Fotografie: Cecilia Bortolazzi 

Boredom Ravers: il brand emergente che mixa spirito rave e sostenibilità

Nato durante un viaggio nell'entroterra sardo, il marchio di Cecilia Bortolazzi si nutre dell’energia sovversiva dei raver anni '90 per veicolare istanze sociali urgenti.

di Giorgia Imbrenda
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19 novembre 2021, 5:00am

Fotografie: Cecilia Bortolazzi 

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Boredom Ravers, il giovane brand nato dalla mente creativa della designer di Cecilia Bortolazzi.

Laureata nel 2017 all’Università IED di Milano nel corso di Styling e Communication, decide di fondare il suo brand indipendente Boredom Ravers durante un viaggio in Sardegna nell’estate del 2020. Con il suo progetto di moda, Cecilia vuole divulgare istanze sociali urgenti, quali inclusività e sostenibilità ambientale. “Fondare un brand indipendente ed emergente oggi, significa dare la possibilità alle generazioni presenti e future di vestire consapevolezza,” afferma la designer, che progetta i propri pezzi unici in chiave genderless e rispettando attentamente i ritmi lenti di una produzione circolare e sostenibile—tutti i tessuti, infatti, provengono da dead stock di aziende italiane.

Incuriosite dall’immaginario del marchio indipendente e dal recente lancio di questo progetto inclusivo, intimo e personale, abbiamo intervistato la designer per saperne di più sulla filosofia e gli obiettivi dietro a Boredom Ravers.

brand emergente Boredom Ravers intervista rebel label
Fotografia: Cecilia Bortolazzi

Ciao Cecilia! Raccontaci qualcosa di te. Com'è iniziato il tuo percorso nel mondo della moda?
Penso di dovere quasi tutto a mia nonna. È stata una sarta e una donna incredibile. Per giocare, per esempio, mi faceva chiudere gli occhi e dovevo indovinare che tipo di tessuto mi metteva tra le mani attraverso la sua texture. Sono cresciuta con lei, in una casa frequentata da amiche, clienti e abiti da sdifettare. In generale, sono attratta da tutte quelle fasi storiche in cui l’esigenza di manifestare le proprie visioni era così potente da rendere gli abiti un veicolo di comunicazione abrasiva. Oggi, non penso tanto alla costruzione di un abito sul corpo, quanto alla composizione e alla combinazione di significati che si possono costruire su questo. Progettare abiti è un’azione attraverso cui si possono sfidare e scuotere concezioni, stereotipi e norme.

Come è nato il progetto di Boredom Ravers?
Boredom Ravers è nato durante un viaggio in Sardegna nell’estate del 2020. L’entroterra sardo cela una ricchezza archetipica, ancestrale ed energica, capace di scardinare tutte le certezze che puoi avere. Volevo dare un nome e una forma a un’intenzione. E lì l’ho trovata. Sono attratta e appassionata della sottoculture rave e credo che la rave culture abbia radicalmente contaminato il tessuto sociale di messaggi di liberazione ed inclusività. Ed è proprio questo ciò che intendo fare attraverso i vestiti. Raccontare storie e divulgare messaggi urgenti, ma con spontaneità. Seguire e rispettare le orme di chi ci ha preceduto e creando un progetto che permetta alle generazioni contemporanee e future di vestire consapevolezza.

brand emergente Boredom Ravers intervista rebel label
Fotografia: Cecilia Bortolazzi

Come definiresti in tre parole il tuo progetto?
È un collage visivo spontaneo, che parla un linguaggio inclusivo, un pò cafone e certe volte… ironico?!

Una delle prime cose che si notano nella collezione sono i tessuti e le immagini. Che importanza ha per te la scelta e l'utilizzo dei materiali e da dove vengono le grafiche?
Se degli abiti coincidono perfettamente con quello che sei, l’impressione potrebbe essere quella di sentirsi nudo. Da qui la scelta di utilizzare tessuti come seconda pelle. Ho sempre amato parlare tramite immagini e immaginari, e credo che la moda abbia anche questo compito: farsi mezzo per parlare al mondo dei suoi stessi problemi. Io cerco di farlo attraverso la grafica, speculando sul presente attraverso giustapposizioni tra istanze contemporanee a claim, immagini retrò e detti provocatori. Voglio dare la stessa attenzione alla ricerca, al consumo e alla scelta di tessuti di qualità: provengono tutti da giacenze e rimanenze di magazzini Veneti o Lombardi che stracolmano di rotoli abbandonati.

brand emergente Boredom Ravers intervista rebel label
Fotografia: Cecilia Bortolazzi

Il tuo brand parla di liberazione ed inclusività: che relazione c'è tra questi due campi, e quanto la società di oggi deve ancora allinearsi rispetto a questo discorso? Ci vuoi anche spiegare la frase “SBATTITI FATTI CREPA” che riporti nella tua collezione?
Liberazione e inclusività sembrano sempre poli magnetici che a volte si attraggono e a volte respingono. Credo che l’approccio migliore per parlare di questi concetti stia in due termini che hai utilizzato tu: relazione e allineamento. L’uno dovrebbe prevedere l’altro, e viceversa. Se le generazioni a noi precedenti hanno fatto enormi passi avanti in termini di liberazione ed inclusività, ora sta a noi portare avanti questa battaglia. Non ci resta che “sbatterci e farci crepa”, ossia mostrarci in maniera autentica e mettendo in mostra la nostra unicità, sbattendocene delle narrazioni dominanti.

Qual è stato il momento più difficile della tua carriera finora?
Credo che il momento più difficile sia ora. È difficile orientarsi tra binari incerti e poco nitidi, ma credo faccia parte di questo momento storico. Sono convinta che quella che stiamo affrontando sia una rivoluzione meravigliosa e sapere che, insieme a me, esistono molte persone che provano ad abbattere meccanismi e abitudini obsolete è confortante. Esigere un mondo migliore non è un ideale, è un diritto.

Quanto è fondamentale Instagram nella promozione di un brand emergente come il tuo?
Me lo chiedo spesso, ovviamente. E credo sia un mezzo fondamentale. Non esiste letteratura in merito, la sta creando la nostra generazione. Ed è altrettanto necessario che esistano rubriche come Rebel Label che a loro volta aiutano e supportano progetti emergenti. lo vedo Instagram come una gigante biblioteca fatta di fanzine, dove, forse, essere autentici funziona.

brand emergente Boredom Ravers intervista rebel label
Fotografia: Cecilia Bortolazzi

Parlando di sostenibilità: perché è importante e in che modo si può ridurre l'impatto ambientale di un brand?
Ci vorrebbe un’enciclopedia di preparazione. Sarebbe molto più facile concepire un brand sostenibile se questa industria non fosse pervasa da modi di operare e abitudini inquinanti. Ci vuole cura, attenzione, determinazione e soprattutto il supporto di piccole aziende limitrofe. Mantenere dei processi di produzione circolari e che riducano l’impatto ambientale è possibile, ed è più facile di quello che si possa pensare. La difficoltà maggiore è sostenere i costi che la produzione circolare comporta.

Se dovessi scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero?
Con Franco Moschino andrei in un baracchino sull’Adriatico, con Isabella Blow farei una cena di Natale e con Vivienne Westwood, ci vorrei lavare i piatti.

Cosa c'è nel futuro del tuo brand? 
Beh, SBATTERSI E FARSI CREPA!

brand emergente Boredom Ravers intervista rebel label
Fotografia: Cecilia Bortolazzi

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Crediti

Testo: Giorgia Imbrenda
Fotografie: Cecilia Bortolazzi

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