eureka, matteo cibic!

Abbiamo incontrato Matteo Cibic e il suo design senza limiti per parlare di antiumanesimo, futuro e di come le idee "fighe" non esistano.

di Eloisa Reverie Vezzosi
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20 aprile 2015, 10:15am

2+2 può fare 5, un piccione può avere una coda da delfino, un topo una zampa palmata, un cavallo una bombetta. Tutto questo, e molto altro ancora, può accadere nell'Eden creativo di Matteo Cibic, designer di un design senza limiti. Il Salone del Mobile si è appena concluso e Cibic è stato il dominatore assoluto di questa ultima edizione della Design Week, curando 8 tra mostre ed eventi e dimostrando così che il dono dell'ubiquità a volte esiste davvero.
Non avevo mai conosciuto la molteplicità fatta persona, almeno fino a ieri.
Unendo materiali, forme ed estetiche, in 10 anni il raggio d'azione di Matteo Cibic ha spaziato dalla moda al food, dalla creazione del suo brand 10A a DOMSAI fino al Cioccolato Milanese, fondato nel 2014 con Giacomo Bulleri di Giacomo Bistrot e alle provocazioni, come la "Nipple Cerimony" del 2012. Ha esposto le sue collezioni nei più importanti musei al mondo: dal Pompidou di Parigi al Museo del Vetro di Shanghai fino anche alla Triennale di Milano; e ha lavorato per le più importanti aziende, case di moda e realtà artistiche.
Io l'ho incontrato allo Spazio Rossana Orlandi e ho avuto il piacere di parlare con lui di come si impara, di cosa dovrebbero fare i giovani, del futuro che è oggi e di quanto siano importanti i sogni.

Un interrogativo però mi è rimasto in sospeso: ma quando si illumina un'idea, che forma ha la sua metaforica lampadina? Credo assomigli a una pianta esotica e abbia nome "Pom Pom".

Quali sono gli input e le ispirazioni che stanno dietro alla tua molla creativa?
Io sono molto curioso, quindi mi piace spaziare in molte direzioni e seguire in uno stesso momento percorsi di ricerca diversi che daranno i loro frutti anche tra due e tre anni. Amo esplorare nuovi mondi, capirli e studiarli non solo investigando, ma anche producendo e facendo learn by doing. Il mio stesso percorso di ricerca non è mai lineare e alcuni progetti ci mettono diversi anni a concludersi.

La collezione di mobili e lampade che presento allo Spazio Rossana Orlandi è nata 4 anni fa quando ho incontrato a Milano Ashis Bajoria. Ci siamo conosciuti per caso, lui è un collezionista e aveva comprato (la prima volta da me e poi da una galleria) dei miei pezzi senza sapere chi fosse l'autore. Quando poi ha realizzato chi fossi, siamo diventati amici e due anni fa mi ha chiesto di disegnare due collezioni per un marchio che avrebbe poi fondato in India con la sorella Suman. Così è nato Scarlett Splendor.

E qual è la cifra stilistica della tua estetica così diversa?

Secondo me quello per cui si distinguono i miei prodotti è la capacità di avere funzioni inaspettate e anche sapere combinare tecniche ed estetiche estremamente diverse creando così oggetti nuovi e fortemente iconici. Io non mi interesso al mondo del design assiduamente, non seguo le riviste, i blog che trattano specificatamente ed esclusivamente di questo argomento... cerco di trovare i miei interessi e le mie fonti di inspirazione altrove. Anche perché non è un caso che nello stesso momento in parti diverse del mondo si disegnino oggetti simili. Abbiamo tutti gli stessi riferimenti nello stesso identico modo e il mondo è diventato estremamente piatto.

Se un giovane volesse fare il designer in Italia: consigli per l'uso? Cosa fare o cosa non fare?
Assolutamente ti dirò le cose da fare, e sono molte! Prima di tutto è necessario capire come funzionano i sistemi complessi, perché la scuola non lo insegna. Anche chi qualche anno fa li conosceva, adesso ha perso questa capacità perché sono diventati schemi ormai vecchi. Quindi oggi è fondamentale non avere conoscenze specifiche, ma ampie. Oltre alla materia, alle tecniche, ai processi industriali, e all'utilizzo, è necessario sapere come funzionano la produzione e la distribuzione e quali sono le esigenze del mercato oggi. Gli errori che vedo fare ai giovani designer sono dovuti alla sbagliata formazione che le scuole italiane danno e allo sbagliato approccio sia dal punto di vista progettuale che estetico. Non viene dato nessun supporto di marketing e di economia, che invece oggi sono fondamentali.
Bisogna poi stare attenti a non voler fare a tutti i costi qualcosa di estremamente nuovo, perché oggi non è umanamente possibile. Viviamo in un mondo incredibilmente estemporaneo, che viaggia a un ritmo velocissimo dove tutto può esplodere in un attimo. Ciò che in questo istante ritieni nuovo, in realtà è già vecchio. Quindi invito i giovani a fare progetti a lungo termine. Un oggetto che funziona oggi deve funzionare anche tra 5, 10, 20 anni, a meno che non sia un progetto "di moda" che ha una vita limitata legata a un determinato periodo. Ma allora bisogna avere capacità distributive, comunicative ed economiche per farla esplodere in uno o due mesi e lavorarci su una curva di due anni fino a che non si esaurisce.
Un ultimo consiglio che mi sento di dare: l'idea "figa" non esiste. Esiste soltanto il come la realizzi, con chi la realizzi, dove la realizzi, quando la realizzi, con che mezzi e la capacità di supporto e resistenza che hai nel portarla avanti e per quanto tempo tu sei disposto a portarla avanti.

