tra le luci di tokyo dall'alba al tramonto

Con la sua serie "Tokyo 24x24" il fotografo Matteo Capellini cattura l'essenza della frenetica capitale giapponese tra incroci affollati e chiassosi locali notturni.

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08 novembre 2016, 10:15am

1967, Giappone. Maki Asakawa, ermetica cantante e compositrice jazz e blues, pubblica il suo primo 45 giri, Tokyo Banka, un malinconico elogio alla capitale giapponese in cui si era rifugiata dopo aver lasciato il suo piccolo villaggio della Prefettura di Ishikawa per perseguire la carriera di musicista. L'atmosfera ipnotica del brano e la voce roca dell'artista ti trascinano in una Tokyo notturna e fumosa, tra bar angusti illuminati da una luce fioca, fumo di sigaretta e bicchieri semivuoti di whisky e sakè. È la Tokyo che si accende quando il sole tramonta e la giornata lavorativa sfuma, come i confini imposti da una società rigida in bilico tra tradizione e modernità; la stessa che ha documentato lo street photographer Matteo Capellini in uno dei suoi numerosi viaggi in Oriente, catturando in sole 24 ore l'essenza della frenetica metropoli e delle persone che la abitano, vivono, respirano. La sua serie 24x24 è una raccolta di quegli attimi quotidiani che per qualche ragione hanno attirato la sua attenzione durante il rush mattutino, un pomeriggio assolato e una serata tra i bar di Shimbashi. 

i-D ha incontrato il fotografo autodidatta per parlare del suo approccio alla street photography, del fascino dell'esotico e della bellezza delle piccole cose.

Al momento di trovi di nuovo in Asia. Cosa ti affascina dell'Oriente e perché hai scelto di scattare questa tua serie a Tokyo?
Dell'Oriente mi affascina la distanza culturale che ci separa. E come in ogni situazione di tensione o di distanza, nasce l'interesse. In particolare credo che il Giappone unisca ad una grande lontananza culturale dall'Occidente anche una cifra stilistica sofisticata e una grande ricercatezza, dall'architettura alla moda, alla vita di tutti i giorni. Premetto che la fotografia per me è una grandissima passione e una parte importante della mia vita ma non il mio lavoro. Ho la fortuna di viaggiare molto anche per lavoro, spesso in Asia, e molto spesso riesco a ritagliarmi dei brevi spazi di esplorazione che riempio fotografando il mondo che mi circonda. Questa serie su Tokyo è frutto di un lavoro che definirei di documentazione del mio modo di vedere e vivere questa incredibile città che ho avuto la fortuna di visitare più volte.  

Tokyo è così labirintica che il sistema di indirizzo giapponese non sembra aiutare chi la abita e la visita, è più semplice scegliere un punto di riferimento per incontrarsi. Quali sceglieresti se oggi dovessimo vederci lì per questa intervista?
Senza dubbio sceglierei un piccolo localino a Shimbashi, vicino alla ferrovia, che per me rappresenta uno dei luoghi più affascinanti e autentici di Tokyo.

Una delle mie autrici preferite è Banana Yoshimoto. Nei suoi libri racconta i problemi che affliggono i giovani giapponesi, dalla solitudine data dal vivere in una grande città al loro rapporto con il dolore, la perdita, l'identità. Sono aspetti che hai in qualche modo documentato con questa tua serie?
Sì, in un certo senso ne fa parte anche questo. Per espandere un po' direi che con questa serie ho voluto documentare i tratti distintivi di Tokyo che ritrovo ogni volta che ci capito. L'ordine e l'educazione delle persone e delle istituzioni, il contrasto tra la tradizione e la modernità, la timidezza delle giovani coppie che non hanno nessun contatto fisico in pubblico, lo stile e la ricercatezza delle persone, l'eleganza, l'incredibile spettacolo degli incroci sovraffollati, la pazzia delle persone che si vogliono ribellare a una società opprimente e rigorosa con gesti assurdi (per esempio girando per strada con una maschera di Tiger Man in abiti da lavoro) o la necessità di perdere il controllo ubriacandosi con i colleghi dopo 16 ore di lavoro prima di tornare a casa e iniziare un altro giorno.

Nelle tue foto i soggetti sono stati catturati in situazioni quotidiane. Come scrivi nella tua bio "Art and beauty are everywhere, it is just about how we look at things and people." Come si può gioire e farsi sorprendere ancora della piccole cose in una città frenetica come Tokyo (e non solo)?
Gioire e farsi sorprendere dalle piccole cose è alla base del mio modo di vivere. E la bellezza spesso è un'attitudine. Davvero a volte basta un'inquadratura diversa - che non è altro che un modo alternativo di vedere le cose - per strappare un sorriso davanti alla più comune delle situazioni. In questo senso Tokyo - come tutte le grandi metropoli che concentrano tanta umanità in poco spazio - è un teatro infinito di situazioni, persone e oggetti in una cornice speciale.

Da street photographer, come nascono i tuoi scatti? Vaghi per la città come un "cane randagio" come Daido Moriyama, o, come Klein, preferisci non portare sempre la macchina fotografica con te e concentrarti su alcuni scatti in particolare?
Premesso che i nomi che hai citato sono mostri sacri, il mio modo di vivere la fotografia è senz'altro più da cane randagio che vaga senza meta, sempre con la macchina fotografica in mano. Infatti quando visito una città mi piace perdermi e vagare senza un punto d'arrivo. In una parola, serendipity pura.

Tra le strade di quale città ti vedremo in futuro?
Quest'estate ho fatto un lavoro di cui sono molto contento nel Sud-est asiatico, in particolare in Thailandia e Laos, che un giorno potrebbe finire in un libro dedicato a questa regione del mondo - in cui mi trovo anche ora - davvero affascinante.

Nei prossimi mesi mi piacerebbe tornare verso ovest, in Sudamerica, dove ho vissuto e dove non torno da troppo tempo, magari per cercare quella luce meravigliosa che solo la costa del Pacifico riesce a regalare.

matteocapellini.com

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto Matteo Capellini