abbiamo intervistato emma mackey, la protagonista di "sex education"

In una settimana è passata da perfetta sconosciuta a nuovo volto di Netflix, così le abbiamo fatto qualche domanda sul suo personaggio e (ovviamente) sulla seconda stagione di "Sex Education".

di Matthew Whitehouse; traduzione di Gaia Caccianiga
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28 gennaio 2019, 3:48pm

Tutti quanti stanno parlando di Sex Education, la nuova serie del colosso dello streaming per eccellenza, Netflix. E per una buona ragione.

È la storia di Otis, interpretato dal nuovo volto del British Soft Boy aka Asa Butterfield, un adolescente cresciuto dalla madre sessuologa Jean e dei suoi amici. Si tratta di uno dei pochi prodotti d'intrattenimento in grado di affrontare l'adolescenza per quella che è davvero, addentrandosi nello stesso tipo di territorio veritiero che ha reso Skins un cult istantaneo nel lontano 2007 (se volete dare una ripassatina all'argomento, trovate tutto qui).

Proprio come in Skins, dove i personaggi più interessanti erano quelli con storie personali forti, a rendere questa serie tv così interessante è l'insieme del cast, il modo in cui si amalgama e il quadro d'insieme che riesce a creare—da Eric, che scende a patti con la sua sessualità in modo coraggioso e sincero, ad Aimee, la squinternata frivola che nasconde invece una sensibilità particolare.

La grande rivelazione di Sex Education però è Emma Mackey, l’attrice nata in Francia che interpreta la protagonista femminile della serie, Maeve Wiley, una cattiva ragazza che sembra uscita dal manuale del regista John Hughes—anche se rivisitato e aggiornato con cognizione di causa al 2019. Il successo della serie tv ha trasformato Emma da sconosciuta a celebrità nell'arco di una settimana, facendola arrivare sugli schermi (e nei cuori) di oltre 140 milioni di persone. Dici poco, eh?

Così abbiamo chiesto Emma di rispondere a qualche domanda, curiosi di sapere com'è diventare "famosi" in così poco tempo e perché, secondo lei, tutti si immedesimano in Maeve.

Ciao Emma! Perché pensi che la gente si senta così vicina al personaggio di Maeve?
Penso che la caratteristica di Maeve che più piace alle persone è che riesce sempre a essere se stessa. Ce la fa da sola, senza chiedere aiuto… Non si fida di nessuno e basta! Dall’esterno sembra una dura, ma anche nei momenti più difficili è in grado di mostrare umanità e mettere il bene delle altre persone prima di tutto il resto, specie dei suoi bisogni. Si capisce subito che ha a cuore le altre persone, e che quella da dura altro non è che una facciata.

E credo che molta gente si riveda in questo. Perché a un certo punto delle nostre vite, tutti noi usiamo dei meccanismi di difesa, non vogliamo essere feriti e non vogliamo correre dei rischi.

Quindi sì, sono convinta che la gente si riveda in lei per questo e che ne apprezzi il lato più vulnerabile. Quando si concede una risata, un sorriso, smette di essere cinica per un po’ ed entra in confidenza con gli altri. Penso sia bello vederla abbassare pian piano la guardia.

Anche te a piace questo di lei?
Sì, è proprio questo che mi ha colpito del suo personaggio. Laurie [Nunn, NdA], la sceneggiatrice, ha fatto un ottimo lavoro nello sviluppare tutti questi personaggi. Nessuno resta escluso. Ed è bello vedere una protagonista femminile come Maeve, che non è solo un personaggio marginale ma il vero perno attorno a cui si sviluppa la storia. E questo non vale solo per lei, comunque, parlo anche di Jean e Aimee e Lily — si potrebbe scrivere una storia solo su di loro e sarebbe di per sé emozionante, commuovente e divertente. Maeve é sfacciata e porta avanti da sola la sua storia, proprio come gli altri personaggi femminili del cast.

