Immagini per gentile concessione di Sacai, Wales Bonner e Hermès

Il meglio della Paris Fashion Week Uomo A/W 22: Wales Bonner, Hermès e sacai

L'eccentricità gioiosa di Wales Bonner e l'eleganza understated di Hermès hanno chiuso col botto la Paris Fashion Week.

di Mahoro Seward, e Osman Ahmed; traduzione di Enea Venegoni, e Carolina Micella, e Carolina Davalli
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28 gennaio 2022, 2:05pm

Immagini per gentile concessione di Sacai, Wales Bonner e Hermès

Wales Bonner

Negli anni dalla fondazione del suo omonimo brand, Grace Wales Bonner si è coltivata una reputazione per i riferimenti ultra-specifici e la ricerca che sta alla base delle sue collezioni. E, in una certa misura, questi elementi sono il fondamento anche della sua collezione più recente. Per questa stagione, la designer si è ispirata alla musica del trombettista jazz Don Cherry e di sua moglie e collaboratrice Moki. In questo caso, la differenza stava nel fatto che si è concentrata sull’analizzare lo spirito di collaborazione che li avvicinava, piuttosto che indagare su un particolare genere musicale o movimento culturale. "In passato ho preso in esame riferimenti specifici, mentre per questa stagione ho cercato di riflettere su come collidono determinati concetti ed idee,” racconta. "In particolare, ho analizzato quei momenti specifici degli anni '70 in cui artisti diversi hanno collaborato e creato stili musicali piuttosto ibridi,”—collaborazioni che riecheggiano ancora nella cultura contemporanea.

Così ha voluto giustamente chiamare questa collezione Togetherness, an ensemble, esprimendo chiaramente l'idea di contaminazione e collisione che scaturisce dalla fusione di idee e visioni distanti o differenti. Un paradigma che ha alimentato la collezione stessa, la più eclettica di Wales Bonner ad oggi, ma anche la più libera e gioiosa del marchio. La luce diffusa dagli specchi ricamati su una gonna di lana plissettata, una tunica di cotone a righe e una sottoveste lavorata a mano all'uncinetto infondevano "un​​ senso di performance—una positività e pienezza,” afferma Grace—un elemento che riecheggiava anche sulle giacche su misura in un broccato floreale color pavone. I pezzi più stravaganti sono stati giustapposti da capi più facili da indossare, come una giacca a vento in nappa turchese, indossata con Mary Jane broccate—un prodotto nato dalla collaborazione con adidas—, elementi sartoriali in tweed e pezzi in maglia in cashmere riciclato. Il suo obiettivo per questa stagione, afferma, era quello di creare un corpus di look che alludessero "più ai sentimenti,” riflette, "a qualcosa di esperienziale," che fosse accessibile a chiunque, indipendentemente dal background personale. E noi possiamo dire che c’è senza dubbio riuscita. SM

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sacai

Nella sua più recente sfilata per sacai—un’ibrido tra la collezione A/W 22 uomo e la pre-collezione A/W 22 donna—Chitose Abe ha cercato di "raccontare una storia sul credere in se stesso,” seguendo le proprie convinzioni e ossessioni più profonde. Per la designer giapponese, l’obiettivo che l'ha spinta a creare il suo marchio nel 1999 è stata una ricerca compulsiva dell'“arte dell'ibridazione” di archetipi contrastanti per dare vita a una visione progettuale slegata e unitaria.

Come sempre, la giustapposizione dei codici sartoriali funge da punto di partenza, che qui si fondono però con una finezza e linearità mai vista dall'etichetta fino ad oggi. Nella donna, motivi che attingono al passato nella lingerie del brand decoravano abiti e giacche, mentre gli abiti da uomo erano quasi comicamente rilassati, prendendo spunto dalle accentuate silhouette tipiche dell'attrezzatura da snowboard. Altrove, pesanti giacche in montone con lunghi polsini di lana sono accorciati fino al costato e poncho con nappine in maglia sono dotati di pannelli ripstop e abbinati a pantaloni di pelle e stivali da neve trapuntati. Tutto sommato, questa era una delle collezioni più complete di sacai. SM

