Isolamento forzato e sex toy: come sono diventati essenziali nei nostri lockdown

La pandemia ha reso ancora più complesso il rapporto tra aspettative e realtà, idealizzazione e desiderio, viziando la deriva che i rapporti possono prendere. Ne abbiamo parlato con 8 persone.

di Carlotta Magistris
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07 maggio 2021, 9:15am

Alessandra Marianelli / Luchadora

Questo post fa parte del progetto LOVE IS IN THE… con MySecretCase per il lancio della linea di sex toy in collaborazione con VICE


“La mancanza di controllo sul mio progetto di vita mi ha portata ossessivamente a legarmi all'unica prospettiva che sembrava tangibile: un'idea di relazione con un ragazzo a pochi comuni di distanza con cui non avevo uno storico alle spalle.”

In quello che è stato uno dei maggiori ritorni alla solitudine della storia, Cecilia a metà marzo 2020 ha scelto di rientrare in Italia in pieno lockdown dopo quattro anni all'estero, mossa da un impulsivo senso di patriottismo e di ipocondria: “Sembrava essere l'unico motivo per sopravvivere a quel ritorno soffocante,” dice. Questo potrebbe essere non solo il racconto del suo stato mentale, ma una prospettiva mentale comune a tutte quelle persone che un anno fa si sono ritrovate a perdere il controllo sul proprio progetto personale e sulla paura della singolarità che la società in cui viviamo ci sussurra ogni giorno all’orecchio.

Anche per chi, come per Benedetta, non inseguiva il suo progetto personale ma ne aveva già uno solido: “Il lockdown ha ridotto la mia vita al lavoro. L'assenza di auto-stimoli dovuta a questa stasi, unita alla riduzione degli stimoli esterni derivanti delle interazioni, ha acuito il mio senso di solitudine, portandomi a lasciare molto più spazio a incursioni esterne nella mia vita tramite le quali colmare le mancanze che ho iniziato a percepire come sempre più forti.

“Se la vita emotiva è spesso dettata dal bisogno di colmarsi a vicenda delle mancanze, il lockdown ha acuito questa tendenza, portandoci a deformare i rapporti, a proiettare le nostre aspettative sull'altra persona, a idealizzarla e ad avanzare pretese spesso con esiti abusivi.”

La dimensione emotiva di questo periodo non ha intaccato soltanto l’enfasi della ricerca di una presenza, ma il sano consolidarsi di chi questa presenza già l’aveva con sé, che, per quanto riguarda la distanza, ha comportato l’incremento della dimensione virtuale del sesso. Carlo vive a Bologna e il suo partner è dovuto tornare a Londra: “Il lockdown ha messo in crisi la mia vita sentimentale. Durante la quarantena la libido era tanta e il sexting non è sempre soddisfacente, ho deciso di acquistare un sex toy per sperimentare nuove tecniche di masturbazione.” Anche per Rebecca, che ha passato un periodo di convivenza all’estero per poi distaccarsi dal partner e tornare in Italia, il videoerotismo non è stato appagante: “In videocall, inizialmente, mi preoccupavo di più di essere eccitante, e non mi riuscivo a darmi piacere. Finché non ho capito che la stimolazione interna con le mie mani mi lasciava indifferente e ho deciso di comprare un sex toy.”

Il contesto che l’ha direzionata verso l’esplorazione virtuale del proprio corpo ha spinto anche Luca, che invece non aveva una relazione fissa durante il lockdown, a intraprendere un percorso simile:

“Per via del forzato passaggio virtuale, ho esperito molto di più la dimensione del sexting, ma in generale ho esplorato anche il semplice atto di fotografarmi nudo in modo veramente spontaneo”. 

Al polo opposto c’è chi, invece, si è trovato a condividere tempi e spazi di una relazione in una modalità serrata forzata, e la vittima naturale dei cambiamenti innaturali di una relazione è, spesso, la libido: “Il lockdown ha fatto emergere tutte quelle problematiche prima diluite nella quotidianità, il distacco fisico e sessuale spesso si è anche tradotto in distacco emotivo. La libido, che per me dipende molto dalla socialità e dagli incontri con le persone, è quasi scomparsa: il piacere sessuale si è ridotto a un’attività necessaria da svolgere per la mia salute psicofisica,” dice Lucia, che non convive col suo partner stabile. Ma anche per Jenny, abituata a condividere gli spazi col proprio compagno, l’assenza di dinamiche sociali è stata cruciale nell’intiepidimento del desiderio sessuale:

 “Stare a contatto 24h/7 ha spento molto la mia libido. Lo stress derivante da questo senso di claustrofobia si è riflettuto molto sulla relazione. Ho notato che uno dei motori della mia libido è proprio la socialità, vedere persone mi fa stare bene, se sto bene la mia libido si accende.”

 La noia, che parte dalle circostanze esterne di una vita di cui siamo stati privati e penetra nelle dimensioni più viscerali di noi, ci ha spinto alla ricerca spasmodica di diversivi per contrastarla. “Sono iniziati i litigi per cose ridicole, seguiti da una rappacificazione che comprendeva il sesso. Poi la caccia di nuovi posti strani dove farlo. Il più delle volte sapevamo che era per noia. Siamo arrivati al punto di imporci di non farlo per una settimana. Ma neanche questo ha aiutato più di tanto,” dice Rebecca, e aggiunge: “La mia libido è calata nel periodo di convivenza e drasticamente aumentata in quello di relazione a distanza.”

