Perché tutti i designer emergenti dovrebbero prendere esempio da Marine Serre

La principessa dell'apocalisse, in conversazione con la nostra Editor-at-Large Gloria Maria Cappelletti, ci ha spiegato qual è la filosofia del suo brand, e come riesce ad avere fiducia nella moda, nonostante tutto.

di Gloria Maria Cappelletti
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24 luglio 2020, 4:00am

Nel remoto caso in cui il suo nome non vi dicesse nulla, Marine Serre è una giovane designer francese che in pochi anni ha scalato le vette della moda. Con il suo lavoro ha conquistato il cuore di insider dell’industria e del grande pubblico. È quasi impossibile che non siano capitate nel vostro feed di Instagram le sue ormai iconiche lunette, che non sono solo il logo brand, ma anche il simbolo della sua pratica.

Classe 1991, di Serre non si può certamente dire che non sappia cos’è la gavetta. Già durante gli studi lavora negli atelier di Alexander McQueen, Maison Martin Margiela, Dior e Balenciaga. Nel 2017 porta in passerella una collezione di laurea così matura e originale da attirare l’attenzione di diversi retailer di high-fashion, che decidono di vendere i suoi capi. Da questa collezione embrionale nascerà nei mesi successivi l’omonimo brand Marine Serre.

Serre è una designer contemporanea, multiforme e cosciente, la cui pratica di design è basata sul recupero dei materiali. Si dice che lei e il suo team facciano ricerca nei mercatini dell’usato, sia per trovare vecchi tessuti, capi e accessori, sia per trovare l’ispirazione per le nuove collezioni. Ogni look di Serre fonde passato, presente e futuro, in un mash-up di riferimenti culturali e tecniche che si propongono al mercato come la più sublime rappresentazione della contemporaneità.

In occasione della presentazione al MODES di Milano della sua ultima collezione, Marine Serre e la nostra Editor at Large Gloria Maria Cappelletti si sono incontrate virtualmente per sviscerare la pratica e la filosofia che stanno alla base del brand. Ed ecco cosa si sono dette!

Ciao Marine! Come stai? Sono una tua grande fan da tempo, e sono così contenta che tu abbia accettato di unirti a questa conversazione. Nonostante io conosca il tuo lavoro da tanto, non sapevo che ti occupassi anche di design del prodotto e arredo, e vorrei farti un paio di domande a riguardo. Ho visto che nello spazio di MODES hai scelto di utilizzare diversi tappeti, perché?
La filosofia del brand ruota attorno al recupero di vestiti inutilizzati, a cui diamo una seconda vita inserendoli nelle collezioni. Questo è il core del marchio. Si tratta di un processo a cui tutto il team tiene molto, anche perché tutti noi oggi ci troviamo nel bel mezzo di una crisi ecologica e politica. Mi occupo di collezioni, presentazioni e tutto il resto seguendo questa stessa etica: prendo vecchi arredi di recupero e li rivesto con alcuni dei nostri tessuti più conosciuti, come il jersey con le lunette. Il risultato è un’ibridazione unica di abiti e mobili. Quello che faccio a livello di interior design e arredo è semplicemente una rappresentazione fisica del processo di recupero che caratterizza il brand: prendere oggetti che nessuno vuole e dar loro un nuovo significato.

Per quanto riguarda l’utilizzo dei tappeti nella collezione Mind Mélange Motor, anch’essa creata interamente da tessuti upcycled o rigenerati, il processo è stato più o meno lo stesso. Mi sono innamorata di un tappeto che ho trovato in Belgio, e lo abbiamo integrato nella collezione progettando gli accessori più piccoli, – come facciamo solitamente con altri materiali come la seta o il jeans – poi però, quando abbiamo trovati altri tappeti uguali a quello, li abbiamo trasformati in gonne e abiti, rendendo quel tessuto il fulcro della collezione Mind Mélange Moto.

Quando ho visto i tappeti ne sono rimasta davvero affascinata, anche per il loro significato simbolico. Per me i tappeti sono un oggetto estremamente intimo, perché ricordano il momento della preghiera, ma sono anche uno spazio all’interno di un altro spazio, dove s’incrociano storie e racconti di chi li calpesta. Tu come vedi questo oggetto?
Condivido appieno i tuoi pensieri. Sono convinta che non si possa rigenerare un oggetto senza tener conto del suo passato, senza lasciare che il suo passato influenzi quello che l'oggetto diventerà nel futuro. A volte mi sento come un'archeologa che cerca di scavare nel passato. Il mio obiettivo è lasciare che quel sentimento di memoria e azione persista all’interno del processo e poi nel risultato finale, che sarà poi percepito in modo unico da tutti quelli che vi entreranno in contatto.

