Fotografia di Tim Walker. Moda di Ib Kamara. Top Coach 1941. Pantaloni Seen Users. Cappello Marc Jacobs. Guanti IbkamaraStudios.

diventare solange

Lo aspettavamo da anni e finalmente è uscito il nuovo disco di Solange, destinato ad abbattere confini e smuovere le coscienze. Per celebrarlo abbiamo passato un pomeriggio con questa poliedrica artista per parlare di musica, senso di appartenenza e casa.

di Stevona Elem-Rogers; traduzione di Gaia Caccianiga
|
04 marzo 2019, 4:43pm

Fotografia di Tim Walker. Moda di Ib Kamara. Top Coach 1941. Pantaloni Seen Users. Cappello Marc Jacobs. Guanti IbkamaraStudios.

Questo articolo è originariamente apparso in versione cartacea sul numero 355 di i-D, The Homegrown Issue , primavera 2019

Solange-tim-walker
Cappelli e guanti Ibkamarastudios. Pantaloni H&M. Orecchino Chanel.

Solange Knowles è nata nel giorno che gli astrologi chiamano Cuspide Della Magia, cioè l’esatta data in cui il segno del Cancro incontra quello dei Gemelli. Per me ha senso, perché non sappiamo mai cosa aspettarci da Solange, ma sappiamo che sarà sicuramente qualcosa di bello, unico e misterioso.

Incontro Solange a Houston, Texas, il 26 dicembre 2018. Ad accogliermi è un fitto manto di nebbia. Sono nervosa, continuo a camminare agitata per l’hotel. Ciò che rende questo incontro un’impresa teoricamente semplice riesce allo stesso tempo ad intimidirmi: Solange è una mia amica, ma è anche Solange, geniale cantautrice e artista pluripremiata acclamata con egual entusiasmo da pubblico e critica. So che Solange durante la nostra chiacchierata vorrà parlare delle sue origini e della sua vita in quanto donna di colore del Sud degli Stati Uniti. So che non ci sono abbastanza parole per descrivere la sua carica, ma ho bisogno di farlo.

I miei pensieri vengono interrotti da un messaggio di Chris Kauffman, braccio destro e amico d’infanzia di Solange. "Sto venendo a prenderti, facciamo un giro tutti e tre insieme."

solange-tim-walker
Top Coach 1941. Pantaloni Seen Users. Cappello Marc Jacobs. Guanti IbkamaraStudios.

Il Retaggio
"I been through the storm and it turned me to a G."

Solange sta cantando un pezzo di 21Savage mentre mi indica un cartello che ci dà il benvenuto nel quartiere di Third Ward, Houston, Texas. Intanto dà una sbirciatina fuori dal finestrino. "Ecco le Project Row Houses, dove ho registrato la maggior parte del mio disco." Sta parlando del suo anticipatissimo quarto album, uscito venerdì scorso. I fan lo aspettavano con il fiato sospeso da più di un anno, quando hanno visto sui social media una misteriosa foto della cantante dalle folte sopracciglia con indosso un cappello da cowboy (un omaggio alle sue origini texane), e un top che lascia le spalle scoperte mentre una scritta annuncia "Solange sta arrivando."

L’album precedente, A Seat at the Table, l’ha resa una popstar a tutti gli effetti, ma anche una rispettata performance artist, e le ha fatto vincere prestigiosi titoli: Artista dell'Anno per l'Università di Harvard, Donna dell'Anno per Glamour, detentrice dell'Impact Award di Billboard. È stata anche premiata per il suo stile al 70esimo Annual Parsons Benefit, in collaborazione con la famosa università di arte e design. Un viaggio incredibile, per cui ha lavorato tutta la vita e che la riporta sempre a casa, a Houston, al Texas, a se stessa.

Se conosci Solange sai che è una persona riservata quanto Prince. Sparisce dai social media per mesi, scegliendo di non mettere una foto profilo sul suo account instagram. Non permette che vengano pubblicate foto di suo figlio su internet, e ha fondato un’agenzia creativa progressista, Saint Heron, dove gli artisti di colore sono al centro dell’attenzione.

