Come la pandemia ha cambiato i nostri sogni e il modo in cui li elaboriamo

Per capirlo, ci rimettiamo a un regista che ha fatto dei propri sogni il centro dell'immaginario visionario, onirico e irriverente dei suoi film: Federico Fellini.

di Geremia Trinchese
|
10 maggio 2021, 1:07pm

È ormai più di un anno che la nostra vita è totalmente cambiata, e ci ritroviamo passare le nostre giornate oscillando pigramente tra computer e divano. Le recenti aperture e l’aria di primavera stanno cambiando leggermente le nostre routine, ma il ritorno a quella che era la normalità sembra ancora parecchio lontano.

Gli effetti di questo nuovo mondo in cui siamo stati catapultati hanno intaccato ogni sfera della nostra esistenza: dalla routine quotidiana alla gestione del lavoro e del tempo libero, dal rapporto con la nostra interiorità a quello con le relazioni sociali, dalla nostra salute mentale a quella fisica. Tra i tanti indicatori di questi cambiamenti e riassestamenti, ci sono i sogni, ovvero quella dimensione in cui l’inconscio si manifesta e non c’è alcuna via di fuga: dobbiamo farci i conti.

Come ha spiegato lo psicologo Francisco López Cánovas ai nostri colleghi di VICE circa un anno fa, infatti, "il sonno tende a essere un'attività che 'compensa' o riflette la nostra psiche durante il giorno,” e se siamo travolti da una pandemia, non c’è da stupirsi se ci ritroviamo a sognare cose assurde. Lo conferma uno studio condotto dall’Università degli Studi Federico II di Napoli, secondo il quale i sogni degli italiani durante la pandemia sono stati caratterizzati da angoscia, panico, frustrazione e senso di perdita nel 75% delle referenze—stati d’animo comuni a tutte le fasce d’età.

illustrazione di donna gigante in costume con mongolfiera di Federico Fellini, Rizzoli

Ecco che da marzo 2020 i nostri sogni sono diventati assurdi, e dato che di cose da raccontare ne abbiamo sempre di meno, abbiamo anche iniziato a raccontarli più spesso e persino ad annotarceli. Siti Internet come questo sono solo un esempio dell’attenzione che il mondo onirico ha catalizzato nell’ultimo anno. Questa tendenza dimostra il nuovo bisogno condiviso, emerso con la pandemia, di raccogliere in un archivio digitale i nostri sogni e le relative analisi—e magari smetterla di mandare audio infiniti ai nostri amici appena svegli per non dimenticarceli—, secondo una tendenza a riscoprire la nostra interiorità, incentivata dal tempo in solitudine che ci è stato imposto di trascorrere.

Ma di modi per farlo ce sono tanti, scrivere i sogni nelle note del tuo smartphone, appuntarli a mano su un post-it, o puoi fare come Fellini: trasformare i tuoi sogni in illustrazioni incredibili, inserire le migliori nelle tue opere d’arte e, alla fine, farci un libro, Il libro dei sogni.

“Non ho mai fatto capricci per restare alzato la sera; tutto quello che dicevano i grandi attorno alla tavola esauriva presto ogni interesse per me, sicché appena potevo correvo nella mia camera e mi infilavo sotto le lenzuola, chiudevo gli occhi e aspettavo buono buono con il fiato trattenuto e un po’ di batticuore, fino a quando di colpo, silenziosamente, cominciava lo spettacolo. Uno spettacolo tra i più straordinari,” racconta il regista a Enzo Biagi in una famosa intervista per spiegare l’importanza del suo mondo preferito, quello dei sogni.

E continua:

“Che cos’era? Difficile da raccontarlo e scriverlo: un mondo, una fantasmagoria rutilante, una galassia di punti luminosi, sfere, cerchi lucentissimi, stelle e fiamme, vetri colorati, un cosmo notturno una specie di vertigine che non mi dava nausea.”

Fellini dorme, sogna, e la mattina dopo tramuta tutto in “scarabocchi mattutini,’’ che scarabocchi, in realtà, non sono. Nei primi anni della sua vita a Roma, Fellini si manteneva vendendo le caricature che realizzava per strada a turisti e passanti, per poi scoprire di possedere un vero talento nel disegno. Come spiega Daniela Barbarini, nipote e assistente alla regia di Fellini, l’arte dell’illustrazione “diventò la sua prima espressione’’. E molti dei suoi film che oggi amiamo nascono spesso da lì: dai disegni con cui raccontava e analizzava i suoi sogni.

illustrazione occhi orologio corpi, di Federico Fellini, Rizzoli

Perché i sogni sono fantasia. Anzi, come Fellini stesso disse a Tullio Kezich,  regista e amico intimo:

“Il lavoro notturno è un lavoro di fantasia, di creatività, di premonizione di cose che affiorano dall’interno e si presentano in forma animata, in forma veramente di spettacolo. Sogno e spettacolo sono due cose assolutamente legate, e allora perché buttare via questa roba? Questo è un lavoro notturno.”

I disegni del Libro dei sogni e la rappresentazione del mondo che portano con sé costituiscono l’humus da cui prende forma l’immaginario dei film di Fellini. “Non ci si stupirà mai di incontrare nei sogni di Fellini una moltitudine di donne materne, confortanti, a volte anche confortevoli,’’ spiega il critico e studioso Sam Stourdzè a proposito di una delle sue illustrazioni preferite del libro: Fellini che da una cinepresa proietta l’immagine di una donna mentre esclama “Più vere del vero queste immagini!” Le donne dei suoi sogni sono quelle che ritroviamo per esempio in Amarcord (1973), film in cui il regista affronta i tabù e il proibito della società dell’epoca, in cui a Titta viene detto che quando si tocca San Luigi piange; e si ritrovano poi ne La Città delle Donne (1980) nella sequenza delle visioni, dalle quali, come dice lo stesso regista, “Non vorrei uscire più, mi piacerebbe restare qui per sempre, nel suo tepore sfavillante e sonnolento.”

fellini.jpg

Nell’arte di Fellini, sogno, disegno e film si intersecano in un’esperienza unica e interconnessa, incorporata in un atto creativo “che fa vivere quotidianamente le sorprese, le privazioni e le felicità del lavoro inconscio manifestate sulla scena del sogno che insperate diventano realizzazioni da Cinecittà,” come scrive lo psicanalista Christian Gaillard riguardo al modo di Fellini di elaborare il proprio subconscio. 

Grazie alla sicura consapevolezza del legame tra le proprie emozioni e la propria creatività, Fellini aveva la capacità di fare di tutto un’ispirazione, di spaziare tra mondi diversi e unirli, passando dal dirigere film a disegnare gli storyboard—come per il progetto con Manara. “Che enigma straordinario, questo Federico!” esclamò il regista Ermanno Olmi a conclusione di un discorso per Fondazione Fellini. E non potremmo essere più d’accordo.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Crediti

Testo di Geremia Trinchese
Illustrazioni per gentile concessione della Fondazione Federico Fellini / Cineteca Comunale di Rimini

Leggi anche:

Tagged:
pandemia
arte
federico fellini
sogni
illustrazioni
cinecittà