Credo che la bellezza stia proprio nell'interpretazione di ognuno, nei diversi modi in cui ci si può interfacciare con l'oggetto e, di conseguenza, con il suo passato. Nel caso del tappeto, credo che non esistano nemmeno più artigiani che realizzano quel tipo di tessuto specifico, quindi sono un vero e proprio pezzo di storia, una specie di testimonianza del savoir faire del passato. Questo mi motiva anche a continuare a cercare dei collegamenti simbolici tra tutti questi diversi oggetti e capi. Ma è una filosofia che ognuno di noi può applicare a tutto ciò con cui entra in contatto.

In realtà, la cosa che più mi affascina del tuo brand però è il fatto che sembri quasi una capsula temporale. C'è questa forte sensazione di memoria, ma anche di una proiezione verso il futuro. Credo che in questa epoca digitale sia essenziale essere in grado di rintracciare dei ricordi e di conservarli, crearne di nuovi e poi trattenerli per proteggere ciò che la storia ci insegna. E il tuo logo, cioè la luna, rientra alla perfezione in questo storytelling, perché si tratta di un astro che esprime un eterno ritorno del tempo, un ciclo. È qualcosa che si riflette nelle tue collezioni?
Mi piace molto la tua interpretazione. La luna ha molti significati diversi, ed è proprio questo il motivo per cui ci affascina. Non è mia, non è nostra, né di qualcun altro. Lei è sempre lì, a disposizione di tutti. In quanto simbolo della femminilità è presente in molte culture, annullandone i confini spazio-temporali. È come se, senza nessuna ragione precisa, la luna fosse diventata spontaneamente il nostro simbolo.

La tua teoria dell'eterno ritorno prende ancora più significato se applicato a degli oggetti che continuano a vivere. Quando parliamo di abiti rigenerati, ha molto senso conoscere il passato, e dunque i simboli legati a quell'oggetto. È anche un modo per informare chi compra questi oggetti sul modo in cui sono stati progettati e costruiti. Tipo: "Ok, questi pantaloni vengono da quel cappotto," oppure, "questa gonna è fatta con queste tende.” Tutto sta in come si produce, in come l'oggetto viene creato e nel modo in cui lo viviamo.

Assolutamente! Le tue collezioni sono estremamente serie a livello concettuale, ma ci sono anche elementi di ironia al loro interno. Si potrebbero analizzare all'infinito tutti i riferimenti delle tue collezioni e trovarci nuove idee ogni volta che le si guarda. Ricordo che in un look c’era un asciugamano a rappresentare questa tua visione, così autentica e chic.
L’idea era quella di mandare in passerella una principessa apocalittica, nata senza soldi nella campagna, che poi all'improvviso prende un asciugamano e lo rende qualcosa di incredibile, stupefacente. Sono contenta che le persone stiano iniziando a crearsi i propri abiti così, è liberatorio sapere che puoi trasformare qualcosa in un oggetto nuovo, e ci da molta speranza per il futuro e rispetto a cosa possiamo fare con ciò che è già presente, senza distruggere il pianeta ulteriormente. Per creare cose nuove serve solo la tua energia come singolo.

Vorrei sapere la tua visione sul post-umanesimo. Credi che ci trasformeremo in delle identità senza genere? Sicuramente continuerà ad essere importante un approccio ecosostenibile, ma come si trasleranno questi cambiamenti nella moda? Hai qualche idea a riguardo?
Sono molto aperta rispetto a questo concetto. Lascio che tutto segua il suo corso, intanto io guardo e assorbo. La cosa più importante credo sia rompere le barriere, senza aver paura di attuare dei cambiamenti. Credo che anche le visioni nella moda, e nel mio brand, continueranno ad evolversi e a crescere, e penso che questa sia la cosa più importante. Spero che tutti noi diventeremo con il tempo sempre più coscienti, e che produrremo sempre più cose con significato. Sono contenta di aver scoperto in me questa abilità del trasformare le cose, qualcosa di spontaneo ma che ha radicato in sé molta coscienza e significato.

È molto chiaro in tutto quello che fai, e funziona proprio perché c'è questa continua evoluzione a caratterizzare il tuo brand. Il messaggio è essere mutevoli, così che possiamo essere flessibili per adattarci al futuro.
Esatto, restare sempre aperti alle novità.

O surfare sul tempo!

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Crediti

Immagini su gentile dell’ufficio stampa Karla Otto

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