L'ordinario che diventa stra-ordinario nelle foto di Isabella Convertino

Elevare il quotidiano ad eccezionale: questa la missione della giovanissima fotografa americana.

di Alina Cortese
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27 febbraio 2020, 11:21am

Isabella Convertino è una giovane fotografa di 21 anni che vive tra il Connecticut e New York. To shoot the sun è la serie che ha presentato nel 2018 e da cui ha tratto il suo primo libro.

La pulizia dei suoi scatti è la prima cosa che salta all’occhio ammirando il suo progetto, una raccolta per lo più in bianco e nero dove luci e ombre sono studiate attentamente, andando così a creare immagini palesemente costruite, ma allo stesso tempo spontanee.

La naturalezza è data anche dai soggetti ritratti, ovvero la periferia statunitense e le persone che la abitano. La quotidianità dell’artista, congelata attraverso gli scatti, ci teletrasporta in una realtà dove il tempo sembra scorrere lentamente e la tranquillità fa da padrona. Tranquillità, in realtà, solo apparente.

Isabella utilizza lo sviluppo di questa serie come mezzo per superare un periodo buio della sua vita, dove l’oppressione data dalla mascolinità tossica latente nella società in cui vive diventa sempre più pesante. La fotografia, dunque, diventa per lei un mezzo attraverso il quale indagare la tematica di genere, andando a ritrarre il luogo di nascita di questi privilegi: l’ambiente domestico.

Abbiamo chiesto ad Isabella di parlarci della serie To shoot the sun, del suo ruolo di fotografa donna, privilegi, mascolinità tossica e ciò che si aspetta dal futuro, perché nel 2020 abbiamo senza dubbio ancora bisogno di artisti che mettano sotto i riflettori questi temi così delicati.

Intervista fotografa Isabella Convertino

Ciao Isabella! Puoi parlarmi un po’ della tua serie To shoot the sun ?
Ciao! To shoot the sun è stato un lavoro svolto nell'autunno del 2018. In realtà lo ho sviluppato in una sequenza temporale relativamente breve - circa 2 o 3 mesi - in concomitanza con miei studi. La serie si concentra sui temi della mascolinità, della luce solare e del silenzio come mezzi per contenere e lottare con il corpo in quanto potenziale luogo di conflitto. In questo progetto, recinto attraverso gli scatti aree geografiche suburbane per creare una sorta di terrario, un ambiente in cui sono in grado di dirigere e decostruire “performances” di genere e di privilegio.

Sei un artista molto giovane, perché hai deciso di avvicinarti al mondo della fotografia? Hai qualche fotografo che ammiri e da cui prendi ispirazione?
La fotografia è sempre stata presente nella mia vita. Mio padre si è laureato in Fotografia e, durante tutta la mia infanzia, mi ha trasmesso informazioni e messo in contatto con il mondo delle immagini. Tuttavia, ero fortemente indirizzata verso una carriera teatrale fino ai 18 o 19 anni e non ho mai dato molto tempo alle arti visive fino a quando non ho iniziato a frequentare il college. Mi sono iscritta a un corso di fotografia durante il mio primo anno da matricola e ne sono rimasta completamente innamorata. Fondamentalmente ho abbandonato tutte le intenzioni di diventare un'attrice e mi sono resa conto che non amavo altro che le fotografie. Quindi, retrospettivamente, il mio rapporto con la fotografia è ancora molto giovane, ma lo percepisco come un legame eterno e gioioso come non lo erano mai stati i miei interessi precedenti.

Quando ho iniziato la mia carriera fotografica, ero fortemente affascinata dal lavoro di Saul Leiter. Penso che, non appena la maggior parte dei giovani artisti interagisce con il mezzo fotografico, esiste sia un'inclinazione che un precedente culturale a concentrarsi sullo studio e l’esercizio della street photography e, in alcuni casi, limitarsi a questo tipo di approccio artistico. Ho trascorso molto tempo a New York imitando le immagini di Leiter, ma alla fine ho lasciato andare questo tipo di processo. Dopo un po ', ho trovato incredibilmente svuotante cercare di "rubare" immagini di estranei, e anche concettualmente insoddisfacente - i risultati mi sembravano essere il mantenimento di una routine estetica, piuttosto che una ricerca personale. Tuttavia, ciò non vuol dire che non continuo a divertirmi scattando per strada. Mark Steinmetz, per esempio, ha avuto un'enorme influenza per me, specialmente per quanto riguarda la serie to shoot the sun. Il suo lavoro mi commuove. Ho anche preso spunti da Emmett Gowin, Dorothea Lange e Sam Contis.

