come si censuravano i capezzoli prima delle emoji?

Erotismo e censura hanno sempre avuto un rapporto conflittuale. Da molto, molto tempo prima che nascesse internet.

di Zio Baritaux
|
15 gennaio 2018, 4:57pm

Nel 2010, quando l'artista Tiane Doan na Champassak trovò diversi numeri di Siam's Guy—una rivista di nudo tailandese pubblicata tra gli anni '60 e '70—ad attrarlo furono gli eleganti caratteri e grafiche delle sue copertine. All'interno però trovò elementi di design in posti inusuali: su seni e vagine. Un uccello nero disegnato sopra i peli pubici, asterischi a oscurare i capezzoli, felci che camuffano gli organi sessuali. "Quando iniziò la rivoluzione sessuale, la pornografia diventò un argomento sempre più importante," spiega Tiane, riferendosi a quell'epoca in Tailandia, "e il governo scelse di permettere la vendita di riviste erotiche solo nel caso in cui queste fossero state attentamente censurate." Ogni immagine del magazine veniva modificata a mano prima di andare in stampa e l'inventiva dei redattori portò a risposte creative alle politiche di censura. "È assurdo pensare che tutti i modelli fossero stati fotografati nudi per poi essere di nuovo 'coperti'," dice Tiane. Ma se vi sembra un processo arcaico, pensateci bene: cosa cambia tra questi disegnini e le emoji che vedete sui social media a coprire capezzoli e "parti intime"? Abbiamo incontrato l'artista e autore del libro Censored per parlare di arte, censura ed erotismo.

Quando e perché hai iniziato a raccogliere il materiale di Censored?
Tutto è iniziato nel 2010, quando a Bangkok mi è venuta un'infezione all'occhio. È in quei giorni che ho cominciato a collezionare materiale fotografico, perché non potevo guardare attraverso l'obiettivo della macchina fotografica e così sono stato costretto a concentrarmi su un altro tipo di lavoro legato alla fotografia, quello del collezionismo.

Cosa ti attrae delle immagini che hai deciso di inserire nel tuo libro?
Tutto, tutto e tutto. Il primo dettaglio a colpirmi non è forse stato il modo di aggirare la censura, quanto gli incredibili disegni e font usati per i titoli. Erano così innovativi e unici da distogliere l'attenzione anche dal fattore erotico. Solo qualche anno dopo ho capito di avere tra le mani un vero e proprio archivio: improvvisamente, tutto ha avuto senso e ho iniziato a catalogare le immagini raccolte in base al grado di censura esercitata.

Come spiegheresti la storia della censura in Tailandia?
Prima degli anni '60 il nudo integrale era un tabù assoluto, così come accadeva in Europa e in America. In quell'epoca la maggior parte delle riviste e dei libri che proponevano corpi nudi non erano sottoposti a un regime di censura, perché le immagini erano comunque molto delicate e conservatrici. Quando iniziò la rivoluzione sessuale, la pornografia diventò un problema più serio. L'improvviso circolare in quantità massicce di immagini erotiche fu uno shock per paesi tradizionalisti come la Tailandia, quindi la risposta dello Stato fu applicare una dura censura su ogni pubblicazione cartacea.

Perché allora applicare la legge in modo così creativo?
Credo fosse un modo per dare un tocco gioioso e ironico a immagini altrimenti molto dirette per i canoni dell'epoca. Contemporaneamente, smorza le interpretazioni pornografiche e rende invece l'esperienza molto più sensuale.

Come si collegano queste immagini alla tua pratica fotografica?
Gran parte del mio lavoro, che sia concettuale o meno, tratta la rappresentazione di nudità e sessualità nella nostra epoca. Circa il 50 percento di quello che faccio è appropriazione, mentre l'altra metà è composto da immagini scattate da me. A volte questa linea di demarcazione si fa meno netta, perché unisco i due aspetti in collage e opere d'arte. E la censura ne è parte integrante.

Qual è l'attuale situazione in Tailandia?
La situazione è paradossale. La Tailandia gode di una reputazione di paese aperto e tollerante, che è certamente vero quando si parla di omosessualità e persone transessuali. La prostituzione, nonostante le apparenze, è illegale in Tailandia e il nudo è ancora un tabù difficilmente superabile.

Credi che tra 50 o 100 anni anche i capezzoli coperti da stelline tanto comuni su Instagram saranno considerati arte?
Alcuni considerano queste immagini come opere d'arte anche adesso, ad esempio Richard Prince e John Baldessari. Magari le generazioni future considereranno ridicolo questo tipo di censura, e gli artisti se ne serviranno per creare nuove opere.