Visitando il Third Ward, unisco i puntini e capisco come riesca ad essere sempre fedele a se stessa, in un settore che spesso cerca di confinare gli artisti in categorie specifiche. Il senso di comunità ed eccellenza sono forti qui. Mi commuovo pensando al fatto che anche io sono cresciuta in un quartiere simile, Titusville, a Birmingham, in Alabama. Troppo spesso, come popolo, non abbiamo luoghi e cose dedicati a noi Neri. Ma qui ci sono ricordi della voce di Phylicia Rashad, delle impronte di Debbie Allen, delle mamme che pettinano le figlie mentre raccontano aneddoti, dei maestosi cowboy della pelle color ebano, c’è il ricordo della musica di DJ Screw, e di una bambina di colore che non avrebbe mai pensato di non farcela, che sapeva di poter rendere orgogliosi i suoi antenati, perché circondata da esempi quotidiani di successo.

“Eccoci qua ragazzi” annuncia Solange mentre la macchina si ferma. Abbiamo parcheggiato davanti alla Menil Collection, il famoso museo d’arte di Houston dove l’anno scorso Solange ha messo in scena SCALES, una performance che ha composto e coreografato lei stessa, per proseguire la conversazione tra donne e uomini di colore che ha iniziato sul suo terzo album. Solange corre come una bambina sotto la pioggia verso la Cappella Rothko, mentre Rachel e io optiamo per comprimerci sotto un ombrello cercando di non rovinarci i capelli appena stirati. La cappella è allo stesso tempo un luogo di culto e installazione d’arte, e una volta entrata non sono sicura di sapere dove mi trovo. É spettrale, sono un po’ incuriosita un po’ spaventata così decido di stare accanto a Solange.

“Vengo qui da quando ho 14 anni,” dice. Ci sediamo su una lunga panca di legno circondate dai dipinti neri di Mark Rothko e dal silenzio. Sta al mio fianco finché decide di sedersi a terra davanti al muro. Il lucernario della cappella sembra illuminare alla perfezione il suo viso pensieroso color nocciola.

Mi ricordo del lato spirituale di Solange. Oltre all bottiglia di Acqua di Florida che ha portato con sé in una borsetta di rete al Met Ball Gala nel 2018, la sua dedizione alla meditazione si riflette nella sua arte. Al di là dei testi introspettivi che ha iniziato a scrivere con il suo primo album, Solo Star, degli innovativi effetti visual che ci portano in un’altra dimensione di conoscenza, c’è una persona vera che lavora duramente, lottando nell’oscurità per trovare la luce. Ha dovuto vivere per prima tutti quei momenti di euforia e dolore che ha condiviso con noi con le sue opere.

Solange-tim-walker
Cappelli e guanti Ibkamarastudios. Pantaloni H&M. Orecchini Chanel. Calze Uniqlo. Scarpe Soft Criminal

Essere Nera
Nonostante la pioggia, invece che prendere la macchina, Solange propone di camminare verso la libreria del museo. Entriamo nel pittoresco negozio senza che nessuno ci noti, ma so che a breve le cose cambieranno. Solange sta sfogliando dei libri della piccola ma interessante collezione, quando si ferma a guardare Blackness in Abstraction di Adrienne Edwards. "Che coincidenza. Toyin [Ojih Odutola] stava proprio parlando della mancanza del nero nel mondo dell’arte, dove il bianco è sempre la costante. Perché i muri e i fogli devono sempre essere bianchi?"

Posso vedere la sua mente lavorare più velocemente che la sua voce. Sfoglia qualche pagina prima di rimettere al suo posto il volume e fermarsi a guardarne un altro con un autoritratto a matita dell’artista e filosofa americana Adrian Piper. Noto il suo stupore e le dico: "Era l’insegnante di una mia cara amica, mi ha detto che é davvero una persona speciale, anche un po’ matta." Si gira di scatto verso di me e mi chiede “Veramente? Wow, adoro i suoi biglietti da visita. Mi hanno detto di farmene dei miei e di darli durante gli shooting, così la gente capisce.” Entrambe ridiamo, anche se ci rendiamo conto che non c’è niente da ridere.

Penso a quando ha dovuto dire all’Evening Standard Magazine di lasciare in pace i suoi capelli, quando le hanno photoshoppato via la sua corona di trecce dorate senza chiederle il permesso. L’autrice dell’articolo ha chiesto di togliere il suo nome dai crediti in solidarietà con la cantante. Avendo bisogno di totale controllo sul suo corpo e la sua storia, ha richiesto che tutti gli articoli pubblicati su di lei siano scritti da donne di colore di cui si fida, se stessa inclusa. Sono persa dai miei pensieri quando Solange mi risveglia dicendo "Mi piace Adrian Piper. É il mio prototipo di eleganza!"

