i-Q: anna carraro

Abbiamo chiesto alla stylist Anna Carraro di raccontarci l'evoluzione e l'essenza dello stile milanese.

di Mattia Ruffolo
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24 febbraio 2017, 4:25pm

Anna Carraro

Milano cresce, sempre più. Continua ad evolversi e registrare i cambiamenti della nuova generazione. La moda, l'arte e il design rimangono determinanti; designers, editori indipendenti, stylists e musicisti stanno rivoluzionando questa città. Abbiamo chiesto alla stylist Anna Carraro di raccontarci l'evoluzione e l'essenza dello stile milanese. 

Chi sei, cosa fai e per chi lo fai?
Mi chiamo Anna e sono una stylist/editor. Lavoro principalmente per due progetti editoriali indipendenti, entrambi nati a Milano: la mia rivista, Hunter Fashion Magazine, che ho fondato con cinque amici, e Alla Carta.

Milano è il posto giusto per te? Cosa te lo fa pensare?
Milano è sicuramente il posto giusto per me: non troppo grande ma con tutto ciò che serve per star bene; piacevole da girare a piedi, un po' più lenta a rinnovarsi rispetto alle altre città, ma qualcosa sta accadendo. Non appare a colpo d'occhio per la sua imponenza, è una città da scoprire.

In che zona di Milano vivi e quali sono i posti che frequenti di più?
Vivo in zona Porta Genova, e frequento i posti sotto casa - i bar di una volta, quelli con l'animo borghese, che sono una delle caratteristiche di Milano. Tra i miei preferiti ci sono Cucchi, la Coloniale e il Ponkj.

Cosa pensi sia necessario portare a Milano che al momento manca?
Forse un po' di ribellione. C'è ancora un po' di paura, a livello lavorativo. Per il resto non credo manchi niente.

C'è un artista/fotografo/stilista che secondo te sta interpretando al meglio questo luogo e questo periodo?
Tra i designer c'è Arthur Arbesser, che ha fatto di Milano parte della sua estetica, i ragazzi di Sunnei, che stanno sviluppando la parte più "street" e giovane, Lucio Vanotti, che attraverso l'architettura ha creato il suo stile, Malibu 1992 per la parte underground… A questi aggiungerei tante altre figure artistiche che stanno contribuendo al clima di questo periodo, persone come Giorgio di Salvo (non so come descriverlo, ma per me è un artista eclettico), Tommaso Garner, creative director di alcune riviste della scena indipendente milanese, M¥SS KETA per la scena musicale. Tra i fotografi cito Piotr Niepsuj, Bea De Giacomo, Francesco Nazardo. E tanti altri. Tantissimi. Soprattutto c'è più spazio per i "giovani talenti" rispetto a un tempo.

Quindi secondo te sta veramente cambiando qualcosa a Milano? Stiamo entrando in un periodo con un'estetica meno borghese?
Direi che più che un'estetica meno borghese, che forse nel bene e nel male è parte del DNA di Milano, sta prendendo piede la scena "underground". C'è più fiducia nei progetti giovani. Prendi una città come Londra, dove tutto nasce dall'underground - ecco, finalmente si sta sviluppando anche qui.

Tu come stai contribuendo a cambiare le cose?
Il mio obiettivo è sempre stato quello di restare a Milano, provare a cambiare le cose e continuare a credere nei progetti creativi indipendenti, perché è tramite questi che si creano nuove collaborazioni e si scoprono nuovi talenti.

@annacarrangeles
annacarraro.it

Crediti


Testo Mattia Ruffolo / Irene Tamagnone
Foto Dave Masotti

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