l'attrice di glow gayle rankin ci spiega perché questa serie tv è femminista

Recita la parte di una lottatrice di wrestling affetta da dismorfofobia e le abbiamo chiesto come questo ruolo l'abbia aiutata ad affrontare le sue paure.

di André-Naquian Wheeler
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30 giugno 2017, 2:55pm

Potrebbe essere difficile credere che si celi un messaggio femminista dietro un personaggio che, a causa di una dismorfofobia, crede di essere una lupa. Ma è così. Sul serio. In effetti, girl power sembra essere il leitmotiv che accomuna tutte le protagoniste di GLOW, nuova serie di Netflix ambientata negli anni '80 che racconta le vicende di un gruppo di donne determinate a diventare wrestler professioniste.

L'attrice scozzese Gayle Rankin definisce il suo personaggio, Sheila, come una donna ai margini della società. E, nonostante scelga spesso e volentieri pellicce e orecchie da lupo, che abbina a passate di eyeliner spesse mezzo centimetro, Sheila è proprio come noi: insicura. "Trovo fondamentale riuscire a trasmettere l'umanità di Sheila," afferma l'attrice, ex studentessa di arti performative alla Julliard. "Lei non… beh, lei non vive sulla cima di una montagna sperduta. Vive in un appartamento e dorme in un letto. Non è poi così diversa da noi."

Incontro Gayle in un hotel di New York, due giorni dopo l'approdo di GLOW sulla celebre piattaforma di streaming. Due giorni, eppure di questa serie stanno già parlando tutti. Ma, anche nel bel mezzo di un fuoco mediatico incrociato, Gayle rimane una persona riflessiva. La nostra conversazione sarà profonda e tratterà temi come il femminismo, il sessismo hollywoodiano e la figura di Ofelia nell'Amleto. Oltre a promuovere la serie, l'attrice sta infatti recitando Ofelia nella rappresentazione teatrale dell'opera shakespeariana di Sam Gold.

Mentre mi racconta di come vorrebbe trasformare Ofelia da personaggio passivo a donna intelligente e intraprendente, mi rendo conto di quanto prenda sul serio il suo lavoro come attrice. Così seriamente da ricordarmi la determinazione del personaggio principale di GLOW (Alison Brie), che nel bel mezzo di un match di wrestling decide di recitare una scena di Cat on a Hot Tin Roof

Per entrare nella parte, Gayle ha visitato un santuario dedicato ai lupi e ha giocato a lungo con questi animali. "Ho fatto molte ricerche sulla dismorfofobia, è una vera e propria malattia," mi spiega "e adesso capisco perché alcune persone si sentano così intimamente legate agli animali." Ha anche studiato tutte le puntate della versione originale degli anni '80 di GLOW, che dice le hanno ricordato le produzioni di David Lynch. Gayle e gli altri membri del cast hanno anche preso lezioni di wrestling da stuntmen per imparare le mosse di questo sport. "Mi sento vicina a Sheila anche per il nostro coraggio: voglio ispirare gli spettatori a essere più coraggiosi."

GLOW è una serie TV che parla di donne, e in particolare di quanto difficile sia per il sesso femminile accaparrarsi ruoli di rilievo, sul piccolo schermo come nella vita reale. Commedia creata da donne, GLOW si apre con un bello schiaffo alla misoginia quando Ruth decide di recitare la parte di un avvocato, e non della segretaria come le era stato richiesto, durante un'audizione. 

Nel corso dei dieci episodi, ciascuno della durata di mezz'ora, la serie segue l'accidentato percorso di un eterogeneo gruppo di donne verso un senso di collettività femminile e unione. Non senza liti, colpi bassi e gelosie, ovviamente. Perché questo è il modo in cui si costruiscono personaggi tridimensionali. "In alcuni momenti è stato difficile capire che cosa stavamo cercando di dire e da quale punto di vista volevamo farlo," ammette Gayle, riferendosi a sotto-trame come l'amore/odio del direttore per Ruth.

Anche la Rankin ha dovuto affrontare una buona dose di sessismo da quanto lavora nell'industria dell'intrattenimento. "Sì, l'ho provato e l'ho sentito. Assolutamente," dice convinta. "Ho avuto momenti di crisi nera quando mi dicevano 'sexy vuol dire questo, questo e questo.' È difficile. E me ne sono accorta anche quando mi hanno scartata per una parte. Per qualcuno non sono abbastanza bella per fare l'attrice…" Le sue parole mi fanno immediatamente pensare a una scena di GLOW: nel primo episodio, un direttore di casting dice a Ruth le dice che sceglie sempre ruoli difficili non per la sua bravura come attrice, ma per mostrare ai direttori che non vogliono una ragazza della porta accanto come lei sullo schermo.

Nella vita privata, la soluzione che Gayle ha scelto è: scegliere solo ruoli che prevedono sfide uniche e obiettivi ambiziosi. Dice che l'esperienza di lavorare a una serie tv circondata da donne forti e positive l'ha incoraggiata a dare una sfumatura ancor più decisa a Sheila. "Questo lavoro ha davvero rivoluzionato la mia vita e la mia idea di recitazione. Adesso, lo faccio per gli altri. Per il loro bene. E sono stata così fortunata da aver collaborato a un paio di progetti che indagano con serietà il significato dell'essere donna."

Eppure, Gayle non ama riguardarsi sullo schermo. Ha visto solo cinque episodi di GLOW, perché dice di essere troppo critica nei confronti di sé stessa per riuscire a guardarli tutti. 

Ma vuole sfruttare la reazione positiva del pubblico a GLOW come strumento per diventare meno dura nei suoi confronti. "Lo trovo così d'ispirazione, poter mettere da parte le mie insicurezze e dire, 'questo è più importante di quanto io pensi, e non importa se sembro strana e non mi piace come ho recitato una battuta.' Voglio rendermi le cose meno difficili, per quanto possibile."

E anche molte spettatrici probabilmente si sentiranno più a loro agio con sé stesse dopo aver GLOW, perché al centro di un ciclone fatto di disquisizioni su cosa le donne possano o non possano fare del loro corpo, questa commedia di orgogliose femministe si rivela essere un punto fermo, catartico e imprescindibile.

Crediti


Testo André-Naquian Wheeler
Fotografia Stanislaw Boniecki

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