che cercano di innalzare il loro status. Perché pensi che la moda abbia questa reputazione "snob"?
Gli snob presenti in quest'industria non potrebbero mai essere presi sul serio, né da Tricia né da me. Non erano parte della cultura di i-D.

Al momento, vivi principalmente a Woodstock. Cosa ne pensi di Hillary come presidente?
Sono sempre stato per l'uguaglianza e, generalmente, il cervello femminile è migliore di quello degli uomini. Tricia è un modello di riferimento e, da quando siamo andati 'in pensione', è diventata sempre più attiva politicamente. Nei progetti di i-D che ha editato c'è sempre stata una certa coscienza politica, i-D SOUL project ne è un esempio.

Che cosa rende una copertina,'forte'?
Io adoravo fare copertine di i-D che avessero una grafica emozionante e spesso irriverente; dove il volto cattura la tua attenzione e le parole nutrono l'immaginazione.

Qual è la caratteristica di un grande fotografo?
I migliori fotografi di i-D sono in grado di catturare lo spirito del momento.

Qual è la caratteristica di un grande stylist?
I migliori stylist sono giocatori di gruppo e permettono di mettere in pratica le idee.

Qual è la caratteristica di un grande editor?
Adrenalina è quello che i grandi editor imparano a gestire. Per essere un grande editor si devi riuscire a tirar fuori il meglio dalle persone coinvolte in ogni numero; essere un leader, incoraggiare idee nuove e concentrarsi sul team insieme all'art director. Esattamente come girare un film, vedo sempre ogni numero come fosse un film. 

Crediti


Testo Sarah Raphael
Foto Alasdair McLellan