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Quando hai letto la sceneggiatura, come hai capito che era il personaggio giusto per te?
Ho subito sentito uno slancio protettivo nei suoi confronti. Più audizioni facevo per il suo ruolo, più mi accorgevo di quanto il suo personaggio fosse importante, e che non era poi così diversa da come ero io a 17 anni. Non vivevo da sola in una roulotte, ma ero andata via di casa e vivevo una vita molto indipendente. Da questo punto di vista, io e Maeve siamo molto simili. Ma mi piace anche il fatto che sia una ragazza esuberante, in grado di affermare se stessa, che se ne sbatte altamente di tutto e tutti. Io invece non ero così: ho cercato di omologarmi, volevo fare parte di un gruppo a tutti i costi. Lei dice io sono così e così mi devi accettare, sei fortunato se ti lascio entrare nel mio mondo. Ecco, questa è un'altra delle cose che più apprezzo in lei.

Come sono andate invece le riprese?
É stato un salto nel buio. Ripensandoci, è stato un bene che sia andata così, perché la situazione mi ha spinta a imparare tutto, e molto in fretta. Era il mio primo lavoro, quindi all’inizio ero super nervosa. Non sapevo dove mi avrebbe portata, cosa stavo facendo, non sapevo neanche cosa fosse un call-sheet. Ma alla fine del primo giorno mi sono calmata, non sentivo più il bisogno di dover dimostrare a tutti chi fossi. É incredibile che il cast e la crew abbiano creato un’atmosfera così piacevole, in cui non c'era competizione o senso di rivalsa. Per un giovane attore é una gran cosa.

Immagino questo valga in particolar modo per le scene più intime, quando c'è bisogno di molta fiducia e affinità tra gli attori.
Esatto! Ma non solo tra attori, è importante sentirsi a proprio agio anche con tutto il resto della crew. Fortunatamente, sin dall’inizio la comunicazione non è mai mancata. Nello specifico, per quanto riguarda le scene più intime abbiamo avuto assistenza sin dall’inizio delle riprese, e abbiamo parlato molto con i produttori, i registi e gli sceneggiatori, che si sono assicurati che noi fossimo sempre a nostro agio. Per Kedar [Williams-Stirling, l'attore che interpreta Jackson, NdA] e me, è stato essenzialmente come eseguire una coreografia. Avevamo un ritmo, tipo "ci baciamo per tre secondi, poi facciamo questo e poi quell'altro." Tutto ciò che riguardava la sfera del contatto fisico era concordato in precedenza, ci chiedevamo cose come “Va bene se ti tocco la spalla?” Abbiamo fatto le prove per tutto, e ne abbiamo fatte così tante che alla fine è venuto tutto naturale.

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Il realismo è il punto forte della serie, sei d'accordo? Ad esempio nella terza puntata, quando Maeve visita la clinica per aborti.
Quando abbiamo girato quella puntata, sul set c'era un medico specializzato, che aveva il compito di accertarsi che tutto quello che stavamo facendo fosse realistico. Ben [Taylor, NdA], il regista, non voleva che diventasse una scena drammatica e finta. Non penso che sarebbe stato credibile se Maeve avesse tenuto il bambino, dato che riesce a stento a prendersi cura di se stessa. Vive in una roulotte, non ha soldi, zero un supporto familiare e va ancora a scuola. Quindi la sua è stata una scelta dettata dal buonsenso. Non ci sono pianti, non ci sono “cosa farò ora?” Lei pensa solo “devo occuparmi di questa cosa” e lo fa. É capitato, e lei deve proseguire con la sua vita.

Cosa speri succederà a Maeve prossima stagione?
Siamo tutti molto emozionati all’idea di una nuova stagione, ma é ancora molto presto per parlarne. Sex Education è uscito da neanche due settimane! É incredibile! Ci è esploso tutto in faccia, una mega bomba. É stata un’esperienza illuminante e molto bella. Comunque, mi piacerebbe che il rapporto tra Maeve e Amiee venisse approfondito. Credo che il loro legame si rafforzerà. Ecco, vorrei vedere l’amicizia tra donne in primo piano nella seconda stagione. Credo che sarebbe una figata. Perché credo che Maeve dia forza a se stessa, e così fa Amiee. Quindi messe assieme… sarebbero come Thelma e Louise!

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Intanto, nel mondo c'è chi la mamma sessuologa un po' squinternata l'ha avuta davvero:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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