Andiamo a pagare e la cassiera, una donna nera di mezza età ci chiede di pazientare un attimo, ma cambia subito tono di voce quando nota Solange. “Ah, so chi sei! Tu non devi aspettare,” cinguetta. Solange le sorride: “Tutto a posto. Aspetteremo il nostro turno.” Mentre osserva i libri, Solange pensa ad alta voce. “Sto cercando di capire cosa rende casa quello che è, casa…” Prima di finire la frase vede un altro libro, A Treasury of African-American Christmas Stories. Lo sfoglia e poi me lo passa, “Qui c’è la tua Nikki!” Arrossisco all’idea che si ricordi questo dettaglio, che sappia che Nikki Giovanni è una delle mie scrittrici preferite fin dall’infanzia. Penso a quanto i libri riescano a creare sensazione di casa, sia in senso pratico che dentro di noi.

È il nostro turno alla cassa. “Finalmente! Come stai? É bello vedere sei tornata a casa.” Dice la cassiera. Solange fa un gran sorriso. “Grazie sorella! É sempre bello tornare qui!”

1550676489198-Solange-tim-walker-2
Sinistra: Solange indossa giacca Balenciaga. Cappello, sciarpa e fiocco IbkamaraStudios. Calze Uniqlo. Stivali Jimmy Choo. Destra: Eric indossa abiti e scarpe Topman. Cappello, sciarpa e fiocco IbkamaraStudios. Calze Uniqlo.

Arrendersi
Mentre ascoltavo il suo album, Solange è andata al centro commerciale. Quando ci siamo poi riviste per parlarne, Chris mi ha aperto la porta sul retro di un pittoresco appartamento e l’ho trovata che ballava. La musica era al massimo. Solange e Raquel se la ridacchiavano come delle ragazzine, così ho sorriso e salutato. Entrambe si sono sedute subito, Solange sul divano e Raquel su una sedia lì accanto. Le ho detto che l’album mi ricorda The Wiz – non per i suoni, ma per le sensazioni. Il viaggio di ritorno verso casa da soli non è per i deboli di cuore. È pieno di luce e buio. È sia teatrale che introspettivo.

Per comprendere meglio il percorso che l’ha portata alla realizzazione di questo album, le domando cosa l’ha fatta tornare a casa a Houston dopo un tour sold out che l’ha portata in giro per l’America e l’Europa. Piega la testa a sinistra e mi dice “Negli ultimi due anni ho riflettuto molto sulle origini. Cosa ci portiamo dietro con noi e cosa lasciamo alle nostre spalle? Sono dovuta tornare a casa per trovare la risposta facendo un viaggio introspettivo, osservando però anche ciò che mi circondava. Dopo la mia ultima esibizione di A Seat at the Table, il mio fisico non stava reagendo come volevo. Credo sia interessante che il tuo corpo ti parli e ti faccia capire cosa devi fare.”

Nel 2017 Solange ha dichiarato di soffrire di disautonomia neurovegetativa e, come succede quando si scopre di essere malati, ci si aspetterebbe che si sia abbattuta, ma il suo album prova il contrario. È trionfale, sensuale, quasi euforico. Voglio capire come questi ultimi due anni l’abbiamo portata a questo mood e a queste sonorità.

Affonda un po’ sul divano. “Attraversare un momento di transizione in cui al mio corpo stavano succedendo cose fuori dal mio controllo mi ha portata a non avere paure verso il mio fisico, ora mi appartiene in maniera diversa. É una bellissima relazione sentimentale che richiede tempo. Sono sempre stata in sintonia con la mia sessualità e la mia sensualità, ma in quel periodo si è riaffermato tutto. La libertà che ho provato è stata incredibile. Ho capito che ti puoi creare i tuoi spazi, non hai bisogno di nessuno per viverti i tuoi momenti.”

La libertà è un concetto interessante da esplorare, soprattutto per una donna nera, e mi chiedo come si senta a riguardo. In una delle sue canzoni la sua risata è così forte che sono rimasta ammaliata. Mi spiega: “Mi sono divertita molto nel fare questo disco! Volevo davvero creare una fonte di gioia e d’espressione. Il mio ultimo album era molto personale, non era un mistero che io stessi attraversando un periodo di merda. Avevo un grosso peso sulle spalle e anche se è una cosa di cui non ti liberi del tutto, credo che molte delle risposte questa volta siano arrivate da dentro, invece che da fuori. A Seat At The Table era una composizione, una tesi, un processo di guarigione, ma non potevo chiedere alla gente di far parte delle risposte di cui avevo bisogno per quel progetto. Dovevo vivermela a pieno.”

