god's own country: il film da non perdere a settembre raccontato dal suo regista

Una storia d'amore gay, ma non solo; un protagonista che fa i conti con i propri demoni, eppure c'è dell'altro; un'attenzione particolare alla politica, però da un nuovo punto di vista. Difficile da definire e impossibile da non guardare.

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set 1 2017, 1:20pm

C'è un detto inglese che recita "where there's muck there's brass" (dove c'è letame c'è grana). Significa che il duro lavoro manuale ripaga sempre. E non ci potrebbe essere proverbio migliore per descrivere il debutto alla regia di Francis Lee, God's Own Country: una piccola meraviglia che si è accaparrata premi in diversi festival cinematografici, dal Sundance a Berlino, passando anche per Edimburgo. La pellicola racconta la storia d'amore di due giovani uomini mentre lavorano in una fattoria dello Yorkshire, unendo il realismo britannico al brivido del romanticismo, anche quando avviene tra fredde colline durante la stagione dell'agnellatura. A tratti tenero e sensuale, il film è un'aggiunta necessaria alla lista del cinema queer, e siamo sicuri rientrerà tra i capolavori di questo genere.

Il regista ha rinunciato a una carriera come attore a Londra, tornando a casa nello Yorkshire per iniziare a dirigere alcuni cortometraggi prima di God's Own Country. "Questo film si basa su altre pellicole, come Weekend, Brokeback e Moonlight," ci spiega Francis. "Se vogliamo classificarlo come film appartenente alla cinematografia gay, beh, io mi sento davvero debitore nei confronti dei pilastri di questo genere."

Ma God's Own Country è anche molto altro. Non è una storia di coming-out, e il protagonista—interpretato da Josh O'Connor—non sta affrontando crisi legate alla sua sessualità. Anzi, continua a fare quello che tutti fanno nella sua comunità: bere senza moderazione, andare a letto con gente un po' a caso, stordirsi per affrontare la sua disastrata situazione familiare. Solo quando un immigrato romeno arrivato per trovare lavoro—interpretato da Alec Secareanu—riesce a sentire il suo grido d'amore, Johnny è obbligato a fare i conti con le sue emozioni.

Dalla cima di una collina nei pressi di Haworth, dove vive Lee, che è l'unico posto nelle vicinanze dove c'è campo e da dove riesce a telefonarci, lo scrittore e regista ci ha spiegato come si è servito dell'atmosfera contadina nel suo nuovo film.

Da che punto di vista hai scelto di raccontare la sessualità di Johnny?
In termini di sessualità del personaggio, credo che lui non abbia problemi ad accettare ciò che gli piace fare tra le lenzuola. Il difficile arriva quando cerca di passare dal fare sesso occasionale all'avere una vera relazione. È un percorso che deve intraprendere a tutti i costi, perché a livello emotivo ne ha davvero bisogno.

Perché hai scelto di raccontare una storia che parla della classe operaia rurale?
Perché è la mia esperienza. In termini di paesaggi cinematografici, sono stato testimone di moltissime storie legate alla classe operaia, ma sempre cittadina. Si è sempre trattato di assegni statali, problemi di droga o gang di quartiere. Non ho mai visto in un film il mondo di cui io ho scelto di parlare, nel modo in cui ho scelto di farlo. Credo che dipenda da dove vengo e da dove vivo oggi.

Come si inserisce questo aspetto nell'estetica del film?
È stato importante dar vita a questo ambiente in modo nuovo; trasmettere quanto sia freddo, bagnato, ventoso, in cui bisogna lavorare duro, pieno di fango. In tutto il film c'è solo una ripresa che si sofferma sul paesaggio, ed è la prima volta in cui Johnny lo osserva davvero. Nel resto della pellicola, lui non ci fa minimamente caso, perché il suo modo di vivere e lavorare non gli permette di godersi questi dettagli.

Il tuo film è stato paragonato a Brokeback Mountain. Ma nella tua pellicola ci sono alcuni riferimenti al lavoro di Ang Lee nel tuo film, o sbaglio?
Sì, amo Brokeback Mountain. Penso che sia un film stupendo, e mi piace moltissimo anche il libro. Non voglio svelarti dove sono questi riferimenti, ma sì, ci sono. Sapevo che avrebbero paragonato God's Own Country a quel film, quindi ho cercato di celebrarlo già nei miei fotogrammi.

Com'è nato il personaggio di Gheorghe?
Quando ho smesso di recitare, ho trovato lavoro in un deposito di rottami in modo da guadagnare il necessario per poter produrre i miei cortometraggi. Uno dei primi ragazzi che ho conosciuto lì arriva dalla Romania. È venuto qui per cercare fortuna, uno stile di vita migliore. Parlava in modo molto eloquente del suo viaggio, anche della xenofobia con cui ha dovuto fare i conti. Ero incredulo e mi vergognavo, non credevo che il nostro paese potesse comportarsi in un modo tanto orribile. Per il film ho quindi cercato un outsider, qualcuno che avesse una prospettiva diametralmente opposta.

God's Own Country
è stato girato prima del referendum per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, ma il film risulta ancora più importante nel post-Brexit. Che ruolo ha avuto la politica nell'evoluzione del tuo lavoro?
Non abbiamo fatto un secondo editing, né modificato il film dopo il referendum. Semplicemente, nel post-Brexit i personaggi e la storia di God's Own Country sono ancora più d'impatto. Siamo di fronte alla concreta possibilità che due persone di due nazionalità diverse possano innamorarsi, ma essere comunque costrette a separarsi. Anche in Europa.