Perché Peter Lindbergh non è (solo) un fotografo di moda

Se c'è una cosa che Peter Lindbergh sa fare meglio di chiunque altro è raccontare le storie di chi posa per lui.

di Amanda Margiaria
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04 settembre 2019, 9:45am

Ci sono fotografie che tutti abbiamo visto nella vita, indipendentemente da quali siano i nostri interessi o inclinazioni personali. C'è La Ragazza Afgana di Steve McCurry, c'è V-J Day in Times Square di Alfred Eisenstaedt, c'è la copertina dell'album Abbey Road dei The Beatles fotografata da Iain Macmillan. Tutte immagini che, per i motivi più disparati, fanno oggi parte della cultura di ognuno di noi e sono spesso state elette a simbolo di momenti cardine nella storia contemporanea. E la moda non è certo esente da questo processo di trasformazione del medium fotografico in emblema di un momento storico ben preciso: la prima copertina di Vogue US firmata Anna Wintour, il ritratto di Twiggy scattato da Barry Lategan, il finale della sfilata Versace primavera/estate 18. E gli scatti in bianco e nero che portano la firma di Peter Lindbergh.

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Christy Turlington, Tatjana Patitz, Peter Lindbergh, Naomi Campbell, Cindy Crawford & Linda Evangelista, New York, 1990. Behind the scenes photograph, Vogue UK cover shoot © Jim Rakete

Non c'è quindi da stupirsi se Lindbergh venga definito in ogni pubblicazione come uno dei fotografi di moda più influenti del 21esimo Secolo: i suoi scatti hanno travalicato i confini dell'industria della moda, delle copertine più glamour e degli editoriali patinati, arrivando al grande pubblico e insinuandosi nella memoria comune della società nel suo insieme. Questo processo è dovuto a due fattori principali: da un lato, lo stile fotografico fortemente cinematografico di Lindbergh—ispirato al cinema tedesco della sua infanzia, così come ai paesaggi industriali di Duisburg, città dov'è cresciuto—permette alle opere di essere apprezzate anche da chi non s'interessa di moda; dall'altro, le sue infinite collaborazioni con riviste di caratura internazionale, che non si occupano (esclusivamente) di moda, come The New Yorker, Rolling Stone e Wall Street Journal Magazine, hanno fatto sì che l'immaginario collettivo degli anni '80 e '90 si legasse indissolubilmente alle sue immagini in bianco e nero.

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Debbie Lee Carrington & Helena Christensen, El Mirage, California, USA—Vogue Italia © Peter Lindbergh (Courtesy of Peter Lindbergh, Paris / Gagosian Gallery)

Una selezione di 220 suoi scatti, che spazia dai più conosciuti a vere e proprie perle rimaste in ombra fino a questo momento, è stata esposta a Torino, presso la Reggia di Venaria Reale. Si tratta di una retrospettiva ampia non solo per il numero di immagini esposte, ma anche per l'arco temporale che queste abbracciano: si parte dal 1978, pochi anni dopo il suo debutto come fotografo, e si arriva fino agli ultimi editoriali di moda, compresi alcuni scatti tratti dal calendario Pirelli 2017. Proprio il calendario, in cui sono presenti donne tra i 27 e i 71 anni, è il punto di partenza giusto per analizzare un'altra delle caratteristiche fondanti dell'estetica di Lindbergh: la naturalezza. A distinguerlo dalle infinite schiere di fotografi di moda è infatti la sua inclinazione per scatti poco artefatti, in cui le modelle sembrano struccate e spesso colte in attimi quasi da backstage.

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Pina Bausch, Paramount Studios, Los Angeles, 1996 © Peter Lindbergh (Courtesy of Peter Lindbergh, Paris / Gagosian Gallery)—Giorgio Armani

All'inaugurazione della sua retrospettiva torinese abbiamo incontrato Lindbergh, che ancora una volta si è confermato un uomo sorridente, disponibile e acuto. Abbiamo camminato con lui per i maestosi saloni della Reggia di Venaria, ascoltandolo attenti mentre ci spiegava come la nuova sede abbia giovato alla mostra, già in precedenza ospitata dai musei Kunsthalle di Rotterdam e Monaco di Baviera, e come "abbia preso qui una nuova forma, anche grazie alla conformazione architettonica del luogo in cui è stata allestita." Quando gli chiediamo se c'è una fotografia alla quale è particolarmente legato, scoppia in una risata cristallina, dicendo: "Tutte e 220! Sono tutte importanti allo stesso modo, per me."

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Milla Jovovich, Paris, 2012 Vogue Italia © Peter Lindbergh (Courtesy of Peter Lindbergh, Paris / Gagosian Gallery). Made with crystals from Swarovski. Gaultier Paris, F/W 2012-2013

Peter Lindbergh oggi ha 73 anni, ma l'impressione che ci dà è quella di un genio creativo che per freschezza e innovazione non ha nulla da invidiare alle nuove generazioni di fotografi. Lindbergh, insomma, non ha nessuna intenzione di mettere a tacere la sua vena artistica, e ce lo conferma confessandoci che "l'unica donna al mondo che ancora non ho fotografato e vorrei davvero avere davanti all'obiettivo è un'attrice straordinaria, Meryl Streep." Ma è la ragione dietro questa scelta a lasciarci l'impressione di aver davvero incontrato un uomo dalla brillantezza rara: "Sai, ci sono persone che vedi, incontri, di cui senti parlare e percepisci immediatamente che tutte le foto che gli hanno scattato fino a quel momento non rendono loro giustizia, non riescono a raccontarne le storie," conclude. E se c'è una cosa che Peter Lindbergh sa fare, è raccontare le storie di chi posa per lui.

Crediti


L'esibizione "Peter Lindbergh. A Different Vision on Fashion Photography" è stata sviluppata dalla Kunsthal Rotterdam in collaborazione con il curatore Thierry-Maxime Loriot e Peter Lindbergh.

Testo Amanda Margiaria

Immagini da Press Office—Tutti i diritti riservati ©Peter Lindbergh

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