L’altro lato della medaglia è la bulimia sessuale per sopprimere l’assenza di stimoli: “Le insidie della pandemia nella sfera sessuale sono entrate di soppiatto nella nostra quotidianità nel modo forse più circospetto di tutte. Nella mia testa si è creata una dicotomia tra accoppiati e single,” dice Giulio, che aveva iniziato una relazione da poco quando è scoppiato il lockdown. “Mentre i primi hanno percepito le proprie relazioni come uno scudo contro l'inevitabile solitudine, i secondi hanno sviluppato una sorta di bulimia indiscriminata per il contatto. Inutile dire che entrambi gli approcci erano fuorvianti. L’arbitrarietà della routine quotidiana in lockdown, la condivisione sproporzionale degli spazi e il bisogno di distrarsi da una realtà simil distopica hanno elevato per noi il sesso in una sorta di rifugio.” 

In questo contesto, gli squilibri sessuali diventano difficili da gestire e inquadrare, soprattutto con la consapevolezza che il coefficiente esterno contestuale ne è il principale fattore e non sempre è un immediato rivelatore di problematiche preesistenti e ignorate nel rapporto. La soluzione sembra risiedere nella ricerca di una comunicazione più diretta con il nostro corpo, e poi con quello dell’altro. Per quanto questa operazione risulti semplice nei discorsi da bar sulla masturbazione, i bar per farli erano chiusi, come non c’erano più i rapporti occasionali bulimici della contemporaneità, che portano a costruire un’idea di vita sessuale legata più alla contingenza che alla nostra identità. Ed eccoti a cercare—o a consolidare—un linguaggio comunicativo diretto con il tuo corpo e iniziare a usare per davvero quel sex toy di cui pensavi di non sentire il bisogno. Benedetta ha comprato in pandemia il suo primo vibratore, il Love Egg della linea VICE e MySecretCase, come esperimento per vivere il proprio corpo in maniera diretta:

“Da un anno ho iniziato a masturbarmi quasi ogni giorno. Per me è prendermi cura del mio corpo, rilasciare endorfine e andare a letto serena. Comprare un vibratore mi ha permesso di prendere confidenza col fatto di attivare una parte molto intima e viscerale di me tramite un oggetto esterno, e tecnologico.”

E poi ci sono i classici tabù del sex toy nella dinamica di coppia come “aiutino” di una dinamica spenta, che rischia di generare una paradossale frustrazione. “Il sex toy è stato uno strumento ulteriore per esplorare forme di piacere e poter guidare l’altra persona nei miei bisogni sessuali. Non penso sia la soluzione per riattivare una libido spenta, piuttosto è uno strumento che può aiutare a definire bisogni e desideri poco chiari,” dice cecilia Cecilia, che vive una dimensione di coppia e in pandemia ha comprato un sex toy per aprire un discorso esplorativo sulla propria identità. 

Davide è una di quelle (poche) persone che hanno iniziato una relazione proprio durante il lockdown, un periodo in cui l’esplorazione sessuale anche attraverso i sex toy è diventata piuttosto centrale: A livello di coppia, secondo me, è un item molto divertente. Ma ho sentito di persone che entrano in competizione con i sex toy dei partner: se si facesse piazza pulita di certi modi di percepire il sesso, staremmo tutti meglio.”

E forse, uno dei paradossali esiti positivi dello sconvolgimento libidico di questa situazione surreale è stato il superamento di alcune pseudo-barriere per il raggiungimento di una soddisfazione sessuale. A Rebecca, che ha comprato un sex toy per migliorare la propria dinamica sessuale di coppia a distanza, sembra che sia andata bene: “In precedenza avevo raggiunto l'orgasmo clitorideo raramente. Con il sex toy che ho comprato in pandemia, il Vibrator della linea VICE e MySecretCase, in 2 min ci arrivo. A questo punto le videocall hanno preso una svolta radicale. Appena il mio partner torna, vorrei provarlo durante l'atto per godere il doppio.”

“Oggi abbiamo a disposizione ogni genere di sex toy, da quello per la coppia, a quello per specifiche esigenze del singolo,” aggiunge Jenny. “Sceglierne uno insieme al proprio partner aumenta l'affinità, spinge a parlare con la persona con cui stiamo e a condividere una dimensione la cui comunicazione a riguardo continua ad essere complessa.” E conclude:

“È sbagliata l'idea che se hai un partner sessuale tu non debba usare sex toy. Ritengo che siano fondamentali nella vita sessuale di tutt*, aiutano a conoscere ciò che ci piace e ciò che desideriamo.” 

Un sex toy non manda avanti una vita sessuale in standby come non ne migliora una appassita, né si riduce a un palliativo di qualcosa che possiamo trovare solo all'esterno. Nel momento in cui una pandemia limita le interazioni umane e crea una serie di scompensi, l’aumento di acquisti di sex toy e l’incremento dell'autoerotismo sono da leggere come un valore positivo all’interno di una sfera, quella sessuale, che per molte persone è ancora complesso vedere come autoriferita e libera.

Ma è importante approcciare questa dimensione come un aspetto di noi che è strettamente legato alla società e alle nostre relazioni più intime, una dimensione che abbiamo imparato a esplorare di più e in autonomia durante questi mesi di isolamento e che non dovremmo perdere post-pandemia. La masturbazione è un discorso che si pone in parallelo a qualsiasi tipologia di vita sessuale si abbia: è un rapporto con te stess* per chiuderti in una stanza e lasciare l’universo fuori scegliendo di farlo, prenderti il tuo momento per farti del bene senza autocensure e cercare di imparare a volertene sempre di più.

Nell’articolo sono inseriti link a prodotti della linea VICE e MySecretCase. MySecretCase ci mette la materia prima, noi le parole. Tu mettici l’amore nel regalare i toy o usarli per te o in compagnia. Vai sullo shop per scoprire di più, e usa il codice MSC-vice-20 per uno sconto del 20 percento in fase di check out.

Crediti

Testo di Carlotta Magistris
Illustrazione di Alessandra Marianelli / Luchadora

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