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Ambush

L'ossessione della moda per la tecnologia è un dato di fatto, ma in questa stagione sembra che i designer stiano vertendo verso una progettazione dedicata completamente al Metaverso. Alcuni hanno creato collezioni che commentano, o addirittura criticano, la presenza della moda nel mondo digitale, altri invece hanno sfruttato al massimo il potere della tecnologia: una di questi è Yoon Ahn di Ambush. Per la pre-collezione A/W 22 (la main sarà presentata durante la Milano Fashion Week di febbraio), la stilista di Tokyo ha creato una collezione che esplora l'intersezione tra natura e tecnologia. Caratterizzata da tessuti a maglia che cambiano colore quando colpiti dalla luce, cappotti che rivelano la stampa monogrammata quando a contatto con l’acqua e piumini leggerissimi creati per iniezione (non siamo nemmeno sicuri di cosa significhi, ma il risultato finale ci ha conquistato!), questa è una collezione che dimostra l’impatto che si può ottenere quando tecnologia e natura si fondono.

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Hermès

Non c'è niente di meglio di una sfilata Hermès: mai volgare o stravagante, semplicemente elegante e di squisita fattura. Per questa stagione, in particolare, Véronique Nichanian ha giocato con l'idea di mettere in scena un’energia più giovanile—osiamo dire, più spigolosa—dell'uomo Hermès, facendo camminare i modelli con bellissime giacche di pelle, bucket hat e parka in stile Oasis, anche se le lavorazioni e la confezione era sbalorditiva (ovviamente). Ha anche continuato la sua collaborazione con Cyril Teste, che ha progettato il set della sfilata e delle altre presentazioni digitali della maison. Per la sua seconda sfilata IRL, il brand ha presentato la collezione di fronte a una selezione di arazzi del Mobilier National, mostrandone delle sezioni sul grande schermo, insieme agli oggetti originali. Un paradosso, che si è infiltrato nella collezione sotto forma di materiali più croccanti e duri come coccodrillo lucido, pelle verniciata e tele tecniche idrorepellenti giustapposte al calore della ciniglia di seta, cashmere e shearling. In altre parole, un racconto della dualità che caratterizza la nostra vita oggi. Se la collezione ha chiarito qualcosa, è che non dobbiamo scegliere tra uno e l’altro: dobbiamo cercare di un equilibrio come quello perfezionato da Hermès. OA

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Jil Sander 

In tempi oscuri come quelli in cui stiamo vivendo, vale la pena investire è un buon cappotto: un'armatura che ti protegga dall’esterno e che ti avvolge stretto come un neonato. Se sei alla ricerca di opzioni, allora non guardare oltre la collezione Jil Sander A/W 22, una rassegna di capispalla dal taglio impeccabile—da cappotti a portafoglio in tweed a righe con revers larghi a blazer affilati e oversize in lane giapponesi, fino a macintosh in suede scuro. Indossati con pantaloni in pelle dritti e stretti e completati da rigidi gilet a intarsio a zigzag, questi abiti erano la definizione di ricchezza e lusso. Si tratta infatti di una collezione semplice nella proposta e immacolata nella realizzazione. Era tutto “su di noi,” si legge nelle note di sfilata firmata Lucie e Luke Meier. “Concepiscono il loro lavoro come un mezzo per dare agli individui gli strumenti e la libertà per essere ciò che vogliono essere o essere percepiti.” SM

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Louis Gabriel Nouchi

Il team di Courrèges non è l'unico ufficio stile di Parigi a struggersi per la mancanza di serate, rave o party. Louis Gabriel Nouchi, che ha sfilato per la prima volta nel calendario della Paris Fashion Week, è altrettanto desideroso di tornare a ballare. Sulla scia delle sue collezioni dal 2017 ad oggi—coronate con i nomi dei suoi libri preferiti—, il designer ha preso il corpus del poeta e dandy della prima età moderna Charles Baudelaire come punto di partenza per la sua A/W 22. In particolare, ha analizzato l’opera Les Paradis Artificiels, una languida rimuginazione sulle gioie dell'oppio e dell'hashish e sugli spazi nebulosi in cui vengono consumati.

