Foto che gettano un'inquietante luce sull'America e i suoi peggiori stereotipi

Gli Stati Uniti sono il paese più grottesco che ci sia, e proprio per questo suscitano una perversa fascinazione nel resto del mondo.

di Beatrice Hazlehurst
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08 luglio 2020, 9:38am

C'è una certa prudenza che aleggia intorno al lavoro di Nadia Lee Cohen. La fotografa e filmmaker sceglie con attenzione ogni parola che usa, consapevole che anche ciò che dice contribuisce all'idea che gli altri hanno di lei come artista. Del resto, con la gogna pubblica che fa capolino dietro ogni angolo dell'internet, questa iper-considerazione di tutto ciò che si produce è diventata la normalità per gli artisti di successo. Ma c'è molto di più, quando si parla di Cohen.

Nonostante sembri quasi temere che le persone si accorgano improvvisamente che il suo lavoro non ha alcun prestigio culturale (sindrome dell'impostore, can you hear me?), è proprio la rilevanza di ciò che fa ad averle fatto guadagnare una certa fama. La sua carriera comprende un premio della National Portrait Gallery, una campagna pubblicitaria con Sophia Loren e un video musicale stilato tra i preferiti di Rolling Stone, ma può essere vista come un'eterna reazione suscitata dal confronto con i contemporanei. Quando riceve complimenti per i propri successi (tutti ottenuti entro i 28 anni, quando più o meno la maggior parte degli artisti iniziano a confrontarsi con la dura realtà del mondo), Cohen chiede sincera: “Ho davvero fatto abbastanza?” Ma è il suo lavoro a rispondere per lei.

L'unico spazio in cui Cohen non appare così cauta è proprio quello dell'output creativo. Dopo aver conseguito una laurea in fotografia presso il London College of Fashion, la fotografa inglese si è trasferita in California, ma non per avvicinarsi all'élite, bensì per riportare fotograficamente l'estetica di quel luogo unico nel suo genere. Lo sfarzo e il grottesco sono infatti due degli elementi distintivi sia di quel posto, sia del suo stile fotografico. Le immagini che scatta sono banali e ricercate insieme: ritratti di scene quotidiane, inscenate al punto da non essere più riconoscibili; immagini edonistiche della condizione umana, con allusioni costanti ai sette peccati capitali. Il risultato è repellente e affascinante allo stesso tempo, come una brutta statua di cera di Paris Hilton. E, proprio come Paris, è tutto enfaticamente ed estremamente Born in the USA.

foto nadia lee cohen america

Questa fascinazione per l'America l'ha spinta a passare molto tempo passeggiando per Los Angeles durante la notte, scattando senza alcun permesso e intraprendendo lunghi viaggi nei più remoti negozietti di souvenir e pompe di benzina delle sterminate radure americane. L'obiettivo era sempre lo stesso: documentare il tropo del "Lavoratore Americano". Una spedizione l'ha persino portata ad intrufolarsi in una comunità di tossicodipendenti, ed essere spinta fuori da una macchina in corsa, dopo aver portato avanti una ricerca di soggetti su Craigslist; la dimostrazione finale di fino a che punto si è spinta per individuare la parte più misteriosa, segreta ed insolita dell'America.

“Amavo fare street casting,” spiega. “Ero tipo, 'Chi potrei scattare? Quella persona sembra interessante...' Non ho mai cercato di entrare nell'industria dell'intrattenimento per fare video musicali o scattare personaggi famosi.” Nominando tra le sue ispirazione l'approccio di Cindy Sherman e Gillian Wearing—creatrici di “immagini distorte e comiche, in qualche caso alterate fino al punto del grottesco—Cohen si è presto spostata verso la pratica dell'autoritratto, trasformandosi nei personaggi più svariati, addobbati di quegli oggetti raccolti nelle sue avventure e recuperati da uno dei suoi progetti più conosciuti, e mostruosamente camp, Name Tag.

foto nadia lee cohen america

“L'idea era molto personale e importante per me, perché rispecchiava la percezione che avevo di queste persone,” afferma Cohen. “Ho pensato che potesse essere più interessante che fosse una persona sola ad incarnate tutti questi personaggi -- così l'ho fatto io."

Tutti dunque conoscono il volto di Nadia Lee Cohen, eppure nessuno lo conosce veramente. La fotografa ha scattato tanti, tantissimi, selfie, ma raramente l'ha fatto senza indossare una parrucca o delle protesi. Il suo è un tipo di cosplay i cui protagonisti sono però giudici, suore, carcerati, e tutti questi personaggi bizzarri si sono fatti strada tra le pubblicazioni più ricercate. L'agenzia di moda di Cohen, Wilhelmina, lo sa bene, facendo fatica ad ottenere delle immagini della fotografa che siano, insomma, normali. Cohen, infatti, non ha mai trovato le fotografie naturali "divertenti" da scattare.

“Mi sento lusingata quando le persone vogliono me di fronte alla macchina fotografica, ed è un ruolo importante anche per me così posso capire fino in fondo come ci si sente dall'altra parte della macchina” ci racconta Cohen della sua esperienza come modella. “Ma sono anche convinta che sia essenziale essere a proprio agio a mostrare se stessi, e questi progetti mi aiutano ad esserlo sempre di più. Passare del tempo di fronte alla macchina fotografica mi spinge ad essere più empatica con i miei soggetti, quando mi trovo io a scattare.”

foto nadia lee cohen america

E proprio a causa del blocco causato dal coronavirus, Cohen non aveva scelta se non diventare la sua stessa musa. È stato sicuramente frustrante mantenere l'attenzione dell'audience con fotografie sempre più personali, distanziandosi dal suo lavoro professionale. E poi la pressione aggiunta del suo primo libro, in uscita alla fine di quest'anno. Quest'ultimo è una compilation di immagini che attraversano tutto il corso della carriera di Cohen, e include anche molti scatti inediti mai postati sui social media o su testate giornalistiche. Questa è la prima volta che il progetto viene annunciato ufficialmente (e di cui sono presentate alcune delle fotografie al suo interno). Il libro doveva infatti essere pubblicato quest'estate, ma è stato posticipato a causa della pandemia -- limitando ancor più la fotografa nella condivisione diretta con i suoi fan.

“Molti miei amici si lamentano del fatto che il loro lavoro riceva molta meno attenzione dei loro selfie,” afferma ridendo Cohen. “Credo che le persone tendano a sentire una connessione più forte rispetto a un'immagine fatta con un iPhone a bassa risoluzione — forse sembra quasi come se siano testimoni della realtà, piuttosto che qualcosa di fortemente curato.”

Nonostante tutto, la quarantena ha giovato artisticamente sul lavoro di Cohen. Anche se ha approcciato da poco la pratica del filmmaking (il frame dei 'poliziotti maiali' del video di A$AP RockyBabushka Boi,” diretto da Cohen, ha iniziato a circolare nuovamente sui social come simbolo dell'inettitudine da parte della legge nell'affrontare la battaglia contro la brutalità della polizia), Cohen ha continuato a lavorare per alcuni anni su questo medium artistico. Libera dalla FOMO e costretta a stare a casa in sola compagnia della sua mente piena di pensieri accumulati in tutti quegli anni, gli script sono diventati la priorità per Cohen. Evitare l'industria del cinema era più una "speranza", che un vero e proprio piano.

foto nadia lee cohen america

“Quando ho iniziato a fare video era solamente per testare me stessa e per cercare di far prendere vita alle immagini statiche, rendendole ancora più belle da guardare,” afferma, aggiungendo che ha iniziato a spostarsi su una dimensione più concettuale, estrapolando progetti da simboli visuali. “[Ora] ho iniziato a pensare alle storie in maniera narrativa, non in termini visuali. È strano, ma molto emozionante.”

Ora, la battaglia è quella di mantenere alta la concentrazione. Cohen sa troppo bene che Instagram può risucchiarti in un vortice di paragoni, e utilizza l'applicazione solamente in casi specifici. Eppure, la sua relazione con i social media sembra abbastanza sana. Infatti, la fotografa trova che la poca autenticità tipica di Instagram sia alquanto "rassicurante" — in netto contrasto con la ben documentata ansia di cui molte donne soffrono interagendo con la piattaforma. Per Cohen, Instagram è una miniera d'oro per fare casting: se vuole un "uomo con una pancia tonda e dure" come soggetto, riceverà una selezione di persone nel giro di massimo 10 minuti, attraverso la messaggistica diretta del suo profilo. Si considera molto fortunata che i suoi follower siano in primis fan dei i suoi lavori -- che lei sia la protagonista o meno degli scatti.

Ed ecco perché sente un profondo rispetto per la sua comunità. Seguire l'universo Nadia Lee Cohen vuol dire abbracciare la sua realtà alternativa glam e surreale, con donne dai tre seni e personalità televisive sataniche, il tutto in colori technicolor. Potremmo vederla scattare un editoriale per Playboy con un gruppo di giocatrici d'azzardo di mezza età, mentre abitano un utopico mondo senza uomini alla 'Valley Of The Dolls’ (questo per l'ultimo numero invernale di sempre di Playboy), e poi potremmo vederla baciare Danny Trejo il momento dopo. Il suo sogno professionale non è necessariamente ottenere la benedizione di Scorsese, ma produrre un lavoro che la ammetta all'interno dell'industria: un cinema pieno, solamente per lei. Quando estrai l'elemento di straordinario dalla quotidianità americana, è la reazione dell''uomo comune' che ha più valore in assoluto.

“Ci sono persone che sicuramente ammiro e la loro opinione mi importerebbe sempre e comunque,” conclude. “Ma il mio sogno è quello di mostrare un mio lavoro ad un'audience… una stanza piena di sconosciuti che guardino qualcosa creata da me.”

foto nadia lee cohen america
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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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