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crescere ed innamorarsi a xiamen

Secondo la fotografa Sarah Mei Herman a Xiamen la tecnologia sta creando una nuova e alternativa forma d'intimità. In questa intervista ci parla di com'è stato ritrarre l'amore giovanile per la sua serie ‘Screen Touch.’

di Alice Newell-Hanson
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23 agosto 2016, 11:25am

"Chiamano Xiamen 'il Mediterraneo cinese,'" racconta Sarah Mei Herman in collegamento telefonico da Amsterdam. Attualmente si sta preparando a scattare nuovi lavori per l'Unseen Photo Fair che avrà luogo a settembre (polaroid che immortalano quel momento di coscienza sospesa che precede il sonno), ma i suoi ritratti di giovani coppie sulla spiaggia e nelle camere dei dormitoi universitari di Xiamen sono immagini ancora vivide nella sua mente. Dopo aver trascorso quattro mesi sull'isola nel 2014 ed averci fatto ritorno per un breve periodo nell'anno seguente, sente il bisogno di ripercorrere quelle strade e circondarsi ancora una volta di quell'atmosfera unica.

Herman, che ha studiato fotografia alla Royal Academy of Fine Art in The Hague e al The Royal College of Art di Londra, ama prendersi il tempo necessario per concentrarsi sul proprio lavoro. I suoi progetti possono durare una vita, letteralmente. Ha immortalato il suo fratellastro minore, Jonathan, per 10 anni (da quando ne aveva solamente cinque); due sorelle olandesi, Julia and Stephanie a partire dal 2005 e un paio di gemelle identiche, Jana and Feby, durante tutta la loro infanzia fino alla fine dell'adolescenza ("La loro è la relazione umana più stretta possibile," racconta).

Herman è affascinata dalle "transizioni e costanti cambiamenti che devono affrontare i giovani nel loro percorso verso l'età adulta," spiega. "Mi intriga l'intensità, la liminalità e a volte la solitudine che caratterizza le varie fasi. La zona grigia tra l'amore e amicizia e l'ambiguità che circonda i rapporti interpersonali in alcuni momenti dell'esistenza."

A Xiamen, Herman ha trovato una città in cambiamento. L'università (dove ha tenuto un workshop di fotografia) è una piccola isola residenziale -- edifici imponenti, palme e prati perfettamente falciati -- circondata da numerosi cantieri dove si costruisce o si demolisce. "Xiamen è molto piccola per essere una città cinese, conta circa 4 milioni di persone. Però, proprio come tutto il resto della Cina, è in rapida evoluzione. La serie alla quale sta lavorando attualmente, Screen Touch, esplora l'evoluzione dell'intimità di giovani coppie in questo contesto --- e la presenza del terzo incomodo costante: il cellulare.

Come sei finita a Xiamen?
Mi interessa l'intimità e la vicinanza tra persone, soprattutto quelle che si trovano in una relazione, e le giovani coppie. Inoltre non ero mai stata in Asia prima. Mi sono imbattuta in una residenza d'artisti a Xiamen e ho parlato con la direttrice, una signora olandese. Mi ha raccontato che i giovani cinesi sono molto aperti mentalmente. Pensavo di recarmi in Giappone, ma lì è molto più complicato entrare in contatto con le persone. A Xiamen le persone sono felici di farsi fotografare. La direttrice mi ha raccontato che le ragazze sono molto espansive e fisiche con gli amici. Lì è normale tenersi per mano. È un concetto che mi ha affascinata sin da subito. [In Olanda], quando due ragazze camminano mano nella mano di solito significa che sono una coppia. In Cina, però, le giovani donne si tengono per mano e i ragazzi camminano con il braccio attorno alle spalle dell'altro. Gli amici fanno così. Ho scelto di rimanere a Xiamen quattro mesi. Volevo vedere quali erano le differenze e le somiglianze in termini di intimità ed ero curiosa di vedere se gli abitanti di Xiamen si sarebbero dimostrati disponibili a mostrarmi questo lato di loro.