Anche se questo non era necessariamente un invito a sballarsi, ha sicuramente evocato l'energia degli spazi in cui troveresti molte persone che, effettivamente, lo sono. Un’energia sensuale e accenni alla club culture pervadevano le canottiere in jersey, camicie in viscosa stampate e le canotte in maglia. La sartoria marmorizzata con macchie trasparenti evocava le chiazze di sudore—naturale conseguenza di una notte di balli sfrenati. E quando le cose hanno iniziato a scaldarsi per davvero, Louis ha inviato una serie di corpi tonici e oliati lungo la passerella, vestiti in canottiera e slip tagliati sui fianchi, abbinati a maglie color senape e taupe, innescando quel tipo di sete che solo chi è stato a un rave dove l'acqua è finita conosce. Tuttavia, non si trattava solamente di svelare il corpo: una parte inevitabile di ogni serata è il dover tornare a casa al freddo, un bisogno soddisfatto dall'ampia offerta di enormi soprabiti di lana in cui avvolgerti mentre aspetti il ​​tuo Uber. SM

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Dries Van Noten

“Bellezza rauca. Genere gentile. Linee sfocate.” scrive Dries Van Noten nella riga di apertura delle note della sfilata per la sua A/W 22. Sono tutti termini molto alla moda, che ben si adattano al bisogno collettivo di liberarsi dalle catene delle convenzioni sociali—un sentimento non solo rispecchiato ma addirittura amplificato dalla moda. Presentato attraverso un film surreale girato da Casper Sejersen in un hotel particulier parigino, la rassegna di 43 celebra a ruota libera le variazioni di colore, di taglio e di consistenza che contraddistinguono la collezzione.

Cappotti di lana color inchiostro con maniche a giro erano affiancate a schiumose giacche in pile azzurro cielo e pesanti maglie a trecce grigie erano giustapposte a pantaloni a sigaretta rosa gomma da masticare. Giacche da smoking bianche erano indossate con pantaloni a vita alta svolazzanti, mentre l'intimità seria dei dolcevita a coste color crema era compensata dai luccichii del lurex e dalle stampe screziate. Una collezione che mostrava varietà, certo, ma dove ha trovato il proprio fil rouge nella gioia che si trova nel progettare abiti che apprezzi realmente mentre li indossi. "Parla della sensazione di divertirsi di nuovo,” si legge nelle note della sfilata, "di toccare, baciare le persone, esplorare il proibito, vivere in maniera spensierata”—un rifiuto al vivere una vita passiva, assaporando le esperienze reali ancora più intensamente. SM

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Kiko Kostadinov

Gaming. Ormai lo sappiamo, è una delle ossessioni della moda, un topic su cui tutti i brand stanno tentando di dare la propria interpretazione. Ed è anche il punto di partenza per l’ultima collezione di abbigliamento maschile firmata Kiko Kostadinov, un progetto presentato attraverso un film girato all’Anahuacalli Museum di Città del Messico. In vero stile controcorrente, quello che il brand londinese ha mostrato non era né una collezione “esotica”, ispirata al luogo in cui era immersa, né una corsa ai beni immobili nel Metaverso. Era invece un’esplorazione di “una sottocultura con cui potrei relazionarmi,” ci ha detto Kiko ricordando i tempi in cui passava le notti fissando uno schermo. “Ho deciso di toccare la cultura del gaming di cui non avrei mai pensato di fare parte, ma di cui in realtà, guardando indietro, sono decisamente stato dipendente per circa cinque anni,” afferma ridendo, raccontando di quando si è trasferito per la prima volta a Londra ed era “così isolato perché non conoscevo la lingua, e così giocavo e chattavo con persone che non avevo mai incontrato—i miei veri amici erano nel mondo digitale.” Invece dell’inquietante idea di community che lega molti discorsi sulla realtà virtuale, Kiko ha cercato di mettere in mostra la dualità tra vita IRL e vita URL di molti giocatori—“questa idea che un ragazzo potrebbe lavorare come banchiere di giorno, ma anche essere un gamer con un avatar di arciere donna di notte,” ha detto.

Tutto è cominciato—come ogni gioco che si rispetti—con un protagonista: City Elf. Incarnazione del tono e dell’atmosfera spesso medievale dei giochi a cui era solito giocare, i look si trovavano in bilico tra un vago futurismo e un approccio analogo alla produzione di abiti contemporanea. Mazzi di delicati fiori all’uncinetto drappeggiavano i colletti alla coreana di camicie in popeline arricciato, cappotti di lana agghindati coprivano i risvolti delle giacche sartoriali arrotondate e ampi capi sbottonati in tweed screziato si spezzavano grazie a polsini ricamati con figure di cani. La maglieria di questa stagione—che comprende cardigan dalle tonalità terrose e felpe con cappuccio color sorbetto—ha riportato un senso di artigianalità, mentre le scarpe da arrampicata con patchwork in pelle e suola spessa conferivano ai look una vibe sportiva. Leggings aderenti in jersey in stile Link di The Legend of Zelda, spalline militari, maglioni oversize e giacche in jacquard scintillanti con grafiche a rombi hanno spinto la visione del designer oltre l’universo del gaming, mentre look più morbidi con cappuccio riportavano il nostro personaggio elfico verso la vita reale—ispirati, ci racconta Kiko, da “persone che escono in felpa per prendere un Pot Noodle.” Beh, se riesci a rendere questa idea chic, hai vinto. MS

Kiko Kostadinov A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Kiko Kostadinov
Kiko Kostadinov A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Kiko Kostadinov
Kiko Kostadinov A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Kiko Kostadinov
Kiko Kostadinov A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Kiko Kostadinov
Kiko Kostadinov A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Kiko Kostadinov
Kiko Kostadinov A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Kiko Kostadinov
Kiko Kostadinov A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Kiko Kostadinov

Courrèges

Certo, Omicron potrebbe aver tirato un po’ di freno, ma questo non dovrebbe fermati dal vestirti come se fosse un qualsiasi sabato sera del 2019! Ecco lo spirito che Nicolas Di Felice ha evocato per la sua pre-collezione Courrèges A/W 22—il piano originale, ci ha spiegato, era quello di mettere in scena un’iterazione di Courrèges Club, il rave che la casa ha organizzato in un parcheggio sotterraneo nel 18° arrondissement lo scorso settembre. Di fronte alle circostanze, Di Felice ha incanalato la stessa energia nel lookbook e nel corto che ha lanciato per mostrare il suo ultimo lavoro per la maison—il più lussurioso e audace ad oggi, ma ancora decisamente indossabile.

Alle silhouette già familiari, che ha fissato come punti cardine della sua visione—cappotti trapezoidali, minigonne in vinile, il giaccone da camionista diventato virale (vedi il profilo Instagram di Marc Jacobs o la seconda stagione di Emily in Paris)—vendono giustapposte scelte decisamente più audaci. “Penso sia un buon mix di ciò che faccio ormai da un anno, ma sono anche riuscito a mostrare la mia visione in maniera un po’ più chiara—ho finalmente creato abiti che non avrei mai osato realizzare durante la prima stagione,” ride. In effetti, aggressivi pantaloni in vinile, “stivali” alti fino alla coscia e canotte e bralette in jersey verniciato sono frutto dell’appetito insaziabile di Nicolas per tutto ciò che esiste di elettrizzante e decadente—e ora sta cogliendo l’opportunità per placarlo.

La sua proposta però fatica a definirsi iconoclasta. Il menù del giorno include giacche di montone squadrate e capispalla dalle classiche linee Courrèges in pelliccia. “L’eredità della maison è ancora tutta lì,” osserva con entusiasmo, “se guardi gli abiti più da vicino, puoi vedere tutti i suoi iconici simboli,” e quelli che ripresi dall’archivio—il classico rosso-arancio, “il colore più iconico del marchio dopo il bianco,” scherza Nicolas, e uno scollo a forma di rondine in volo su un top aderente in raso scuro. Se cercavi un abito per il prossimo Club Courrèges, non guardare altrove. MS

