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l'eterno dibattito: instagram ha aiutato o danneggiato la lotta al plagio nella moda?

Instagram ha permesso ai giovani stilisti di dar voce al loro sdegno in casi di plagio, ma ha anche reso i loro lavori più facili da rubare che mai.

di Amy Campbell
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07 giugno 2017, 1:28pm

This article was originally published by i-D Australia. 

Sono passati sette anni dalla nascita di Instagram. Sette meravigliosi anni, se si chiede a chi usa ogni giorno l'applicazione. Nella sua breve vita, da app per modificare immagini (ero l'unica a usarla solo per modificare le foto e poi caricarle su Facebook?) Instagram è diventata una galleria d'arte a portata di pollice, una bacheca ispirazionale a disposizione di tutti. Ha creato una fanbase per persone altrimenti ordinarie e redditizie carriere per altre. Per essere così giovane si è fatta portatrice di un cambiamento culturale non indifferente, specialmente tra i confini del mondo dell'arte, influenzando soprattutto il discorso attorno il plagio artistico.

'Plagio' è sempre stata una parola temuta nelle arti. Per anni, centinaia di anni, creativi e studi legali si sono dannati cercando di risolvere casi di violazione dei diritti d'autore. Ma prima di internet (o meglio, prima dell'arrivo di Instagram), simili diverbi raramente suscitavano interesse nell'opinione pubblica. Senza un'app che facesse da archivio onnisciente, quando due artisti sembravano aver avuto la stessa idea, le probabilità che il fatto rimanesse privato erano molto alte. Dopo tutto, è davvero possibile per due persone avere la stessa idea, giusto?

Oggi invece sembra che ogni giorno ci sia un nuovo caso di plagio che merita la nostra attenzione. C'è stato il recente incidente di Gucci che ha coinvolto lo studente della Central Saint Martins Pierre-Louis Auvray e un paio di alieni troppo simili. L'accaduto ha ricevuto molta risonanza mediatica e molti giovani stilisti hanno scelto Instagram come piattaforma attraverso la quale far sentire la propria voce, rendendo la questione di pubblico dominio. Se le affermazioni fatte da Auvray siano veritiere o meno, è un altro paio di maniche. Una faccenda molto più complessa e totalmente separata. Piuttosto, vale la pena fermarsi a riflettere su come una situazione simile si sarebbe sviluppata nell'era pre-Instagram.

Nel 2002, Nicolas Ghesquiere era al timone di Balenciaga ed è stato accusato di aver copiato i disegni di uno stilista meno conosciuto, Kaisik Wong. Di fronte alla richiesta di spiegazioni, Ghesquiere ha ammesso che "sì, l'aveva fatto," e la faccenda si è conclusa senza troppa fanfara attorno. Sull'incidente furono scritti pochi articoli, la maggior parte dei quali sembrava capitolare di fronte alla tesi "copiare fa parte della storia della moda." Che, fondamentalmente, è la verità.

Ma proviamo a paragonare questo atteggiamento a quello che riserviamo al plagio nella moda e nelle arti oggi. Abbiamo più voce in capitolo; siamo molto meno compiacenti. Un veloce sguardo a incidenti più recenti e al ritorno di fiamma online che li ha seguiti conferma che quando si tratta di plagio siamo diventati più coscienti, meglio informati e meno proni al perdono.

"Oggi, i creativi condividono gran parte del loro lavoro e della loro arte su internet," ha detto ad i-D Julie Zerbo di The Fashion Law. "Voglio dire, essere un'artista su Instagram non ti lascia molto spazio di manovra. Devi costantemente condividere le tue idee se vuoi rimanere sulla cresta dell'onda. Ma comunque, i giovani creativi sono sconvolti quando il loro lavoro viene riutilizzato senza consenso. Instagram ci ha dato una prospettiva più vasta e ha ampliato enormemente il numero di contenuti a cui abbiamo accesso—e questi sono due lati estremamente positivi. Ma ha anche reso più facile copiare il lavoro altrui, che è invece un lato estremamente negativo."

