come la cannabis è diventata chic

La Marijuana non è mai stata così popolare, ma soprattutto non è mai stata così di moda.

di Roisin Lanigan; traduzione di Giulia Fornetti
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27 dicembre 2018, 10:45am

Non c’è niente di meglio di un cambio di look radicale. Che sia Rachael Leigh Cook che cade dalle scale nel suo splendido abito rosso in Kiss me (1990), o il protagonista di una qualsiasi puntata di Queer Eye, gli spettatori impazziscono per il buon vecchio concetto del prima e dopo. E nel 2018, il premio per il miglior prima e dopo va indubbiamente alla cannabis.

Nei settori più disparati—dalla medicina alla moda, dal beauty alla gastronomia, dai cocktail fino al mondo del giornalismo—la cannabis sta vivendo il suo grande momento di gloria. L’iconica foglia di marijuana è ritornata in voga. Improvvisamente, la tua stanzetta da adolescente con i poster di Bob Marley alle pareti gli album dei Pink Floyd a rotazione nello stereo è di nuovo super cool. Il simbolo della foglia a sette punta fa capolino nelle collezioni moda di Vetements, Jeremy Scott e Stella McCartney. Inoltre, il boom della cosiddetta "erba legale" e la diffusione della "cannabis per uso medico" hanno considerevolmente migliorato la vita degli italiani che lottano con malattie più o meno gravi, a seconda dei casi. La Marijuana non è mai stata così socialmente accettata, ma soprattutto non è mai stata così chic.

"Il greenwashing è ovunque," dice Alexia Inge, co-fondatrice dello store online Cult Beauty. “Le aziende stanno approfittando del successo di questo ingrediente, ma ci sono ancora molti conservatori che ne ostacolano l’utilizzo. Per esempio, molti operatori di pagamento online negli Stati Uniti negano la transazione se nel nome del prodotto c’è la parola ‘cannabis’ o ‘CBD,’ sebbene siano totalmente legali.” Con il termine greenwashing si intende, generalmente, la vendita di un prodotto che viene presentato come ecosostenibile o vantaggioso per l’ambiente, anche quando in realtà non lo è affatto. Quando si tratta di cannabis, però, con greenwashing indichiamo quelle aziende che stanno improvvisamente abbracciando la moda della cannabis per vendere di più, in particolare nell’ambito dei prodotti skincare e make-up. Gli olii al CBD sono il prodotto del momento. Il componente non psicoattivo della cannabis è infatti sempre più utilizzato non solo come rimedio per alleviare dolori, insonnia e ansia, ma anche nella produzione di prodotti cosmetici; ad esempio per ridurre il gonfiore o le occhiaie, come nel caso dei prodotti MGC Derma. Funzionano, sono cool e generano guadagni, non c'è quindi da stupirci se i prezzi dei prodotti beauty cannabis-based siano schizzati alle stelle. Tolte le soluzioni più economiche che si trovano nei discount—dove i prodotti meno cari partono dai 28 euro circa—gli olii prodotti dalla Ho Karan costano circa 50 euro, fino ad arrivare alla Kiki Health, che li vende anche a 200 euro.

“La mancanza di regolamentazione ha trasformato il mercato della cannabis in America nella nuova corsa all’oro,” spiega Alexia. “L’olio di semi di canapa è conosciuto da secoli per le sue proprietà curative sulla pelle, ma grazie alla tendenza attuale e l’interesse crescente per i cannabinoidi, questo prodotto è diventato un must della beauty routine. È ottimo per le pelli sensibili o secche o con infiammazioni cutanee come acne o psoriasi, e allo stesso tempo, grazie agli acidi grassi essenziali usati nella produzione, è l'ideale anche per l’idratazione quotidiana. Il CBD inoltre ha proprietà anti-infiammatorie se assunto per via orale, ed è per questo che allevia i dolori muscolari, mestruali, riduce stress, ansia e anche dolori dovuti a malattie croniche. In pratica, il CBD fa al corpo quello che il THC fa alla mente.”

Con il successo del CDB sul mercato mainstream, la sua popolarità è cresciuta anche nel settore del lusso: sempre più aziende in ogni ambito stanno sfruttando la moda del momento. Ed è così che lo ritroviamo negli smoothie, nei succhi dietetici e anche nei cibi. Qualche settimana fa, By CHLOE, uno dei ristoranti vegani più popolari su Instagram, ha lanciato un FEELZ pop-up che vendeva solo brownie, biscotti e altri dolci a base di CBD. “Penso che i consumatori siano sempre più curiosi di scoprire i vantaggi del CDB,” spiega Samantha Wasser, co-fondatrice di By CHLOE. “Credo che gli snack siano un modo divertente per approcciarli, e allo stesso tempo possono aiutare a smentire i tanti preconcetti che ancora oggi aleggiano attorno al CBD, ad esempio il fatto che la sostanza sia in grado di sballarti.”

“Penso che i prodotti a base di CBD continueranno a essere presenti nel settore della ristorazione ancora per molto tempo. Il loro potenziale è praticamente infinito, e l’offerta non potrà che migliorare. Dal nostro punto di vista, vogliamo portare il CBD nella cultura mainstream, proprio come abbiamo fatto con il cibo vegano.”

Tuttavia, portare la cannabis nel mercato mainstream crea inevitabilmente alcune problematiche. Ok, i benefici sulla salute sono innegabili, e il fatto che sia uno dei termini più in voga del momento sta aiutando a rimuovere ogni tipo di stigma su questi prodotti. Ma la decennale Guerra alla Droga, e in particolare alla marijuana, continua e da sempre ha colpito soprattutto i cittadini di colore. Solo negli Stati Uniti, ad esempio, una persona di colore ha il 375 percento di possibilità in più di essere arrestata per possesso di marijuana rispetto a un cittadino bianco. Ora che i cannabinoidi sono stati legalizzati in tantissimi stati, cosa ne sarà di tutte quelle persone che sono in carcere per possesso e spaccio di quantità minori di queste sostanze? Ancora non è chiaro se le sentenze saranno riconsiderate nell’ottica di questa nuova apertura sul tema.

In questo contesto delicato e problematico, alcuni hanno subito preso le distanze e hanno fatto la differenza tra l’uso “buono” e quello “cattivo” della cannabis. “Penso che i settori che vendono prodotti al CBD ai consumatori dovrebbero fare attenzione nel dissociarsi dalla promozione dell’uso di cannabis per scopo ricreativo,” dice Alexia, di Cult Beauty. “La strada verso la legalizzazione e l’accettazione sociale [della cannabis] si basa sulla legalizzazione e la ricerca scientifica, piuttosto che sul settore del beauty.”

Altri operatori sono invece molto sensibili al tema e consapevoli del fatto che l’ossessione per la cannabis sia da considerarsi all’interno di un quadro socio-economico più ampio, con tutte le implicazioni razziali che questa comporta per i consumatori. Anja Charbonneau, Editor di Broccoli, il magazine per le donne che amano la cannabis, spiega che i consumatori più accaniti dovrebbero preoccuparsi più del fenomeno del whitewashing, che del greenwashing.

Anja, che lavora nell’Oregon, spiega che l’accettazione di questa sostanza è un processo in costante (e rapida) evoluzione. “Ricevo molte e-mail dai nostri lettori di altri stati e altri paesi che non si sentono ancora a proprio agio nel parlare con altre persone di cannabis e dell'uso che ne fanno; hanno paura di essere giudicati, o peggio, arrestati. Tutti noi dobbiamo lottare contro la stigmatizzazione che colpisce le persone di colore quando si tratta di consumo di droghe, in questo caso di cannabis, nonostante sia legale. Parte del nostro ricavato viene donato al Brooklyn Bail Fund, un’organizzazione che si offre di pagare la cauzione e altre risorse di prima necessità ai cittadini con basso reddito che hanno compiuto crimini minori, incluso il possesso di cannabis.”

“La gente è stanca di vedere gli uomini bianchi dominare in ogni contesto.”

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK