la follia della normalità: vi presentiamo ludovica e giulia

Gli emarginati diventano protagonisti nel progetto delle studentesse IED Ludovica Perissinotto e Giulia Casiraghi.

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18 dicembre 2017, 11:05am

Questo contenuto fa parte della serie 'Best IED Students', ricerca in cui noi di i-D selezioniamo i nuovi creativi che entrano oggi a far parte dell'industria della moda. Presentando le loro tesi di laurea, i migliori studenti del corso Fashion Styling 2017 dell’ IED Istituto Europeo di Design vogliono raccontarsi e condividere con i nostri lettori il futuro della moda.

Siamo Ludovica Perissinotto—24 anni, cresciuta a Teramo, in Abruzzo—e Giulia Casiraghi—22 anni, cresciuta a Milano. Entrambe abbiamo intrapreso fin dal liceo un percorso artistico e creativo con la speranza di rintracciare nel tempo le nostre attitudini e le particolarità che formassero il nostro senso estetico. Ci siamo incontrate tre anni fa all’Istituto Europeo di Design e durante l’intero percorso formativo abbiamo rinforzato questo sodalizio collaborando alla realizzazione di alcuni progetti. Questo ci ha dato la possibilità di strutturare un confronto attivo e continuativo e, in ultima battuta, di affrontare con grande serietà una tematica tutt’altro che semplice. Partendo dalla forte attrazione che sentiamo verso le realtà più marginali (in quanto luoghi, a nostro parere, in cui si custodiscono i grandi cambiamenti), ci siamo concentrate su un tema molto delicato come quello della psichiatria e più in generale della follia: nella moda come nella storia in generale, spesso i movimenti più importanti e radicali hanno dato voce agli emarginati, a chi aspira a cambiamenti più o meno rivoluzionari e rivendica i propri diritti.


Nel settembre 2016 abbiamo intrapreso un percorso che ci ha condotte alla realizzazione del progetto di tesi A - (NOR - MA) - LE. La ricerca affonda le sue radici nella storia degli Istituti Manicomiali, nelle lotte sociali degli anni ’70 e nello sviluppo della legge Basaglia, interrogandosi sul fallimentare tentativo di rintracciare il limite tra normalità e anormalità. Un insieme di circostanze hanno fatto sì che la nostra attenzione, nei confronti di una tematica in fondo così recente, crescesse fortemente. L’incontro con il libro di Ennio De Concini, Graffiti della follia. Testimonianze di un ospedale psichiatrico è stato d’ ispirazione per scorgere un immaginario “altro”, in cui il confine, tra ciò che si ritiene normale e il suo contrario, è tanto labile da mettere in dubbio anche la nostra stessa condizione, svelando con grande semplicità l’inadeguatezza di qualsiasi pregiudizio sul diverso e di come sia impossibile tracciare i confini di un profilo stabilito come normale. Pensiamo sia importante riportare la premessa del libro del commediografo e giornalista romano:

"Oggi come oggi, per legge, gli ospedali psichiatrici non esistono più. Le pagine che seguono, quindi, hanno un puro valore di fantasia, come certi racconti di viaggi immaginari nel passato. A meno che non ci si domandi: e tutte queste donne? E tutti questi uomini? In questo caso la risposta è: esistono; e magari salta fuori che lo stesso sottoscritto, sottobraccio al lettore, naviga sulla loro stessa barca, che è al tempo stesso barca e terra da esplorare. P.S. La divisione in padiglioni è stata fatta dal sottoscritto per comodità del lettore. Non corrisponde alla realtà, come niente corrisponde alla realtà in questa raccolta di realtà."

Dalle testimonianze degli internati—e dalle riflessioni che questi ultimi ci hanno suscitato—si è delineato un percorso attraverso i capitoli che illustri e racconti l’immaginario dei “folli”, cercando di dimostrare quanto in realtà la loro visione sia necessariamente simile a quella di una persona ritenuta “normale”, sempre che la “normalità” possa essere definita. In un primo momento ci siamo interessate solo alla parte di ricerca e di approfondimento del tema, lasciando che lo sviluppo estetico del progetto si definisse nel tempo, rintracciando scenari e immagini tra le righe del libro di De Concini, o nei tratti di quei grandi artisti che hanno trascorso parte della loro vita all’interno delle mura manicomiali come Carol Rama, Egon Schiele, NOF4, Antonio Ligabue, Henry Darger. Nella città di Teramo è tutt’ora in piedi uno dei manicomi più grandi del centro-sud d’Italia e d’Europa, chiuso solamente nel 1998.

Abbiamo accantonato tutti gli altri progetti, perché sentivamo che la nostra conoscenza sulla storia dei manicomi era parziale e volevamo sapere di più di quelle persone, degli internati e dei loro racconti. Non essendo studentesse di psicologia, bensì di moda, avevamo bisogno di esprimere le nostre impressioni tramite l’estetica, così è tornata la questione sull’identità, spesso affrontata in molti corsi durante i tre anni.
E ci siamo chieste come potessimo dare un’immagine personale, come potessimo restituire un corpo a soggetti che erano stati spogliati da tutto quello che poteva contraddistinguerli. L’identità dei personaggi è stata ricostruita tramite le loro ossessioni e manie, ricondotte spesso a degli oggetti che diventano poi feticci. Abbiamo ragionato sul fatto che ognuno di noi è legato a qualcosa di materiale, qualcosa che ci rappresenta, qualcosa di cui non possiamo fare a meno. Partendo dalla nostra interpretazione sulle caratteristiche psicologiche dei pazienti abbiamo tratto nuove congruenze con riferimenti artistici, cinematografici e letterari fino ad arrivare alla realizzazione estetica del singolo paziente, al quale tramite il video realizzato è stato concesso un volto, una figura.


Dalla distinzione di atteggiamenti ci siamo ricollegate a una distinzione cromatica: ogni persona ha un suo colore che gli è stato attribuito per coerenza di storia, impressioni, dettagli, carattere. La moda ha un forte valore narrativo, valore che mette in luce idee e sentimenti. L’intento è stato quello di portare “a vita nuova” queste persone descritte nel libro tramite il mezzo narrativo che meglio conosciamo e gli strumenti acquisiti in questi anni di formazione. Il tema della realtà che non corrisponde alla realtà ci ha concesso di arrivare ad una sintesi del percorso di questi tre anni, potendo spaziare su diverse psicologie e tematiche, in libertà, dove tutto è vero e tutto è il suo contrario. La moda ha sicuramente un carattere sociale, per la sua capacità di differenziare e allo stesso tempo rendere omogeneo, per la sua capacità di mettere in luce tratti individuali e psicologici delle persone. Permette alle persone di esprimere pulsioni e desideri, di essere riconosciute, di essere visibili, di essere guardate. Abbiamo lavorato con l'obiettivo di riuscire a rendere in immagine i diversi volti e aspetti analizzati nella nostra tesi e chiaramente il mezzo migliore che conosciamo è l’interpretazione di un immaginario estetico.

Crediti


Contenuto realizzato in collaborazione con l'Università IED di Milano
Direzione Creativa Ludovica Perissinotto e Giulia Casiraghi