L’album ha la stessa sinergia meditativa di A Seat at the Table, e secondo Solange è perché l’ha registrato mentre era in tour per quello precedente. Il dinamismo, però, è diverso. Voglio capire se il modo in cui è stata composta la musica ha influenzato il prodotto finale. “Assolutamente! La cosa che amo di più di questo album è che la maggior parte delle canzoni sono state registrate in una sola sessione. Partivamo dalla melodia che cantavo, poi gli accordi, solo io con la click track e poi il mio amico John Key alla batteria o la tastiera e John Kirby con il sintetizzatore. Poi dei 15 minuti registrati selezionavo i migliori 3. Ho provato a ricreare alcuni dei miei vocalizzi, ma l’energia non era la stessa e mi sono dovuta arrendere. Quest’album non si basa sulla voce o sulle parole. Ho cercato di riportare tutto quello che dovevo dire con i suoni e la frequenza. Si sta parlando di quello che provo. Di sentimenti.”

Mi rivela poi di essere stata in un gruppo jazz a 17 anni. “La nostra band faceva abbastanza schifo, ma ci mettevamo il cuore! Per questo album ho chiamato alcuni membri e la cosa mi ha portata a spingermi oltre perché loro sono abituati all’improvvisazione e poter avere delle progressioni armoniche del genere mi è sembrato incredibile. Erano sempre con me in ogni angolo. É stata un’esperienza liberatoria e divertente!”

Ho chiesto a Solange come si sente ora a pochi giorni dall’uscita dell’album. Si illumina. “Mi sento così bene! L’energia che è in questo disco é un’esaltazione e una celebrazione della mia evoluzione negli ultimi due anni. È tutto nato da qualcosa di speciale, perché abbiamo creato canzoni che celebrano la vita.”

Solange-tim-walker
Khalil ed Eric indossano pantaloni Topman. Accessori Chanel. Scarpe dei modelli.
Solange-tim-walker

La testimone
Nelle settimane dopo la mia visita a Houston, ho continuato a imbattermi in una citazione di Toni Morrison che mi piace molto. “La verità sta nel mezzo, nelle nostre canzoni, è lì che ci sono i semi. Non si può sempre stemperare una crisi. Devi avere l’amore e devi avere la magia. Anche questa è vita, e la tengo in considerazione anche se può sembrare che io viva in un mondo di fantasia. Non credo che sia così, trovo che sia terribilmente realistico perché penso di avere delle responsabilità da scrittrice nera, sento il dovere di essere testimone, qualcuno che riporti le cose come erano.”

Molto di quello che siamo come popolo è avvolto da dolore, ma c’è altro nella nostra storia personale e collettiva. Non possiamo dimenticarci le grasse risate, i sogni, le profonde amicizie e le vittorie e come questi ci abbiano resi quello che abbiamo osato diventare. La voce di Solange riecheggia nella mia testa: “Posso tornare a casa in qualsiasi momento e avere la certezza che certe cose non saranno mai cambiate. Mi sento in sintonia con questo posto. Sono a mio agio nell’essere me stessa. Mi sento amata qui.”

Ti puoi immaginare cosa può fare l’essere testimone di una vita piena d’amore, che ti fa sentire totalmente a tuo agio? Forse ci aiuta nel tenere la testa alta e a immaginare nuovi mondo in cui portiamo il meglio di noi stessi alle prossime generazioni. E proprio in questo modo, Solange è un passo avanti, scrivendo ancora una volta il futuro.

solange tim walker
Top Coach 1941. Capello Marc Jacobs. Guanti IbkamaraStudios.

Crediti


Fotografia di Tim Walker
Moda di Ibrahim Kamara

Capelli Virginie Pinto Moreira per St Lukes con prodotti Sebastian Professional. Trucco Sam Bryant per Bryant Artists. Assistente alla fotografia Sarah Lloyd. Tecnico digital Matthew Coats. Assistenti allo styling Gareth Wrighton, Ola Ebiti, Sasha Harris, Nafisat Raji e Yuriko Takiguchi. Assistente al trucco Claudia Savage. Produzione Jeffrey Delich per Padbury Production. Modelli Khalil Mcneil. Eric Harleston.