Fotografia di Mitchell Sams

come l'horror è diventata la reference preferita dai brand

I mostri e i cattivi del cinema hanno conquistato le passerelle dell’autunno/inverno 19. Ma per quale strano motivo?

di Liam Hess; traduzione di Gaia Caccianiga
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09 aprile 2019, 10:59am

Fotografia di Mitchell Sams

L’horror ha l’incredibile capacità di rispecchiare i tempi in cui viviamo: dai film slasher degli anni ‘70 che hanno terrorizzato le suburbia dei baby boomer, agli horror anni ‘90 alla Blair Witch Project che hanno spaventato un’intera generazione di millennials poco impressionabili. Forse non sorprende -- considerando l’agitazione politica di questi anni -- che ci ritroviamo in una nuova epoca d’oro dell’horror, con una serie di film dalla narrazione innovativa che hanno ottenuto successo sia con la critica che col pubblico, da A Quiet Place a Hereditary.

Eppure la moda, pur essendo un settore che dovrebbe essere sul pezzo, ci ha messo un po’ a sfruttare il potenziale di questo genere cinematografico. Forse lanciarsi nel mondo dell’horror durante i disordini del 2016 avrebbe turbato troppo. Ci sono state però delle illustri eccezioni -- Raf Simons, ad esempio, che con le sue collezioni per Calvin Klein ha paragonato l’horror statunitense al suo sentirsi un outsider nell’America di Trump, e Undercover che si è ispirato ai film di Stanley Kubrick. Ma sembra che quest’autunno, in concomitanza con Halloween, l’horror arriverà nei negozi con la stessa forza con cui riempie i cinema.

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Prada AW19

Prevedibilmente a primeggiare è Prada, che ha realizzato una collezione ispirata al mostro di Frankenstein, mostruosamente esagerata e sorprendentemente sincera. La show si è tenuto in uno spazio della Fondazione Prada che ricordava una caverna, le modelle hanno sfilato al buio su di una passerella disegnata dallo studio OMA circondata da lampade a incandescenza, con le sopracciglia ossigenate, treccine alla Wednesday Addams e pizzo nero a profusione. Le stampe realizzate in collaborazione con l’illustratrice Jeanne Detallante però erano ancora più letterali, il Frankenstein di Boris Karloff con la musa dark, Elsa Lanchester nei panni della moglie, con la sua famosa acconciatura alla Nefertiti, con tanto di ciocca bianca.

Non sorprende che Miuccia Prada -- una celebre sostenitrice delle donne -- abbia preso ispirazione da Mary Shelley, figlia di una delle prime attiviste femministe e autrice del classico dell’horror del 1818 che venne ignorato dalla critica dell’epoca perchè troppo ‘femminile’ per la sua introspettività. La collezione ha parlato di tutto questo, con i suoi capi decorati da cuori trafitti da frecce che richiamano il significato sottinteso dell’amore impossibile di Frankenstein -- e ci ricorda che l’horror non parla solo di paura, ma ci insegna ad amare gli outsider.

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Undercover AW19

Nonostante Prada si sia ispirato alla letteratura, è stato il cinema a conquistare davvero i designer. La collezione di Jun Takahashi per Undercover, con le sue modelle gemelle inquietanti, fa riferimento a The Shining per la primavera/estate 2018, e con la collezione uomo autunno/inverno 2019 omaggia Arancia Meccanica, tra bombette nere e maschere a forma di becco. Per questa stagione si è ispirato alla mania del revival horror che ha conquistato Hollywood -- dal remake di It a Halloween -- stampando frame di Suspiria di Luca Guadagnino su felpe, parka e gonne svolazzanti. Considerando il fatto che il Giappone di Takahashi ha una forte tradizione horror, è interessante che abbia scelto classici europei; forse come designer straniero a Parigi ha la capacità tipica degli outsider di vedere le cose con più chiarezza. E quello che vede è davvero spaventoso -- anche se con queste osservazioni riesce a realizzare spaventosi capi che sono bellissimi.

Ma ci sono altri richiami all’horror nelle sfilate autunno/inverno: i vestiti vittoriani di Simone Rocha sia per la sua linea che per la collaborazione con Moncler, che richiamano Louise Bourgeois, una delle sue eroine e presenza costante nei moodboard degli art director dei film horror. Per i fan più accaniti del revival del genere c’erano anche maschere da hockey ispirate a Venerdì 13 da Gucci, assieme a giacche ricoperte di borchie appuntite dalle spalline ancora più taglienti.

Ma la riflessione più incisiva -- e forse non è una coincidenza che sia la meno letterale, sul rapporto che hanno i film horror con la moda l’ha fatto Rei Kawakubo. Durante il finale della sfilata donna di Comme des Garçons, intitolata ‘the gathering of shadows’, sono usciti abiti fatti di feltro e pelle nera, con protuberanze che creavano una versione distorta del corpo femminile, e che ricordano il personaggio più fashion dell’horror: la strega. Mentre le modelle si radunavano in cerchio al centro della passerella, avresti potuto pensare di stare guardando il classico di Arthur Miller “ Il crogiulo” dove delle adolescenti si ritrovano nella foresta per fare riti pagani.

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Simone Rocha AW19

L’opera di Miller -- come tutti i classici dell’horror - era una forte critica al Maccartismo, la caccia alle streghe che il governo americano ha lanciato negli anni ‘40 e ‘50 per scovare simpatizzanti comunisti negli Stati Uniti. (Where have we heard the term ‘witch hunt’ recently?) Il Crogiulo -- e il tributo di Kawakubo -- sono azzeccatissimi in quest’epoca di paranoia, disinformazione e paura, dove lo zelo religioso ha dato vita a una pericolosa retorica contro il diverso. Così dare della strega a una donna di potere è diventato un insulto sessista frequente nel mondo della politica: in questo caso però Kawakubo ha ribaltato la situazione a suo favore, ricreando un momento di bellezza calma e riflessiva, mentre la sua congrega di donne emarginate si radunava in cerchio.

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Comme Des Garçons, AW19

Le sceneLe scene migliori degli horror nascono quando due elementi dissonanti si uniscono alla perfezione: prima, la paura che risveglia il nostro istinto primordiale di scappare o lottare -- come le notti buie o il ringhio feroce di un mostro che può attaccarci mentre stiamo dormendo-- e poi le ansie tipiche dell’epoca in cui viviamo -- come trifidi geneticamente modificati o intelligenze artificiali che si ribellano. Solo nella moda l’avanguardia e l’atemporalità esistono in maniera così ben definita. Ci è voluto un po’ per capirlo, ma l’horror sembra essere il suo alleato perfetto -- anche se i cupi ma bellissimi capi prodotti da questa unione hanno cose terrificanti da dire riguardo al mondo in cui viviamo.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK