Il rapporto tra Fellini e la moda, ovvero le diramazioni oniriche dello stile

Ecco come i suoi film hanno influenzato designer, stylist e artisti degli ultimi 60 anni, da Jean Paul Gaultier a Lady Gaga.

di Francesco Governa
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31 ottobre 2021, 5:00am

Questo articolo è apparso originariamente nel 2015. Oggi, in occasione dei 28 anni dalla morte di Fellini, ve lo riproponiamo.


Visionario. Sognatore. Disegnatore. Regista. Sceneggiatore. Creatore e distruttore. Figura emblematica del surrealismo, personalità dannata e tormentata. Il regista emiliano covava idee torturate, maltrattate da incubi, spesso legati alla famiglia. Proiezioni che si concretizzavano in debolezze e inquietudini. Richiami all'inconscio. Federico Fellini è riuscito a imporre il cinema italiano nell'immaginario collettivo mondiale.

Come ogni narratore, l'esigenza di raccontare una storia nasce dai personaggi, dalla forma primordiale che hanno e che, passo dopo passo, viene plasmata e poi connotata. Era proprio tramite i protagonisti delle sue storie che Fellini esplorava la propria anima, estraendo le sue ossessioni per instillarle in loro.

Ognuno possiede una maschera, quelle che il regista faceva indossare alle sue creature erano svariate, eccessive, persino macchiettistiche; dense di significati diversi, sfumature, tonalità multiformi. L'importanza dei gesti e il modo di parlare erano tutto per il cinema di Fellini. I loro passi, il loro modo di ridere, di toccarsi i capelli, di piangere, urlare e osservare il mondo esterno venivano indirizzati da una visione surreale e onirica.

Non è dunque difficile immaginare il Maestro come una sorta di stilista dei suoi personaggi. Nonostante il binomio Fellini/moda possa risultare paradossale, è evidente che, nel corso della sua filmografia, il regista abbia lavorato accuratamente allo stile estetico delle sue opere, connesso a protagonisti rimasti indelebili nella storia del cinema, anche per via dei costumi che indossavano.

Cura maniacale nei dettagli, armoniosità e singolarità sono le componenti essenziali con cui Fellini ha dato forma alle sue percezioni, mostrandosi nei suoi disegni si mostrava sempre con la sciarpa e il cappello, accessori imprescindibili nella sua vita—quella reale, quotidiana, lontana dai suoi viaggi onirici. La sciarpa rappresentava un simbolo di potere, una costatazione di supremazia e autorità a volte spaventosa e scostante. Il cappello, invece, era il suo opposto: simbolo di protezione dalla calvizia, una delle ossessioni che lo turbavano in modo ossessivo.

Fellini non solo scriveva e dirigeva film, ma disegnava e pianificava abiti, li rendeva vivi. Come una seconda pelle dei personaggi, stabilivano un'interazione piscologica tra loro e il pubblico, ammaliato di fronte a sequenze in bilico tra realismo e incanto magico.

La Dolce Vita, per stessa ammissione del regista, fu ispirato dall'inventore degli abiti "a sacco" Balenciaga, senza dimenticare, naturalmente, il bustier nero che copriva Anita Ekberg nella scena cult dentro alla Fontana di Trevi. Altrettanto scioccante per l’epoca, il bikini di Roma—pellicola giocata sul contrasto tra lirismo e ironia. E poi i costumi di Casanova, ideati da Fellini ed elaborati da Danilo Donati. E ancora, le assurde sneakers di Roberto Benigni sotto uno smoking elegantissimo ne La Voce della Luna.

Fellini fu un anticipatore di tendenze, ma anche una figura influente su un mondo, quello della moda, che non gli apparteneva. Eppure, non è un caso se i maggiori stilisti al mondo hanno tratto ispirazione—palese e non—da lui nel corso delle loro campagne, collezioni o sfilate.

Dolce e Gabbana, ad esempio, durante una sfilata della campagna 2004/2005, ricostruirono la Fontana di Trevi e, non soddisfatti, vi fecero immergere una modella, proprio come nel film. Moschino, nel 1988, scelse come fonte di ispirazione il film I Clown, riproducendo un circo durante la sfilata Gran Parade. Etro, con Kean Etro, ricreò una sfavillante passarella-scivolo, ripresa dal criticato La città delle donne. Jean Paul Gaultier riprese le famose righe marinate sulle maglie di Amarcord. Persino Lady Gaga è stat, in qualche modo, persuasa dal tocco surrealista del Maestro: emblematico, in questo senso, l'abito coi cinque seni ispirato dalla Lupa Capitolina di Roma, disegnato dallo stylist napoletano Francesco Scognamiglio.

La mente di Federico Fellini, volubile e pervasa di vibrazioni eteree e demoniache, concepì un concetto di arte estremo e completo. Assorbitore di umori e rumori esterni, di venti nuovi e tendenze, inventore di storie, creatore contraddittorio, geniale e sgradevole, compieva viaggi onirici su navicelle che, probabilmente, neanche esistevano.

Crediti

Testo: Francesco Governa
Immagini: via Pinterest

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