Immagini per gentile concessione di Federico Cina

Liscio made me hardcore: Federico Cina A/W 22 e le radici della club culture italiana

Intitolata "BALL'ERA 77", la prima collezione del designer emergente per la Milano Fashion Week ha celebrato le origini dei dancefloor del Bel Paese.

di Carolina Davalli
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18 gennaio 2022, 3:55pm

Immagini per gentile concessione di Federico Cina

Il brand dell’omonimo designer emergente Federico Cina si è fatto un nome nell’industria grazie alla sua estetica delicata ed eterea, manifestazione e metafora di quel nostalgico romanticismo che lo lega alle sue origini emiliane. Eppure, per la sua prima sfilata fisica nel calendario della Milano Fashion Week, il brand ha voluto accantonare questa visione diafana e ovattata della sua terra, per spingersi in un ambiente progettuale più deciso, grintoso e underground.

A fare da collante per l’intera collezione è come sempre la ricerca, tratto fondamentale della moda Federico Cina, che in questo caso si è spinta tra le balere e le discoteche emiliane, brodo primordiale della club culture italiana di oggi.

Incontrando le famiglie di figure seminali di questa scena come i musicisti Secondo e Raoul Casadei e lasciandosi ispirare da reperti iconografici del tempo—come la serie di scatti Dancing in Emilia firmate Gabriele Basilico—il designer si è immerso nei sacri templi del liscio e nei primi dancing italiani, luoghi in cui, lontano da officine, università e botteghe, l’edonismo diventava l’unico credo.

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Come dimostrano operazioni editoriali quali Liscio got me hardcore di Mondo Erotico Publishing a cura di Ragazzi di Strada e Lorenzo Ottone—da cui abbiamo preso in prestito il titolo, omaggio dell’iconico excursus visuale firmato Mark Leckey Fiorucci Made Me Hardcoreil liscio possiede un’estetica, una cultura e un manifesto proprio e può essere inteso come la sottocultura “perduta” d’Italia. Ecco che Cina prende in mano questo retaggio folkloristico e lo inserisce nella contemporaneità elevando la sua estetica e cultura alle più conosciute rave, gabber e disco.

La maglieria si aggiudica uno dei posti d’onore del progetto, estendendosi sui look, stratificandosi sulle stampe, cingendo colli e petti, colorandosi di toni acidi o riempiendosi dei motivi iconici del marchio. Non mancano i foulard, i completi e i colletti anni ‘70, ma anche le tank top e i pantaloni baggy degli anni ‘90, in una celebrazione e mappatura di quegli stili che hanno influenzato e che influenzano ancora la cultura della notte nazionale.

Alla base del progetto, dunque, c’è l’idea stessa di movimento. Sono abiti in cui vogliamo ballare, sudare e sentire appiccicarsi sulla nostra pelle. Sono capi che raccontano non tanto di luoghi prima sconosciuti e ora ritrovati, ma dei gesti che li hanno occupati. Che essi seguano l’aria di un liscio o di una cassa dritta, la collezione Federico Cina ci insegna che anche i movimenti nascondono una tradizione cinetica da esplorare.

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Crediti

Testo: Carolina Davalli
Fotografie per gentile concessione di Federico Cina

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