Le coppie che hai conosciuto hanno dimostrato di avere una mentalità aperta?
Sì, non mi aspettavo fossero mentalmente aperte a tal punto. Il mio ragazzo era stato ad Hong Kong e mi aveva raccontato che nei parchi ci sono dei cartelli in cui si intima che è vietato baciarsi o mostrare intimità fisica in pubblico. Quindi ho pensato che sarebbe stato difficile trovare coppie così. Inoltre io non parlo cinese e i giovani che ho incontrato non parlavano molto bene l'inglese. All'università, però, sono riuscita a fare amicizia con alcuni di loro e, nel resto dei casi, cercavo di approcciare anche le presone in strada. Alla fine, ho notato che non avevamo bisogno di comunicare verbalmente per avvicinarci. L'intimità, in un certo senso, è uguale a com'è qui.

Ho scattato qualche coppia lesbica. Non era nei miei progetti, ma le ho incontrate per caso. Mi sono stupita del fatto che sentissero la necessità di condividere la propria storia. C'è una foto di due donne che si baciano, anche se sembrano maschio e femmina. Sembrano una coppia etero e per questo non si devono fare tanti problemi; possono camminare mano per mano e dimostrarsi affetto in pubblico. In Cina l'omosessualità ha cessato di essere illegale, ma è ancora un tabù. Mi sono avvicinata molto a due di queste coppie -- solo una delle due è rimasta insieme. Trovare maschi, invece, era molto più dura! Spero di poterci tornare e poter scattare più ragazzi.

Cosa ne pensavano le ragazze delle foto?
Ho esposto sia in Cina che ad Amsterdam. Ho mandato gli scatti ai soggetti e devo dire che ne andavano davvero fieri. L'unica cosa che mi hanno detto è che vorrebbero venire a vivere ad Amsterdam, dove possono sposarsi.

Cosa significa per te il titolo della serie, Screen Touch?
La serie parla dell'intimità tra giovani, quindi 'touch', come 'tocco', 'toccare'. Però il titolo è anche il contrario di 'touchscreen'. Ho notato che la maggioranza dei ragazzi non fanno altro che guardare lo schermo del cellulare. Molto di più che in Europa. C'è una spiaggia bellissima a Xiamen e quando ci si reca lì si vedono questi ragazzi seduti gli uni accanto agli altri, ma appena si cambia prospettiva si nota che in realtà stanno fissando i cellulari. Lo schermo è una forma alternativa d'initimità. Non si vede in ogni immagine, ma è una costante.

Ci sono anche scatti di light box, che altro non sono che una metafora della luce che proviene dagli schermi. Ho scattato nei dormitori perché volevo immortarale questa sorta di universo femminile. Tutto ciò che si vede è biancheria intima sparsa ovunque. E tutto è rosa. Le ragazze condividono uno spazio molto intimo; vivono in quattro in una stanza e gli averi dell'una e dell'altra sono mischiati. Queste immagini ritraggono il loro mondo.

Credi che uno schermo possa anche connettere le persone e renderle più intime tra loro in un certo senso?
Ho chiesto alle persone che incontravo cosa ne pensassero a riguardo e mi hanno sempre risposto, "Beh, potrei andare a incontrare una persona oppure parlare con cinque persone contemporaneamente sul cellulare." Però è più superficiale. Credo sia triste che le persone si dimentichino di guardarsi a vicenda. Lo noto anche in me stessa. Mi distraggo continuamente. Gli studenti cinesi utilizzano i propri smartphone per tutto: fare shopping, comunicare, tutto. Allo stesso tempo, però, credo si tratti di un'idea alternativa di intimità, fa in modo che le persone si siedano più vicini, fisicamente. Anche se non manca mai il terzo incomodo: lo schermo.

sarahmeiherman.nl

Crediti


Testo Alice Newell-Hanson
Fotografia Sarah Mei Herman