Courrèges A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Courrèges
Courrèges A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Courrèges
Courrèges A/W 22
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Courrèges A/W 22
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Courrèges A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Courrèges
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Fotografie su gentile concessione di Courrèges

Rick Owens

La moda hardcore è solo di Rick Owens. Non si sa mai cosa succederà in passerella durante le sue sfilate, ma puoi scommettere che ogni volta sarà qualcosa di strabiliante. Per questa stagione lo stupore proviene direttamente dal bondage, dalle maschere in lattice e dalle sagome sporgenti che hanno trasformato i corpi dei talent in passerella in figure aliene. Ah, c’erano anche caschi con le corna illuminate da uno stroboscopio—tipo Dan Flavin. “In quest’epoca di gratificazione immediata e autoreinvenzione, indulgere nella mia identità credo sia la strada più saggia da seguire,” afferma Rick nelle sue note di sfilata.

E i look languidi e squallidamente glam della collezione, riflettono quell’obiettivo. Immersi nelle luci lampeggianti e nelle note di Lights dei The Sisters of Mercy, quasi tutti i look della collezione mostravano dei capispalla iconici: pezzi scultorei imbottiti, parka decostruiti con bordi in montone, felpe con cappuccio chiuse fino a nascondere il volto. Rick ha detto che avevano “spalle esagerate che inizialmente rappresentavano una parodia della mascolinità, ma che alla fine mi sono divertito a indossare come scusa per occupare più spazio intorno a me.” Rick ha infatti chiuso la sfilata con un soprabito a spalle larghe, con tanto di balaclava. Tutto il cotone, ha sottolineato, è biologico e certificato, elencando anche le aziende a conduzione familiare che lavorano con tecniche di tessitura sostenibile. Non chiamatelo segnale di virtù, ma Rick dice che “l’equilibrio tra virtuosità e vivace degenerazione” è sempre stato il suo Sacro Graal. E si pone una domanda: perché l’armamentario da sex club non può essere comunque sostenibile?

Rick Owens A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Owenscorp
Rick Owens A/W 22
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Rick Owens A/W 22
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Rick Owens A/W 22
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Rick Owens A/W 22
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Acne Studios

A unirsi a Rei Kawakubo come progetto intento a scollarsi quindi di dosso tutta la stasi che ha definito la vita degli ultimi due anni a favore di un’esistenza nomade e alla deriva è Johnny Johannson, il direttore creativo di Acne Studios. Per l’ultima collezione di abbigliamento maschile del marchio svedese la sua mente si è spostata sull’epoca B.C. (Before Covid) e sulla libertà di quei tempi. “L’isolamento mi ha fatto capire quanto siamo abituati a viaggiare,” riflette nelle note della sfilata. “E questo mi ha portato a pensare alle comunità nomadi, come quelle nel nord della Svezia, vicino a dove sono cresciuto.”

Il risultato non è esattamente uno studio dei codici di abbigliamento di quelle comunità specifiche, piuttosto una meditazione figurativa su “come il linguaggio dell'abbigliamento si evolve all'interno delle comunità, mescolando e mixando i pezzi insieme.” Cappotti sartoriali oversize in tweed scuro e pesante sono indossati su camicie effetto carta stagnola, e comode felpe sono affiancate a fusciacche con paillettes. I capi in maglia screziati e spessi raccontano di tradizione e artigianalità, mentre un gilet di broccato patchwork e un paio di jeans a gamba larga suggeriscono uno spirito vivace, quasi hippy. Questi i look che parlano dell'etica centrale della collezione: un collage di "stati d'animo e sentimenti,” ha detto Johnny, "e un riflesso del modo in cui viviamo ora.”

