Fotografi da conoscere: Riccardo Svelto e l'eterna adolescenza dei suoi scatti

L'universo fotografico di Riccardo è composto da scatti evocativi e senza tempo, che gettano nuova luce anche su paesaggi comuni.

di Laura Ghigliazza
|
02 dicembre 2020, 5:00am

Ci sono fotografi che sanno cogliere l’attimo e altri invece che l’attimo lo creano. L’italiano Riccardo Svelto non rientra però in nessuna delle due categorie: la realtà che documenta si colloca al di fuori di spazio e tempo, trovando compimento solo nella dimensione onirica.

Emblematico è, in questo senso, il progetto La Plage, scattato sul litorale di Blankenberge, in Belgio. La spiaggia, da sempre scenario che rimanda a un senso di libertà, porta con sé un immaginario ricco di ispirazione. Riccardo ci ha camminato in lungo e in largo in compagnia solo della sua macchina fotografica. La calma, le ore lente, si proiettano con ombre sulle dune, le giornate vengono ritmate da incontri fugaci.

Dimenticate la calca, l’ammasso di corpi e gli asciugamani che si sfiorano dai pochi centimetri l’uno dall’altro. Riccardo ci porta nella sua personale cartolina delle Fiandre, senza rincorrere quel famoso attimo ma aspettando che qualcosa accada.

Blankenberge, Belgio: uno scatto dell'estate in spiaggia di Riccardo Svelto

La tua storia è ambientata in una spiaggia infinita in Belgio, nello specifico a Blankenberge. 
Il tempo e lo spazio in questo luogo perdono d’importanza, potremmo essere ovunque e in qualsiasi periodo storico. Perché hai voluto rappresentarlo così?
Sono stato subito attratto da questa distesa di sabbia dove le persone appaiono come piccole figure in movimento. La mia è stata una pratica più meditativa che istantanea. Non volevo rappresentare un luogo preciso, ma cercare di toccare un immaginario collettivo di spiaggia come luogo psicologico legato al piacere della contemplazione.

Lavorare con una medio formato analogico su cavalletto mi ha aiutato a rallentare il processo, ragionando su ogni scatto. Non ho fatto altro che camminare e aspettare. La spiaggia è diventata per me un luogo senza tempo, la sua grandezza disperdeva l’immaginario affollato, le persone formavano al massimo piccoli gruppi, c’era più intimità, più silenzio.

Blankenberge, Belgio: uno scatto del servizio

I tuoi sono ritratti di persone con caratteristiche fisiche molto particolari, rappresentate con dolcezza, senza giudizi né opinioni. Quali sono le peculiarità che suscitano il tuo interesse nelle persone che incontri? 
Vorrei rispondere a questa domanda con un aneddoto. Sto camminando, quando intravedo da lontano un uomo in piedi che fuma una sigaretta osservando il mare. Avvicinandomi mi accorgo che non ha il braccio sinistro, e pre-visualizzo subito l’immagine che scatterò: un piano americano, lui con la sigaretta, sguardo in macchina e dietro il mare in lontananza.
 Mi fermo per chiedergli una foto e lui mi fa segno di seguirlo. Totalmente concentrato su di lui, non avevo fatto caso alla compagna e i due figli una decina di metri più indietro. Lui li raggiunge, li fa mettere in posa e si mette sulla destra della moglie, nascondendo acutamente la sua particolarità. A quel punto mi guarda un po’ perplesso, come a dire: “Beh? Che aspettavi?”.

Lo stesso uomo che, estrapolato dal contesto, avrei ritratto come un fumatore senza un braccio, non solo era riuscito a sfuggire a questa cruda rappresentazione da parte di un totale sconosciuto, ma adesso era un padre immerso nella quotidianità di una giornata di mare con la famiglia.
 Questa situazione mi ha fatto riflettere sul ruolo della fotografia e la responsabilità che ha nei confronti della rappresentazione e della dignità della persone ritratte. 


In uno scatto del progetto

Ci racconti, se c’è, una foto che non sei riuscito a scattare?
Era mattina presto, il sole si era appena alzato dietro la foschia all’orizzonte, la spiaggia quasi vuota. Mi avvicino a due ragazzi intenti a scavare un’enorme buca nella sabbia, uno dei due in piedi da sopra incitava l’altro, del quale si scorgeva appena testa. Quando mi vedono arrivare, il ragazzo che stava scavando esce dalla buca, raggiunge l’amico e iniziano a fissarmi. I due avranno avuto 15 anni. Erano completamente sporchi di sabbia umida. Quello che scavava era basso e robusto, capelli rossi e faccione tondo pieno di lentiggini; l’altro era alto e magrolino, biondo, occhi piccoli e naso a punta.

