Fotografia di Charlie Engman

L'inquietante saggezza di Yohji Yamamoto

Spirito di contraddizione e qualche sigaretta: in questa intervista per i-D il maestro ci racconta una carriera vissuta all'insegna dell'anticonformismo.

di Tess Lochanski
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06 gennaio 2021, 5:00am

Fotografia di Charlie Engman

Yohji Yamamoto è uno di quei designer che sfugge alle cronache, lasciando che sia il suo lavoro a parlare per lui. Il mondo occidentale fu preso totalmente alla sprovvista nei primi anni ‘80, quando avvenne il suo debutto. Da quel momento ha imparato a conoscere, apprezzare e ammirare la pratica di Yamamoto, al punto da innamorarsene completamente.

Esponente, insieme a Rei Kawakubo, di quello che è stato successivamente definito il movimento d’Avant-Garde giapponese, Yamamoto ha portato nel panorama della moda occidentale il concetto di silenzio. Schivi e riservati, entrambi i designer permettono ai propri tessuti di dialogare con il pubblico, offrendoli come dispositivi interpretativi per le proprie visioni e poetiche.

Così, quando qualcuno come Yohji Yamamoto parla, le parole acquistano un peso diverso, più significativo e meno volatile, ed è bene ascoltarle fino all’ultima, consapevoli che siano state scelte con estrema accuratezza.

Quando hai dichiarato che la moda non ha nulla a che fare con le tendenze, cosa intendevi dire?
Non ho mai seguito le regole della moda. Ho sempre scelto strade alternative, strade che mi sono creato da solo. Volevo oppormi al sistema delle tendenze e proporre qualcosa di nuovo. Di solito, quando tutti dicono all’unisono che una cosa è bella, quella cosa a me proprio non piace.

È un qualcosa di artistico?
Non saprei dirlo con certezza. Cerco di usare la parola "arte" con molta attenzione e cura. Perché cos'è l'arte, se non qualcosa che ti trapassa il cuore e che riscrive il percorso della tua vita? È un termine prezioso, è pericoloso utilizzarlo in modo inappropriato. Se la moda fosse arte, non sarebbe moda.

“La gente che vuole sempre di più è difficile da gestire. I soldi sono una cosa problematica, sai? Una cosa che fa comodo, ma che rende la gente scomoda.”

- Yohji Yamamoto

La moda quindi non è mai stata arte?
No, mai. È sempre stata vestiti e accessori, niente di più. È artigianato, non arte.

Il mondo della moda è cambiato molto dal tuo debutto nell'industria?
Sì, la cosiddetta fast-fashion ha conquistato tutti. C'è questa necessità di fare tutto di fretta. La gente spreca i vestiti. Compra, compra, compra, poi magari neanche indossa tutto quello che ha comprato, e alla fine lo butta via. Questo è l'inquinamento per antonomasia e mi spaventa ben più di quanto io possa esprimere. I prodotti che utilizziamo sono tossici. Ci sono già così tanti sprechi nel mondo.

Lo sappiamo tutti che la terra si sta surriscaldando. È arrabbiatissima con gli esseri umani perché la stiamo distruggendo. Non possiamo più rimandare quelle scelte che dobbiamo prendere per migliorare industrie e sistemi produttivi. Non sono un ecologista, ma ultimamente penso davvero che la terra sia infuriata con noi. Dobbiamo fare in modo che si calmi. Dobbiamo fare in modo che la situazione non precipiti. La gente che vuole sempre di più è difficile da gestire. I soldi sono una cosa problematica, sai? Una cosa che fa comodo, ma che rende la gente scomoda.

Sei cosciente di essere un punto di riferimento importante per un'intera generazione di creativi?
Le nuove generazioni non hanno nemmeno il tempo di respirare. I giovani dovrebbero smettere di stare con la testa davanti a uno schermo. Pensano di conoscere il mondo grazie ai loro computer, ma non sanno nulla. Per quanto mi riguarda non c'è nessuna sfida in atto. Non ho mai trovato nessuno al mio livello. Non ho rivali. Per lo meno, non ancora.

“Mi rinnovo, ogni stagione. Il ritmo e il desiderio mi tengono in vita anno dopo anno. Non sono mai soddisfatto, né sento mai di aver detto o fatto tutto ciò che dovevo dire o fare.”

- Yohji Yamamoto

Hai in programma di ritirarti, prima o poi?
Non riesco davvero a immaginarmelo. Credo che la mia vita diventerebbe di una noia mortale, e anche solo pensare che il mio brand possa andare avanti senza di me mi fa star male. Sono sempre più convinto che Yohji Yamamoto morirà con Yohji Yamamoto.

Ti consideri una persona nostalgica?
Sì, abbastanza. Trovo che il passato abbia un suo lato romantico e questa caratteristica mi stimola intellettualmente. Tuttavia, non credo di essere una persona che dorme sugli allori. Mi rinnovo, ogni stagione. Il ritmo e il desiderio mi tengono in vita anno dopo anno. Non sono mai soddisfatto, né sento mai di aver detto o fatto tutto ciò che dovevo dire o fare. "Essere migliore ogni giorno,” questo è il mio motto.

In generale, più che un nostalgico mi considero un vero pessimista. Mia madre era vedova, sono cresciuto nella povertà. A cinque anni ero già profondamente convinto che il mondo fosse ingiusto. Mi sono sempre sentito sul punto di esplodere. È stata dura, ma sono sempre riuscito a reggermi sulle mie gambe e a rifuggire contemporaneamente la banalità.

Intervista al designer giapponese Yohji Yamamoto

Come si fa a evitare la banalità, l'essere mediocri?
Evitando a tutti i costi di conformarsi. Quando ho debuttato con la mia prima collezione a Tokyo, tutti non hanno fatto altro che criticarmi, chiedendomi cose come: "perché fai abiti così orribili?". Invece che rassegnarmi ho deciso di rischiare, mi sono spostato a Parigi, che è una città magnifica, e qui ho aperto un piccolo negozio, perché speravo che i francesi e gli europei in generale potessero apprezzare i miei abiti così orribili.

La tua idea ha funzionato, non c'è che dire.
Eppure non mi sono mai fidato del successo. Porta violenza. La gente è invidiosa, gelosa: quando hai successo, poi fai di tutto per averne sempre di più. Per me il vero successo è la ricompensa di un lavoro ben fatto. Le altre concezioni di successo sono roba da americani. Ti spiace se mi accendo una sigaretta?

“Sai, non ha nessuna importanza che io risponda alla tua domanda; questa cosa comincia ad annoiarmi.”

- Yohji Yamamoto

Cosa desideri oggi come oggi?
Ormai sono diventato una specie di enciclopedia vivente, un vero esperto di moda. Sai, non ha nessuna importanza che io risponda alla tua domanda; questa cosa comincia ad annoiarmi. A volte vorrei occuparmi di altro e ho iniziato a dipingere e a scrivere. Sono una fenice. Ah, vorrei anche fare dei film.

Che genere di film?
Qualcosa a metà tra fiction e documentario. O forse dei porno.

Una precedente versione di questo contenuto è stata pubblicata in data 06/10/15.

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Crediti

Testo di Tess Lochanski
Fotografia di Charlie Engman

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