Acne Studios A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Acne Studios
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Acne Studios A/W 22
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Acne Studios A/W 22
Fotografie su gentile concessione di Acne Studios

Arnar Mar Jonsson

I viaggi aprono la mente, giusto? Due persone che non potrebbero essere più d’accordo su questa affermazione sono i designer dietro al brand anglo-islandese Arnar Mar Jonsson e Luke Stevens. Durante uno dei loro viaggi nel Nord Italia, dove ha sede parte della produzione del marchio, gli occhi della coppia sono stati attratti da un personaggio archetipico: l'insolente dandy intento a leggere il giornale del mattino con un espresso in mano che da allora hanno soprannominato il 'maestro'. Con un cenno allo stile sbarazzino e sereno di questi gentiluomini anziani, questa stagione vede il marchio—un tempo meglio conosciuto come Poetic Gorpcore—attingere a un'energia più strutturata e sartoriale. È qualcosa che abbiamo visto all'inizio della scorsa stagione, con l'introduzione della lana nelle fila del marchio, ma questa stagione si estende fino al velluto di cotone a coste e alle lane infeltrite. Certo, c'è ancora un po' di gorp nelle giacche a vento e nei trattamenti del tessuto: una giacca intenzionalmente abrasa ha particolarmente attirato la nostra attenzione. La totalità dimostra un'entusiasmante espansione del compito di Arnar Mar Jonsson: un guardaroba completo per ogni gentiluomo, da indossare fino ai suoi anni migliori.

Arnar Mar Jonsson A/W 22
Fotografie di Theo Sion su gentile concessione di Arnar Mar Jonsson
Arnar Mar Jonsson A/W 22
Fotografie di Theo Sion su gentile concessione di Arnar Mar Jonsson
Arnar Mar Jonsson A/W 22
Fotografie di Theo Sion su gentile concessione di Arnar Mar Jonsson
Arnar Mar Jonsson A/W 22
Fotografie di Theo Sion su gentile concessione di Arnar Mar Jonsson
Arnar Mar Jonsson A/W 22
Fotografie di Theo Sion su gentile concessione di Arnar Mar Jonsson
Arnar Mar Jonsson A/W 22
Fotografie di Theo Sion su gentile concessione di Arnar Mar Jonsson
Arnar Mar Jonsson A/W 22
Fotografie di Theo Sion su gentile concessione di Arnar Mar Jonsson

Lemaire

Qualcosa ci suggerisce che l’anno scorso Christophe Lemaire deve aver visto Dune. C’è da dire che il designer francese ha sempre messo in chiaro la propria passione per look stratificati dai toni neutri, ma per questa collezione il tutto è stato amplificato dal design del set: un’ambientazione desertica ricoperta da un sottile velo di fumo che correva sul pavimento di cemento del capannone industriale in cui ha scelto di far sfilare la sua collezione A/W 22. Un paesaggio immaginato dal regista Philippe Quesne e costituito da trenta metri di tela dipinta, descritto come un’opera composta da “memorie impregnate di quella luce autunnale che bagna il cielo dopo una tempesta.”

E gli abiti cotti dal sole della collezione non avrebbero potuto essere più adatti per questo concept, una sequenza cinetica di strati svolazzanti e sagome rigonfie indossate da modelli che emergevano in gruppo e vagavano per il vasto spazio. Lo stile era decisamente da gita fuori porta, tutto era studiatamente stratificato in modo da trasmettere, come si legge sulle note dello spettacolo, l’idea di: "un'orda urbana di moderni cacciatori-raccoglitori… una tribù in cui ogni persona avanza seguendo il proprio ritmo, ma mantenendo un legame condiviso.”

Da sogno, vero? Qui c'erano pantaloni larghi, ensemble coordinati di parka lo-fi, gonne drappeggiate con pannelli di pelle, borse con coulisse infilate sulla schiena o in vita. È stata una lezione su come rimodernare i pezzi classici del guardaroba maschile, come il trench di pelle nera squadrata con risvolti esagerati in cotone bianco a contrasto. In definitiva, tutti gli abiti erano belli—dopo tutto, Christophe lavorava per Hermès, quindi sa come confezionare un oggetto di una bellezza senza tempo—ma ciò che la sfilata ha trasmesso è un’idea di come possono essere indossati insieme, l'arte di stratificare e cambiare per crearne una versione personale che faccia la differenza. "Si tratta di movimento, di camminare, di correre in avanti," continuano le note di sfilata. "Il movimento del corpo nel tempo e nello spazio, che spazia lungo il tessuto, i capi, che a loro volta animano, liberano, anticipano e prolungano lo slancio." OA

