she's my man racconta una storia d'amore tra barcellona e parigi

Luna ha documentato la sua storia d'amore a distanza scattando un ritratto alla sua fidanzata ogni volta che si rincontravano.

di Megan K. Stoianova
|
26 febbraio 2016, 1:50pm

Quella della fotografa Luna Tristà non è una semplice serie, è un documento che testimonia una storia d'amore a distanza, esattamente la distanza tra Barcellona e Parigi. 1035,9 km percorribili in 9 ore e 39 minuti in macchina, 83 ore e 52 minuti in bicicletta, 289 ore e 43 minuti a piedi.
Luna ha scattato una fotografia alla sua ragazza una volta al mese, le poche volte che le due si incontravano. Luna è di Barcellona ma di origini cubane e lei, la sua lei, è parigina. Le due si sono conosciute su Internet, precisamente su Facebook, il quale ha legato due persone che non parlavano una la lingua dell'altra ma che sono riuscite a creare un linguaggio tutto loro.
Immagini intime, giocose e spensierate, close-up morbidi: SHE'S MY MAN non è solo un diario personale ma una testimonianza reale dell'amore che tocca tocca temi sociali, facendo riferimento all'identità di genere e alla cultura queer. Una raccolta di foto nella lotta all'uguaglianza dei diritti del mondo LGBT, dove il gender non ha valore e l'amore non ha sesso.

Luna Tristà è il tuo vero nome o un nickname?
Tristà è il mio cognome e Luna è il mio nome d'arte.

Il mondo attraverso la tua macchina fotografica è quello reale?
Sono sincera, quando scatto una fotografia quello che vedo è quello che è, cerco sempre di congiungere le mie storie con quello che sto fotografando, cerco di creare un legame e una complicità che mi porti poi nei loro lati più oscuri.

Il titolo del tuo progetto ci parla di una lei che è un lui, sei stata volutamente provocatoria? Credi riusciremo a slegarci dai gender e dalle etichette?
Io sono una persona molto ironica e di conseguenza mi piace provocare e suscitare delle emozioni in ogni cosa che faccio. Tutte le volte che mi chiedevano se la mia ragazza era un uomo o una donna io pensavo dentro di me, "lei è il mio uomo" da li è nato SHE'S MY MAN. Quello è stato il suo inizio, un modo anche di giocare con il gender, e gli stereotipi legati a ciò che è considerato femminile o maschile.

Com'è l'amore ai tempi di Facebook secondo te?
Tutto si ingrandisce, quello che cambia è la maniera di comunicare e l'amore diventa speciale proprio per quello, appare gigantesco e diventiamo più sinceri e aperti nel momento di esprimere i nostri sentimenti.

Quando hai capito di essere lesbica e come ha influenzato la tua crescita?
Mi sono sempre sentita attratta dalle donne, ma oltre al problema dell'accettazione ci sono le domande che ti poni quando sei più giovane, tutte quelle domande che prima o poi arrivano del tipo "se gli altri capiranno o no", "se rimarrai da sola", "se troverai qualcuno che ti amerà". Ho detto per la prima volta di essere lesbica prima ancora di esserlo realmente, prima del mio primo bacio ad una donna, ma sapevo già che era quello che volevo. Quando ho detto a mia madre che ero lesbica abitavo in Spagna, avevo già le idee molto chiare su chi volevo nella mia vita e chi non avrei voluto in caso non venissi accettata. La risposta di mia madre fu che ero molto coraggiosa e questo mi faceva sentire molto simile a lei. Il fatto che lei accettasse la mia omosessualità mi ha fatto sentire più forte, se fosse stato il contrario, se lei non mi avessi accettata avrei vissuto come faccio tutt'oggi, facendomi rispettare per quello che sono.

Credi che il tuo lavoro possa essere di aiuto a ragazze giovani che hanno difficoltà ad accettare la propria omosessualità?
Si, credo che il mio progetto possa aiutare le donne in generale, soprattutto quelle più giovani che sono nell'età dei mille quesiti e cercano prima l'accettazione da parte degli altri anziché accettare se stesse per prime. Essere omosessuale non ti rende "diverso" dagli altri, siamo ormai tantissimi e sempre più visibili.

Tra i giovanissimi continuano ad esserci episodi di bullismo, cosa possiamo fare per risolvere il problema secondo te?
Penso che il bullismo nasca della disinformazione e l'ignoranza. Non capisco perché al giorno d'oggi nelle scuole continuano a fare lezione di catechismo invece di affrontare temi sociali e insegnare ai ragazzini il rispetto per gli altri.

Tra Cuba, Barcellona, Parigi e Milano, qual è la città più aperta e quale la più chiusa nei confronti dei diritti LGBT?
Sicuramente Cuba è quella più arretrata e quella più aperta Barcellona.

Puoi dirci qual è la tua foto preferita della serie?
Quella dove si vede la mia ragazza con una Coca Cola in mano, come se tenesse un microfono. Quella foto è speciale per me perché è stata la prima foto che le ho scattato a Parigi, quella che ha dato inizio a questi ritratti.

Preferisci scattare a colori o in bianco e nero?
Preferisco scattare in bianco e nero, di fatto quello è uno dei particolare della mia opera. Non cerco la perfezione nei miei scatti per me la vera bellezza è la storia che c'è dietro ogni corpo che fotografo.

Ci sono fotografi che ami particolarmente?
I fotografi che hanno influenzato il mio lavoro sono personaggi come Diane Arbus, Francesca Woodman, Nan Goldin.

Se potessi scegliere la colonna sonora della vostra storia a distanza quale sarebbe?
Talking Heads - Psycho Killer.

Ora finalmente abitate nella stessa città?
Sì, adesso abitiamo insieme a Barcellona, ma la serie di ritratti continua, anche se all'inizio pensavo di interrompere il progetto con il suo arrivo in Spagna. Continuo a lavorare alla serie trasformandola nel mio diario personale della mia storia insieme a lei.

lunatrista.com

Crediti


Testo Megan Stoianova
Foto Luna Tristà

Tagged:
LGBT+
amore
Cultura
sesso
megan k stoianova