fellini e la moda: diramazioni oniriche sullo stile

Analizziamo il rapporto del genio italiano con la moda e l'influenza che i suoi film hanno avuto sugli stilisti degli ultimi 60 anni.

di Francesco Governa
|
10 dicembre 2015, 10:35am

Visionario. Sognatore. Disegnatore. Regista. Sceneggiatore. Creatore e distruttore. Federico Fellini rappresenta l'imposizione del cinema italiano nell'immaginario collettivo mondiale. Qualsiasi tipo di esternazione, probabilmente, è superflua e abusiva. Figura così emblematica del surrealismo, personalità dannata e tormentata. Il regista emiliano covava idee torturate, maltrattate da incubi, spesso legati alla famiglia. Proiezioni che si concretizzavano in debolezze e inquietudini. Richiami all'inconscio. Come ogni narratore, l'esigenza di raccontare una storia nasce dai personaggi, dalla forma primordiale che hanno e che, passo dopo passo, viene plasmata e poi connotata. Fellini esplorava la sua anima, estraeva le sue ossessioni per donarle ai protagonisti delle sue storie.
Ognuno possiede una maschera. Quelle che il regista faceva indossare alle sue creature erano svariate, eccessive, persino macchiettistiche. Dense di significati diversi, sfumature, tonalità multiformi. L'importanza dei gesti e il modo di parlare erano tutto. I loro passi, il loro modo di ridere, di toccarsi i capelli, di piangere, urlare e osservare il mondo esterno venivano indirizzati da quella visione così surreale e onirica.
Non è dunque difficile immaginare il Maestro come stilista dei suoi personaggi. Nonostante il binomio Fellini/moda possa risultare enigmatico, è altrettanto chiaro come un uomo dalla personalità così tremendamente decisa ed evidente abbia realizzato, nel corso della sua filmografia, un percorso legato allo stile estetico delle sue opere, connesso a protagonisti rimasti indelebili anche per questo elemento fondamentale. 

Cura maniacale nei dettagli. Consapevolezza di un'armoniosità. Singolarità. Componenti necessari per dare forma alle percezioni. Nei suoi innumerevoli disegni, Fellini si mostrava con la sciarpa e il cappello. Accessori imprescindibili nella sua vita, quella reale, quotidiana, lontana da abituali viaggi onirici. La sciarpa rappresentava un simbolo di potere, una costatazione di supremazia e autorità a volte spaventosa e scostante. Il cappello, invece, era il suo degno opposto: simbolo di protezione dalla calvizia, una delle ossessioni che turbavano il regista.
Fellini disegnava e pianificava abiti. Li rendeva vivi. Come una seconda pelle sui personaggi. Stabilivano un'interazione piscologica col pubblico, ammaliato di fronte alle sequenze in bilico tra realismo e incanto magico.

Fellini stilista, Fellini nella moda. "La Dolce Vita", per stessa ammissione del regista, fu ispirato dall'inventore degli abiti "a sacco" Balenciaga. Senza dimenticare, naturalmente, il bustier nero che copriva un'Anita Ekberg burrosa e deliziosamente insinuante nella scena cult dentro la Fontana di Trevi. Il bikini, costume da bagno capace di fare scalpore alla sua comparsa, che influenzò profondamente "Roma", pellicola giocata sul contrasto tra lirismo e ironia. Una miscela di contraddizioni che immergevano la Capitale, resa colorata da abiti sfavillanti e sensazioni improvvise di nostalgia. Il concepimento e la progettazione di tutti gli abiti di "Satyricon", film tratto dall'omonima opera di Petronio e ricco di simbologia onirica. I costumi di "Casanova", ideati da Fellini ed elaborati da Danilo Donati. Le assurde sneakers di Roberto Benigni sotto uno smoking elegantissimo in "La Voce della Luna".

Fellini anticipatore di tendenze ma anche figura influente su un mondo che non gli apparteneva. Non può e non deve essere considerato, quindi, un caso se i maggiori stilisti al mondo hanno tratto ispirazione, palese e non, nel corso delle loro campagne o sfilate. Dolce e Gabbana, durante una sfilata della campagna 2004/2005, fecero ricostruire la Fontana di Trevi e, non soddisfatti, fecero immergere dentro una modella, proprio come nel film. Moschino, nel 1988, scelse come fonte di ispirazione il film "I Clown", riproducendo un circo durante la sfilata "Gran Parade". Etro, con "Kean Etro", ricreò una sfavillante passarella-scivolo, ripresa dal criticato "La città delle donne". Jean Paul Gaultier riprese le famose righe marinate sulle maglie, viste in "Amarcord". Persino Lady Gaga viene, in qualche modo, persuasa dal tocco surrealista del Maestro: emblematico, in questo senso, l'abito coi cinque seni ispirato dalla Lupa Capitolina di "Roma", disegnato dallo stylist napoletano Francesco Scognamiglio.

La trasposizione per immagini di qualsiasi pensiero passi per la testa è compito di pochi. La mente di Federico Fellini, volubile e pervasa di vibrazioni eteree e demoniache, era e sarà la continuità con un concetto di arte estremo e completo. Assorbitore di umori e rumori esterni. Di venti nuovi e tendenze. Inventore di storie. Creatore contraddittorio, geniale e sgradevole. Lui era così. Compieva viaggi onirici su navicelle che, probabilmente, neanche esistevano. 

Crediti


Testo Francesco Governa
Immagini via Pinterest

Tagged:
opinioni
federico fellini