Lemaire AW22
Fotografie su gentile concessione di Lemaire
Lemaire AW22
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Lemaire AW22
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Lemaire AW22
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Lemaire AW22
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Lemaire AW22
Fotografie su gentile concessione di Lemaire

Bianca Saunders

Non c’é niente di meglio di una debuttante a Parigi. Questa stagione, la stilista londinese Bianca Saunders è salita per la prima volta sulla passerella IRL per mostrare i propri capi acclamati (l'anno scorso è diventata la prima donna nera a vincere il premio Andam, ed è stata selezionata per il premio LVMH e il BFC Designer Menswear Fund). In altre parole, è stato un anno importante per Bianca, il suo brand è cresciuto velocemente e anche i suoi design hanno acquisito maturità, non solo nel casting (c'era anche Obongjayar) ma anche nell'ampiezza e nella profondità tecnica con cui si approccia al suo brand.

La sua collezione non ha deluso le aspettative. Sebbene gli abiti sembrino semplici a prima vista, si intravedono cuciture attorcigliate e manipolate contorcersi intorno al corpo come per insinuare un movimento costante, consapevole del corpo ma non da questo limitato. Ma Bianca eccelle nel taglio dei modelli, spesso cercando soluzioni sperimentali per far sembrare chi li indossa a proprio agio nella propria pelle, senza che l’effetto appaia troppo complicato o puntiglioso. "Voglio che le persone si sentano attraenti e si sentano bene con quello che indossano," ha spiegato dopo la sfilata. "Voglio che ogni uomo si riconosca in questa collezione." Così, ha introdotto una maglieria che lusinga le linee maschili e ha sviluppato le sue giacche sartoriali con spalle arrotolate e pantaloni che danno l'impressione di essere drappeggiati attraverso pieghe di tessuto e cuciture intrecciate.

La sfilata procedeva al ritmo di una musica dancehall che strizzava l'occhio al suo retaggio britannico-giamaicano di Londra Sud, intervallato dalla voce di suo cugino Morris che leggeva detti trovati sui souvenir nei negozi turistici giamaicani. I quadretti con cui Bianca si era dilettata per la prima volta nella sua collezione al Royal College of Art sono tornati sotto forma di stampe digitali deformate, facendo eco ai riverberi dell'impianto audio che ha fatto ballare il pubblico alle 10 di una gelida mattina di gennaio. Finalmente un po' di calore caraibico per mettere in moto la circolazione nella grigia, vecchia, Parigi. E non mancavano i colori: i rossi e gli azzurri dell'isola, insieme al verde chartreuse. Considerate questi colori brillanti la vera bandiera di Londra—e per estensione, delle comunità multiculturali a cui appartiene. OA

Bianca Saunders AW22
Fotografia su gentile concessione di Bianca Saunders
Bianca Saunders AW22
Fotografia su gentile concessione di Bianca Saunders
Bianca Saunders AW22
Fotografia su gentile concessione di Bianca Saunders
Bianca Saunders AW22
Fotografia su gentile concessione di Bianca Saunders
Bianca Saunders AW22
Fotografia su gentile concessione di Bianca Saunders
Bianca Saunders AW22
Fotografia su gentile concessione di Bianca Saunders
Bianca Saunders AW22
Fotografia su gentile concessione di Bianca Saunders

Lukhanyo Mdingi

Ha debuttato a Parigi anche lo stilista sudafricano Lukhanyo Mdingi, uno dei tre vincitori del premio Karl Lagerfeld Award agli LVMH Prize di quest’anno. Per la sua prima sfilata nella capitale francese, ha presentato Bodyland, una collezione edificante che ha reso omaggio al Burkina Faso, paese dell'Africa occidentale dove oggi produce parte delle sue collezioni. Piuttosto che un omaggio palese o ovvio, però, questa era una celebrazione delle capacità artigianali degli artigiani burkinabé con cui lavora—la sartoria rilassata in vibrante tessuto ikat smeraldo e toni tenui ha dato al debutto di Lukhanyo un orgoglioso senso di compostezza. Nel frattempo, abiti, poncho tagliati e top aderenti in sontuosa maglieria suggerivano comfort, così come il midi-dress verde foresta di cotone imbottito abbottonato lateralmente. Se questo è ciò che Lukhanyo offre per il suo debutto a Parigi, non vediamo l’ora di vedere ciò che verrà. MS