Ma l’aspetto che mi ha davvero colpito sono stati i loro costumi. Entrambi indossavano un costume intero, il ragazzo alto blu e quello basso rosso. Purtroppo non sono riuscito a convincerli a farsi scattare una foto. Ero davvero molto deluso. Loro due che mi fissano, accanto questa enorme buca su un’infinita spiaggia vuota è un’immagine che era davanti a me ma che non potevo scattare. Penso che le immagini mai scattate, in realtà, possano avere una seconda vita, diventano dei riferimenti per altre situazioni che verranno. Nella mia testa loro fanno parte di questa serie.

Blankenberge, in Belgio, fotografata per il progetto

Come mai mantieni sempre una certa distanza rispetto ai soggetti?
Scattare da cavalletto e a una certa distanza mi dà la possibilità di inquadrare senza invadere lo spazio vitale delle persone, mantenendo un certo controllo sulla scena. Ho più tempo per osservare i soggetti e scattarli, per osservare come si forma una scena cercando di immaginare tutte le possibili varianti. In alcuni scatti mi è andata bene, ma in tanti altri purtroppo ho visto scene perfette svanire in un istante, rimanendo a mani vuote. 
Ma fa parte del gioco, come fanno parte del gioco gli imprevisti.

Un anno fa in questo periodo stavo programmando per l’estate 2020 una serie di viaggi lungo le coste del Mare del Nord, includendo Francia, Inghilterra, Olanda, Germania e Danimarca, ma ovviamente ho dovuto rimandare tutto. Appena si potrà, ho intenzione di partire dal Pas de Calais, che segna il confine tra il Canale della Manica e il Mare del Nord, per poi salire; ma dipenderà molto dalla situazione dei vari Stati, vedremo in primavera.

Riccardo Svelto racconta le sue foto delle spiagge belghe

Quali sono le immagini o i progetti che nel tempo ti hanno ispirato di più?
I miei riferimenti sono molti e molto diversi tra loro, e li considero una parte fondamentale del mio lavoro. Ha sicuramente contribuito ad ampliare il mio immaginario la rappresentazione di luoghi e persone di paesi lontani, dall’America di Alec Soth e Vanessa Winship alla Russia di Simon Roberts e Rob Hornstra; storie drammatiche come Sentimental Journey, Winter Journey di Araki, la sensibilità di Sally Mann, le dinamiche familiari di Larry Sultan.

Restando in Italia, il genio di Guido Guidi, Giacomelli e Federico Clavarino. Per quanto riguarda questa serie sulla spiaggia, sicuramente un mio modello è stato Nadav Kander con Yangtze: The Long River, un progetto sul Fiume Azzurro in Cina, e Rineke Dijkstra per la parte di ritrattistica. Negli ultimi anni ho spostato la mia attenzione oltre la fotografia, e per questo il cinema, la pittura ma soprattutto la musica e la poesia sono diventate le mie principali fonti d’ispirazione. 


Il progetto fotografico

La calma nello sguardo, la contemplazione del mare. Passeggiare su una spiaggia per ore. Quali sono le cose che ti rendono felice?
Camminare con la macchina in spalla lungo chilometri di spiaggia, dall’alba al tramonto, senza nessun riferimento orario se non il sole, perso in questo tempo, osservando.
 Anche che il mezzo fotografico esercita un peso importante nel processo creativo: l’utilizzo di una macchina analogica mi ha dato la possibilità di godermi a pieno tutto il processo. Non poter riguardare subito gli scatti porta a concentrarsi di più sulle singole situazioni, a pre-visualizzare l’esatta immagine finale. Diventa tutto più mentale e la macchina torna a essere solo un oggetto che registra un immagine che è già nella tua testa.

Il ritratto, per esempio, è il risultato di un incontro tra due o più persone. Concentrarsi non sulla fotografia ma sulla persona, parlarci, indicarle come posare e dove guardare, farle chiudere gli occhi e scattare una volta aperti, ripartire sapendo di aver catturato qualcosa di quello sconosciuto che probabilmente non rincontrerai mai: il "tempo” che il processo analogico regala non ha eguali.

Il progetto

Crediti

Testo di Laura Ghigliazza
Immagini di Riccardo Svelto

Tagged:
talenti emergenti
interviste di fotografia
a new focus
riccardo svelto
fiandre