Intervista fotografa Isabella Convertino

Ricordi la prima foto che hai scattato?
Quando ero molto piccola, avevo l’abitudine di racimolare varie macchine fotografiche in giro per casa e di entrare in una sorta di frenesia fotografica, di solito fotografando le mie bambole o mio fratello. Ricordo di essere rimasta davvero affascinata dalla capacità di congelare il movimento: io e mio fratello, a turno, ci fotografavamo a vicenda saltando o scendendo dal letto, sperando di apparire a metà volo nell'immagine. Penso, come la maggior parte dei bambini, che fossimo alla disperata ricerca della magia, e queste fotografie ci permettevano di creare qualcosa di surreale, un modo per inserirci direttamente in una fantasia.

Quando hai iniziato a lavorare al progetto, qual era il tuo scopo principale, il messaggio che volevi recapitare allo spettatore?
In tutta onestà, penso che il messaggio sia arrivato dopo. Questo corpus fotografico è nato proprio da una serie di rivelazioni personali e si è materializzato sulla scia di un periodo molto oscuro della mia vita. Mi sentivo estremamente appesantita dal mio corpo - e in particolare dall'idea di utilizzare il mio corpo sessualmente - e sentivo il bisogno di costruire un mondo in cui poter abitare, uno che non desse tutto questo peso alla sfera femminile. Così ho iniziato a fare foto che indagassero sulla mascolinità, ma la maggior parte di esse è stata un fallimento dal momento che le immagini esistevano semplicemente come illusori mezzi di rivalsa, e soprattutto erano immagini davvero vaghe. Ma ciò che mi è rimasto impresso e ciò che ho imparato di positivo è stato questo istinto di indagare sui privilegi e di esaminare gli spazi domestici in cui i privilegi sono categorizzati, relegati e assegnati.

Tuttavia, ho sempre avuto in mente questo titolo per la serie. to shoot the sun era una frase generata con questa idea di palese idiozia e indulgenza mentale: l'assurda idea che il sole potesse essere dominato e conquistato con un solo colpo. Mi chiedevo chi sarebbe stato l'individuo a tentare questa impresa, e il modo in cui genere e privilegio avrebbero influenzato lo sforzo. Mi sono lasciata andare in questo scenario, ipotizzando quali potrebbero essere le conseguenze di questa impresa: Il proiettile verrebbe assorbito? Sarebbe una devastazione? Farebbe dietrofront e proverebbe a ucciderti? Saresti celebrato, se la tua impresa avesse successo? Saresti condannato, chiamato un assassino? Queste, ovviamente, non erano domande a cui rispondere necessariamente, ma durante la realizzazione del progetto le ho sempre tenute in mente e sembravano guidare il mio processo.

Intervista fotografa Isabella Convertino

Come pensi che il privilegio e lo sguardo maschili influenzano il mondo in cui viviamo? In che modo questo ti influenza come fotografa donna?
Posso solo parlare delle mie esperienze personali in questo ambito, che sono geograficamente e socialmente limitate, ma ovviamente continuano a generarsi grandi conflitti e dolori a causa della mascolinità tossica e delle altre appendici delle strutture patriarcali. È un argomento troppo denso da affrontare adeguatamente in una sola risposta, ma continuo a lottare faticosamente tra la repulsione e l'interesse per l'iperbole dell'auto espressione bianca, eteronormativa, e il danno che infligge in modo specifico ai gruppi e agli spazi adolescenziali. Come fotografa donna, faccio fatica a districarmi tra il bisogno di inserirmi negli spazi maschili alla ricerca di immagini potenti e nel conseguente riemergere di vecchi traumi sperimentati in ambienti simili.
Di conseguenza, posso diventare molto riservata con la mia pratica fotografica, spesso evitando il confronto o luoghi affollati per paura di domande o per sentimento di impotenza. Ma la mia suscettibilità a tutto ciò arriva a ondate e ho imparato a rispettare il mio bisogno di distanza da determinati spazi quando essa si presenta.