Lukhanyo Mdingi AW22
Fotografia su gentile concessione di Lukhanyo Mdingi
Lukhanyo Mdingi AW22
Fotografia su gentile concessione di Lukhanyo Mdingi
Lukhanyo Mdingi AW22
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Lukhanyo Mdingi AW22
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Lukhanyo Mdingi AW22
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Lukhanyo Mdingi AW22
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Lukhanyo Mdingi AW22
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EGONLAB

La stagione A/W 22 ha visto anche il debutto in passerella di uno dei marchi emergenti più eccitanti di Parigi, EGONLAB. Freschi della loro vittoria all'ANDAM, Florentin Glémarec e Kevin Nompeix—la coppia dietro a questo frizzante brand—hanno sfruttato la loro reputazione cult presentando una collezione ibrida intitolata EGONIMATI—"il nome di una società segreta che si occupa di stabilire una felicità universale," si legge nel comunicato. La serie di look di apertura ha impostato un tono scuro e monastico—pensate a mantelli pesantemente drappeggiati e a una sartoria geometricamente affilata in lane spesse e color inchiostro, e agli abiti sottili che fanno da seconda pelle—prima di allargarsi a camicie squadrate stampate con incisioni prese dalle carte dei tarocchi e a look voluminosi trapuntati che vogliono mimare la protezione di un’armatura davanti a minacce sconosciute. La cerimoniosità che ha aleggiato sulla sfilata è culminata in un imponente abito piramidale, drappeggiato da oltre 200 metri di tessuto, prima di stabilirsi in una serie di pezzi dinamici e pronti per fare festa—un abito di maglia con un crocifisso smagliato sul davanti, o un cappotto di paillettes con un collo a pouf. Lo chic monastico che ogni persona vorrebbe!

Mahoro Seward

EGONLAB AW22
Fotografie su gentile concessione di EGONLAB
EGONLAB AW22
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EGONLAB AW22
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EGONLAB AW22
Fotografie su gentile concessione di EGONLAB
EGONLAB AW22
Fotografie su gentile concessione di EGONLAB
EGONLAB AW22
Fotografie su gentile concessione di EGONLAB
EGONLAB AW22
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Comme des Garçons Homme Plus

"Al giorno d'oggi, se vuoi sapere qualcosa, puoi ottenere tutte le informazioni che vuoi da internet," rifletteva Rei Kawakubo nelle terse note di presentazione della collezione A/W 22 di Comme des Garçons Homme Plus. Sembrerebbe, tuttavia, che questa stagione la designer giapponese stesse cercando una via di fuga da quel senso di sovraccarico di informazioni. Convogliando vibe cottagecore, lei invece "[anela] a una vita nomade in cui si può davvero vivere liberamente da soli, senza affollarsi, senza appartenere a nessun luogo. È invidiabile." Uno stato d'animo intenso, e quel senso di emancipazione si è fatto sentire negli abiti che il marchio ha presentato attraverso una sfilata digitale. Anche se la sartoria di lana pesante e le camicie di popeline erano la spina dorsale della collezione, qualsiasi senso di primitività è sollevato da tagli robusti e da twinset arricciati, da blocchi di colori primari e da stampe animalier contrastanti dalle tinte acide. Giganteschi cappelli da pastore in feltro contribuivano all'atmosfera bucolica di questa stagione, mentre le Mary Jane—che stanno spopolando nell'abbigliamento maschile di questa stagione, come vi abbiamo raccontato qui—aggiungevano un tocco di ingenuità e giocosità. Vestiti da indossare quando si vuole solo fuggire da tutto! MS

Comme des Garçons Homme Plus AW22
Fotografie su gentile concessione di Comme des Garçons
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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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