Oggi, nel 2015, qual è la funzione di un designer?
Far sognare la società, per plasmare il presente.

Ritieni che il design possa occuparsi di tutto? Quali sono (se ci sono) i suoi temi limite?
Io faccio quello che mi piace e quando ritengo che sia giusto creare una cosa la creo, perché penso che ogni progetto abbia bisogno di tempo per svilupparsi e magari all'inizio di questo percorso non so nemmeno io come si evolverà. È sempre necessario creare una sorta di brain storming con persone esterne che lavorino nei più svariati ambiti e alle quali poter rivolgere le proprie idee usandole come specchi e dalle quali poter ricevere nuovi stimoli. Il designer diventa un processore che riceve input e li rielabora mettendo insieme idee e persone come se stesse realizzando un puzzle. Non ci sono limiti. I risultati possono così essere infiniti per creare un' "eureka" pazzesca.

Cosa pensi di questa edizione della Settimana del design milanese?
Se vai a Istanbul, New York, Milano, Parigi trovi gli stessi negozi, le stesse vetrine, gli stessi prodotti,... Prima ti dicevo che il nostro è un mondo piatto ma ci tengo a precisare che lo è anche a livello di informazione e di cultura digitale. Questo appiattimento lo vedi bene specialmente in queste occasioni e appuntamenti come il Salone. In generale ho potuto osservare la tendenza a realizzare un tipo di design omogeneo, con colori omogenei che funzionino per tutti allo stesso modo. Sono idee ripetute e insieme ripetitive in cui non è presente uno stacco totale con il passato e quello che credo infatti manchi oggi è una visione di futuro.

Italia 2015: qual è la realtà con cui il design si trova a fare i conti oggi?
Io e la mia generazione siamo cresciuti in una società che guardava al futuro con un'energia positiva, sognando le macchine volanti, i robot, i viaggi nello spazio. Da 10 anni a questa parte i media hanno totalmente annullato la visione di futuro. Restano però tutti quei paesi emergenti che una visione chiara del futuro ce l'hanno ancora. Anche il concetto di sharing ha partecipato a questo processo: ormai non esiste più un'idea di possesso degli oggetti, ma di sola condivisione. L'utilizzo non è più necessario. Quello che ancor più mi preoccupa poi è il comportamento passivo e la visione pessimistica degli uomini: si sa che stiamo andando a sbattere contro un muro, ma non stiamo e né vogliamo fare niente per evitarlo. Tutto questo è tragico perché non permette alcuna evoluzione, è l'antiumanesimo. Se chiedi a un bambino quale sia la sua visione di futuro, ti risponderà citando oggetti che già esistono, a dimostrazione che per lui, come per tutti gli altri suoi coetanei, non esiste nulla di un po' più sognante e distante, e purtroppo anche noi adulti abbiamo una visone a corto e medio periodo. Sono i media a limitare il nostro sguardo e a dare solo una visione di contemporaneità legata a un tipo di cultura intoccabile che è frutto di un sistema finanziario liquido e inesistente. Il mondo, secondo me, si è evoluto in questo modo per tutti quei processi finanziari che hanno portato alla smaterializzazione e svalorizzazione di qualsiasi cosa. Il problema delle aziende italiane è che non si sono mai adattate a quei processi finanziari complessi per cui il conto economico non importa, ma sono l'immagine e la capacità di crescita a essere fondamentali. Le aziende italiane hanno fatto baluardo della loro potenza il prodotto, ma quando questo non ha più valore allora non possono più essere competitive. Adesso hai 1000 like, tra dieci minuti non ne hai più nessuno. L'essere scollegati e sconnessi da questo sistema probabilmente oggi è un plus: o sai vivere l'istantaneità oppure è meglio concentrarsi su qualcosa che duri più a lungo nel tempo. Dobbiamo capire qual è la scelta più adatta a noi.

E se quel bambino chiedesse a te qual è la tua personale visione di futuro?
Il mio futuro è l'istante. Quello che sento mancare nei nostri giovani è il percepire che l'oggi è il nostro futuro. È avere un sogno oggi che conta. Perché se non hai un sogno oggi non ce l'hai nemmeno domani, né dopodomani, né i giorni a venire e quindi il tuo futuro non esiste. E come poter realizzare i nostri desideri domani se non sogniamo oggi? Il nostro futuro sta nel tuo sogno di oggi e nell'essere determinato a portarlo avanti.

www.matteocibicstudio.com

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto Tassili Calatroni

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