Fotografia di Zoë Ghertner. Moda di Julia Sarr-Jamois. Ugbad indossa blazer Chanel. Felpa dall'archivio della stylist. Copricapo Berwick St Cloth Shop

ugbad è il simbolo del cambiamento nell'industria della moda

La modella somalo-americana Ugbad Abdi non è solo il volto di questa stagione, è la voce di una generazione.

di Jess Cole; traduzione di Gaia Caccianiga
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02 maggio 2019, 9:40am

Fotografia di Zoë Ghertner. Moda di Julia Sarr-Jamois. Ugbad indossa blazer Chanel. Felpa dall'archivio della stylist. Copricapo Berwick St Cloth Shop

Questo articolo è originariamente apparso in versione cartacea sul numero 356 di i-D "The Voice of a Generation Issue" estate 2019

L'Iowa non è il primo posto che ti viene in mente quando pensi all'identità musulmana negli Stati Uniti. Eppure tra le lussureggianti colline del Midwest risiede la più antica comunità islamica del paese, che ha una storia tipicamente americana: nel 1885 un gruppo di musulmani in cerca di libertà religiosa arrivò nel paese dalla Siria e dal Libano e si stabilì nella città di Cedar Rapids, in Iowa. Per pura coincidenza lo stesso anno un ragazzo chiamato Friedrich Trump, attratto dalla corsa all’oro, ha lasciato la Germania per trasferirsi a New York.

Nel 2009, più di 100 anni dopo, Ugbad Abdi e la sua famiglia hanno iniziato una nuova vita in Iowa, trovando pace e stabilità dopo nove anni in un campo profughi keniota dove si erano rifugiati per sfuggire dall’incessante guerra civile somala. Eccezion fatta per i nativi americani, la storia di ogni singola persona che vive in America è cominciata da qualche altra parte. Se non fosse stato per gli immigrati in cerca di nuove opportunità, l’America non esisterebbe. Eppure il nipote di quel Friedrich, che risponde al nome di Donald ed è l’attuale Presidente degli Stati Uniti, ha colto ogni occasione per fare dei migranti capri espiatori, tentando di emettere vari veti di viaggio per i rifugiati provenienti da paesi a maggioranza musulmana come la Somalia.

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Cappotto e dolcevita The Row. Felpa Los Angeles Apparel. Copricapo Noel Stewart.

Qualche mese fa, Ugbad ha fatto il suo debutto internazionale come modella diventando immediatamente uno dei nuovi volti più richiesti del mondo della moda. Un'ascesa così rapida trasforma a volte le modelle in versioni super-controllate e studiate di loro stesse. Tuttavia, parlando al telefono con Ugbad è chiaro che la sua storia è diversa: è incredibilmente brillante, entusiasta e piena di energie. “Per me questo è davvero un sogno che si avvera,” racconta. “È surreale, fantastico, pazzesco.”

Ugbad ha catturato l’attenzione del mondo della moda a gennaio, quando Pierpaolo Piccioli l’ha scelta per celebrare la bellezza femminile nera nella collezione Couture primavera/estate 19 di Valentino. Poco prima che Naomi Campbell chiudesse la sfilata, Ugbad, in un'esplosione di tulle color ruggine, ha attraversato le sale dell'atelier di Valentino accolta da applausi entusiasti.

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Abito Christopher Kane. Pantaloni Kwaidan Editions. Copricapo Berwick St Cloth Shop. Calze Falke. Scarpe FAR.

Da quel momento, Ugbad ha conquistato l'industria della moda, aprendo Marc Jacobs a NYC in un cappotto leopardato oversize, pantaloni a vita alta e berretto di lana. A Milano, con il capo coperto e un bomber giallo, è stata la prima modella che indossa l'hijab a sfilare per Fendi, in quello che è stato anche l’ultimo show di Karl Lagerfeld. È stata la prima anche per Lanvin a Parigi, dove indossava un cappello marrone e stampe a contrasto.

L'impatto del clamoroso successo di Ugbad ha aiutato a spazzare via alcuni stereotipi sull'hijab che in precedenza hanno escluso le donne musulmane dall'industria della moda. Molti pensavano (pensano) che l’hijab sia solo un foulard, ma è un simbolo spirituale. Ugbad ha sfilato per la stagione autunno/inverno 19 in una varietà di copricapi diversi — dai foulard ai cappelli — dimostrando ancora una volta che l'hijab e lo stile all'avanguardia non si escludono a vicenda.

La presenza costante sulle passerelle di Ugbad— e prima di lei quella di Halima Aden, che nel 2016 è stata una delle prime modelle che indossano hijab a sfilare in occidente—ci fa capire che l’inclusività si sta finalmente allontanando dalla feticizzazione, normalizzando invece le diversità etniche.