Nel 2019 hai presentato una serie intitolata For Years . Lì, come in to shoot the sun , la periferia americana è la cornice perfetta per i tuoi progetti. In che modo la tua vita e l'ambiente influiscono sul tuo lavoro di artista?
Il mio lavoro è in gran parte tratto dalle mie esperienze al liceo, che era situato nel contesto di un sobborgo del New England in gran parte bianco. In questo nuovo progetto - For Years -, sono interessata a sondare varie istituzioni suburbane (come l'ambiente educativo e la sfera domestica) come ospiti di traumi, ed evidenziare componenti della cultura e della fantasia adolescenziale che operano in modo dannoso.
Sono cresciuta in una città molto piccola e il mio senso di "liceo" è stato in gran parte definito dal cinema e dalle rappresentazioni televisive, il che ha davvero contribuito a sviluppare idee altamente tossiche e patriarcali per quanto riguarda la maturazione sessuale femminile e l'adolescenza. Ho cercato inconsciamente esperienze simili a quelle osservate sullo schermo e conseguentemente ho sofferto spaventosamente per quattro anni di adolescenza. Gran parte del mio nuovo lavoro è un tentativo di comprendere l'incapacità del mio io più giovane di differenziare il piacere dall'orrore e la finzione dalla realtà. Queste ansie sono fortemente radicate nella geografia della mia città, costituita da complessi suburbani e paesaggi montuosi. Questa dualità topografica mi sembra importante; inizia a sembrare come una mutazione della periferia, complicando la sua spazialità, e generando risposte fotografiche specifiche.

Intervista fotografa Isabella Convertino

Il tuo lavoro fonde il mondo della street photography , per i soggetti protagonisti delle tue foto, e della set photography , per l'attenzione che poni nella costruzione degli scatti. Descriveresti il tuo approccio al set più tecnico o più spontaneo?
Il mio approccio durante to shoot the sun è stato sicuramente più spontaneo, poiché stavo lavorando con uno spazio molto vivo e attivo: la casa del mio compagno. Sono sempre arrivata con delle idee per le fotografie da scattare, ma la maggior parte era molto vaga, poiché ero molto più interessata a lavorare con lo spazio e i miei cari in modo reattivo, rispetto a un punto di vista più costruttivo. Tuttavia, l’approccio che ho adottato in For Years è stato in gran parte diverso e sono sempre più interessata a "scrivere una fiction" per così dire. Rimane una fluidità nel progetto nel suo insieme, poiché alcune immagini (alcune addirittura archivistiche) vengono scoperte - per così dire - con lo sviluppo della serie, ma sono stata molto più tecnica nella produzione delle fotografie, e molto più consapevole e intenzionale nel mio ruolo di autrice.

Qual è la foto della serie a cui ti senti più legata?
Sento sempre un certo legame con le immagini che meno mi aspettavo. C'è un'immagine del mio compagno e di sua madre nel cortile di casa loro, separati da una striscia di marciapiede che conduce alla porta d'ingresso. Prima di scattare, ho avuto una vaga idea per la fotografia e ho comunicato loro una serie generale di indicazioni, ma l'immagine in qualche modo si è fatta da sola. Sebbene certamente non sia l'immagine più avvincente della serie, porta una certa svogliatezza che non avrei mai potuto generare consapevolmente, ma che mi è stata concessa solo per fortuna o circostanza o come vuoi chiamarla.

Intervista fotografa Isabella Convertino

Se ti dicessero che Instagram sta per scomparire e che puoi salvare solo una foto del tuo feed, quale sarebbe?
Oooh! Questa è difficile. Pubblico moltissime foto! Penso che potrebbe essere o una foto del mio gatto, Clay, di quando era ancora un gattino, o questa immagine che ho fatto di una macchina rossa con piccoli petali attaccati sul cofano a seguito di un temporale. Penso che quest'ultima immagine sia effettivamente servita come schizzo preparatorio per una fotografia successiva che ho realizzato per For Years.

Quest'anno è appena iniziato, cosa ti aspetti dal 2020?
Il 2020 sarà sicuramente o un anno molto tumultuoso o emozionante per me - suppongo che entrambe le realtà possano esistere contemporaneamente! Mi laureerò a maggio e spero di trasferirmi a Los Angeles durante l'estate. Al momento la mia speranza è solo di fare queste due cose e di continuare il mio lavoro sulla serie For Years. Cambiare casa e lasciarmi alle spalle il nido familiare sarà interessante nel contesto della mia pratica fotografica poiché le aree geografiche e le connessioni cambieranno e si espanderanno. Potrei vederlo come generativo o ricostituente, ma solo il tempo lo dirà!

Intervista fotografa Isabella Convertino
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