Zerbo fa però notare che l'atteggiamento nei confronti del plagio non è l'unica cosa a essere cambiata dalla nascita di Instagram. Tra foto che mettono a confronto lavori simili di artisti diversi e continui richiami alla tutela dei diritti d'autore, i giovani artisti hanno iniziato ad analizzare da una nuova prospettiva anche il modo in cui condividono il loro lavoro online. Per coloro che si affidano a Instagram per promuovere e diffondere la loro arte, il processo di condivisione di un'immagine non è più così spensierato e automatico. La domanda è: Instagram ha incoraggiato la trasparenza quando si tratta di plagio? O ha invece facilitato la diffusione di questa discutibile pratica?

"Sarebbe interessante capire se Instagram abbia causato più danni che benefici, o viceversa," afferma Zerbo. "Credo che tutto questo parlare di furto di idee abbia portato i giovani stilisti a pensare in modo più strategico quando cliccano su 'condividi'. E credo che tutti dovremmo fare più attenzione alle strategie di condivisione, sul serio. Quindi, se capite di aver avuto un'idea brillante, il mio consiglio è di non condividerla finché non siete pronti a produrla, venderla o vedervela rubare da qualcuno più veloce di voi."

Il fotografo basato a Melbourne Jack Hawkins sa che l'applicazione è contemporaneamente fondamentale e deleteria per l'arte. Quando gli hanno fatto notare le somiglianze tra un suo progetto personale e il video della campagna Calvin Klein Jeans primavera/estate 16, Hawkins ha capito immediatamente che la sua idea era stata pescata su Instagram e usata come ispirazione, forse un po' troppo letteralmente.

"Instagram rappresenta una parte massiccia di ciò che faccio, ma può essere un brutto posto," ha detto Hawkins ad i-D. Quando le somiglianze sono venute a galla e la storia è diventata virale, ad Hawkins è stato consigliato di non condividere più contenuti creativi con la stessa leggerezza. "Questa esperienza mi ha fatto pensare. Ma allo stesso tempo, continuo a essere convinto che Instagram sia il migliore strumento nelle mani dei creativi per lottare contro questo genere di cose. La mia storia non avrebbe attirato la benché minima attenzione se non fosse stata condivisa su questa piattaforma. È una situazione spinosa. È come se non potessimo sopravvivere senza, ma allo stesso tempo ci danneggia enormemente."

I social media hanno reso la nostra generazione più informata che mai: Myspace ci ha fatto conoscere le esperienze condivise online, Tumblr ci ha insegnato come fare un repost e Facebook come taggare l'autore di ciò che condividiamo. Con Instagram sono cambiate le regole del gioco; lo usiamo come se fosse una galleria commerciale, riservandogli tutte le complesse questioni legali di diritti d'autore e copyright solitamente destinate ad altri contesti artistici. E così siamo costantemente in bilico tra il voler essere riconosciuti e il voler scappare.

Secondo Zerbo non c'è una "cura certa," ma ci sono comunque alcuni accorgimenti che potrebbero far comodo agli artisti che vogliono ridurre il rischio di vedere le loro idee rubate via Instagram. In questi casi, ci spiega che "è facile copiare un singolo abito, una sola fotografia o un disegno visto sull'app. Ma è più difficile copiare l'intera essenza di un marchio. Chi vuole costruirsi una vera comunità di consumatori sa di dover comunicare con loro in modo genuino e sincero, quindi unico… e questo è impossibile da copiare. È importante far crescere un brand in modo che che non crolli su sé stesso nel momento in cui un singolo elemento viene copiato. Quindi ai giovani creativi consiglio di assicurarsi sempre di costruire più di quanto possa essere rubato."

Condividere idee e arte sembra essere una pratica che non vedrà il tramonto molto presto. Nonostante l'amaro in bocca lasciato dalla narrativa dei giovani artisti fregati dai pezzi grossi dell'industria, sono poche le vittime di plagio che dopo l'accaduto hanno optato per il profilo privato, o che hanno smesso di condividere contenuti su Instagram. "Sì, questa app è alla base della discussione circa il plagio di idee, ma questi piccoli brand emergenti potrebbero non aver mai ottenuto la notorietà di cui ora godono se Instagram non fosse mai esistito," ammette Zerbo. Un po' di pubblicità non ha mai fatto male a nessuno, o sbaglio? 

Crediti


Testo Amy Campbell
Immagine via Pexels