la prima sfilata di maria grazia chiuri per dior

Il debutto haute couture di Maria Grazia Chiuri per Dior si è trasformato in una perfetta favola femminista.

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24 gennaio 2017, 2:45pm

© Adrien Dirand

Fuori dal Museo Rodin di Parigi, dove la prima sfilata haute couture di Maria Grazia Chiuri per Dior stava per diventare realtà, una donna dalla pelliccia di cincillà diceva con sicurezza e con un forte accento mediterraneo "Sarà fantastico. Ne sono sicura." Le ragazze più giovani erano in fermento, mentre cercavano di capire quando esattamente la prima collezione di ready-to-wear di Chiuri per Dior - primavera/estate 17 - era arrivata nei negozi. Una cosa è certa: i prodotti sono ormai sugli scaffali. Ovviamente, tutte loro erano rimaste affascinate dalle T-shirt su cui si legge: We Are All Feminists. La loro conversazione assumeva un tono decisamente brillante, mentre si lasciavano andare a commenti sulla Women's March ed elogiavano incondizionatamente la prima designer donna di Dior. Non sono più riuscito a rintracciarle dopo la sfilata in quel verde labirinto: si doveva trovare la strada per entrare attraverso un'incredibile foresta incantata creata nel giardino sul retro del museo. Nonostante io non abbia avuto modo di parlare con loro, sono sicuro che lo spettacolo sarà stato all'altezza delle loro aspettative.

Così ci immergiamo nella seconda collezione di Chiuri per Dior. Fresca e giovanile, si colgono gli stessi temi e sentimenti che è stato possibile rintracciare nella collezione ready to wear. Ecco un'altra marcia femminista che va a seguire quelle degli scorsi giorni, solo che questa ha luogo nel bosco di una favola incantata. La collezione deve aver colpito il cuore di ogni persona in quella stanza, o almeno di chiunque creda ancora al mondo delle principesse. C'era un'eterea, fluttuante fata in un abito in tulle ornata alla perfezione da Chiuri, con la stessa precisione alla quale la stilista ci aveva già abituati Valentino. Si trattava di abiti che ogni candidata agli Oscar sogna di sfoggiare sul red carpet. "I miei vestiti sono fatti per sognare, ma sono allo stesso tempo moderni e facili da indossare", ha detto dietro le quinte della sfilata. Chiuri è riuscita a mantenere intatta l'eleganza di Dior, ma conferendo ad essa un tocco di inedita morbidezza. "Con il signor Dior e Yves Saint Laurent l'atelier era molto tradizionale. Con Galliano è diventato più teatrale e con Raf Simons più modernista. Questo fa sì che la casa di moda sia molto aperta a nuovi modi di pensare", ha osservato.

A Valentino, Chiuri eccelleva nell'esecuzione di una silhouette austera e spesso ispirata al Rinascimento o all'età vittoriana. Anche con Dior è stata altrettanto maestosa: un abito lungo nero a pieghe con un collare di volant che sarebbe stato benissimo nel film Maleficent, o la giacca nera con cappuccio che ha aperto la sfilata indossato sopra una gonna a pieghe tagliata alla caviglia. Questa è la favola del mondo Chiuri. "Il labirinto rappresentava il mio viaggio nell'atelier Dior, sto ancora cercando di trovare la mia strada! Ci così tante cose nuove per me, e il metodo francese è davvero diverso da quello a cui ero abituata in Italia, e poi io non parlo francese. Ma troverò un modo. È un viaggio." Sotto la direzione di Chiuri, Dior sembra avere un nuovo modo di sognare, un approccio magico che non si vede dal regno di John Galliano. Questo punto di partenza ha portato calore e fascino nel primo giorno della primavera/estate 17 dell'alta moda parigina. 

Tierney Gearon for Dior

Crediti


Testo Anders Christian Madsen