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Cappa Valentino. Felpa Wardrobe NYC. Tuta Gucci. Copricapo Berwick St Cloth Shop. Occhiali Gentle Monster. Calze Falke. Scarpe Manolo Blahnik.

“Prima di Halima, pensavo che non ci fosse posto per l'hijab nel mondo della moda,” racconta Ugbad. “Ma ora ho capito che noi donne musulmane possiamo essere tutto ciò che vogliamo essere.” In un breve lasso di tempo, la 18enne ha già dimostrato che le donne islamiche non vanno confinate a una singola identità. “Le persone devono smettere di fare supposizioni, in realtà basta solo chiedere,” continua Ugbad. “Le donne musulmane vorrebbero davvero condividere le loro storie ed educare le persone.”

In quanto seconda religione più diffusa al mondo, l'Islam è una fede straordinariamente sfaccettata, con interpretazioni che variano ampiamente da un paese all'altro, da persona a persona. Le donne che indossano l'hijab sono le seguaci più visibili, rimanendo incastrate tra il doppio pregiudizio di religione e di genere. Dei 49 paesi a maggioranza musulmana del mondo, solo l’Arabia Saudita e l’Iran impongono per legge alle donne di indossare l'hijab, mentre nel 2017 la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che è legale vietare l'uso del velo nei luoghi di lavoro. L'ironia della logica del salvatore bianco è che se il laicismo occidentale attesta ciò che le donne musulmane possono o non possono indossare, allora in qualche modo stanno comunque limitando le loro libertà. “Questa storia che le donne musulmane non siano in grado di prendere le loro decisioni autonomamente e che sono costrette a indossare l'hijab deve cambiare,” sostiene decisa Ugbad.

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Cappotto e pantaloni Kwaidan Editions. Felpa Wardrobe NYC. Copricapo Berwick St Cloth Shop.

A 14 anni Ugbad ha deciso di indossare l’hijab. “Mia madre è la mia più grande ispirazione e quando le ho chiesto perché lo portava mi ha detto che la faceva sentire discreta e comoda,” racconta Ugbad. “Mi sono relazionata a questo e l'hijab ora è parte di me. Quando lo indosso, mi sento bene." L'hijab è, dopotutto, più di una semplice sciarpa. È un simbolo della modestia secondo cui i musulmani dovrebbero cercare di vivere ogni giorno, plasmando il modo in cui agiscono, pensano e interagiscono con gli altri. Ma proprio come non tutte le donne musulmane indossano il velo, l'identità di ogni donna musulmana che lo fa non è limitata a questo— e Ugbad vuole che si parli di altro, oltre che del suo hijab. “Sono così fortunata ad avere una voce, e voglio usarla per sfidare gli stereotipi sulle donne musulmane,” racconta. “Le persone devono capire e conoscere le donne musulmane come esseri umani.”

Ugbad si vuole ispirare a questa visione globale per il domani. “In futuro mi piacerebbe lavorare con l'Unicef, che ci ha aiutato a entrare negli Stati Uniti come rifugiati; magari tornare in Africa e visitare i campi profughi.” Ma per ora, si sta preparando per lo shooting di domani in Tanzania. “L'ho detto a mia madre ieri sera e siamo impazzite!" ridacchia Ugbad, "Sarà la mia prima volta in Africa da quando siamo emigrati!”

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Cappotto Balenciaga. Dolcevita The Row. Tuta Wardrobe NYC. Copricapo Berwick St Cloth Shop.
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Giacca Alexander McQueen. Dolcevita The Row. Tuta dall'archivio della stylist. Collant WOLFORD. Copricapo Berwick St Cloth Shop. Occhiali Gentle Monster. Scarpe Yuul Yie.
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Ugbad Ugbad indossa blazer Chanel. Felpa dall'archivio della stylist. Copricapo Berwick St Cloth Shop.

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Per il nostro numero "The Voice of a Generation Issue" abbiamo scelto anche un'altra cover star che è diventata il simbolo di determinati cambiamenti. Parliamo di Greta Thunberg, l'attivista 16enne svedese che ha dato vita a un movimento globale per la tutela del clima.

Crediti


Fotografia di Zoë Ghertner
Moda di Julia Sarr-Jamois

Trucco di Fara Homidi presso Together usando trucchi Chanel. Set Design Spencer Vrooman. Assistenti alla fotografia Caleb Adams e Milan Aguirre. Assistenti allo styling Christina Smith e Megan King. Assistente al trucco Monica Alvarez. Produzione Meghan Gallagher per Connect The Dots. Coordinatrice della produzione Jane Oh per Connect The Dots. Assistenti alla produzione Nikki Patrlja e Jeremy Sinclair. Modella Ugbad per Next Models.

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