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peggy gou è la dj coreana che ha conquistato i club di mezzo mondo

Aveva un obiettivo preciso: essere la prima donna coreana a suonare al Berghain. E ce l'ha fatta. Ah, a novembre sarà anche al Club To Club.

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set 3 2018, 1:12pm

Fotografia di Jungwook Mok

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Durante i DJ set di Peggy Gou è molto probabile vedere i suoi fan sventolare a mezz'aria ritagli di giraffe, un paio di scarpe e magari anche qualche bandiera coreana. Definita da Fader "la DJ più amata del pianeta," Peggy ancora non è sicura di come abbia fatto a guadagnarsi un seguito così leale, né come sia successo che degli oggetti piuttosto casuali siano diventati il suo simbolo. Tuttavia non ha nessuna intenzione di perdere il loro sostegno, e così ha deciso di lanciare sia un'etichetta musicale, sia una linea di moda.

Ha iniziato a fare la DJ mentre studiava al London College of Fashion, ma è stato solo quattro anni fa—quando si è trasferita a Berlino—che ha trasformato questa passione in una carriera vera e propria. Nel 2016 ha detto in un'intervista di avere un solo obiettivo a livello professionale: essere la prima donna coreana a suonare al Berghain. Il 2016 neanche era finito, e lei aveva già raggiunto il suo obiettivo, pubblicando nel frattempo ben quattro EP.

Da allora, il seguito di Peggy non ha fatto che continuare a crescere a ritmi vertiginosi, grazie soprattutto ai suoi eclettici mix di dance e house. Nel 2017 ha fatto oltre 100 live, suonando insieme a Moodymann, The Black Madonna, Jackmaster e DJ Koze, giusto per fare qualche nome. Anche il 2018 non le sta andando proprio malissimo, anzi: negli scorsi mesi ha pubblicato il nuovo EP Once, ha suonato al Coachella e il suo tour la sta portando nei club di mezzo mondo.

Noi di i-D riusciamo a beccarla a New York, dove rimarrà per meno di 24 ore. Quando la incontriamo, la prima cosa che ci dice è: "Mi sono svegliata con un po' di casino in testa. Ci ho messo un attimo a ricordarmi che ero negli Stati Uniti!"

Dopo NYC farà tappa in Croazia per esibirsi al Sonus Festival, per poi volare a Berlino, che è oggi la sua città. "Sarò sincera, amo Berlino perché non passo tutto il mio tempo lì," confessa. "Se vuoi vivere a Berlino, devi stare anche in altri posti, per quanto assurdo possa sembrare."

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Prima di trasferirsi a Berlino, capitale della techno europea, Peggi ha vissuto a Londra per 12 anni. Nella capitale inglese ha fatto l'università è stata poi corrispondente da Londra di Harper's BAZAAR Korea. Da Incheon, in Corea del Sud, se n'è andata all'età di 14 anni, ma torna spesso a casa. "Il prossimo mese sarò lì per alcuni eventi e un festival. Sarà la mia terza volta in Corea, quest'anno," spiega.

La sua eredità coreana è qualcosa che ha imparato ad accettare, e amare, nel corso del tempo. Quest'anno è uscito il suo primo brano in cui è lei stessa a cantare, Han Jan, e come lingua ha scelto proprio il coreano, non l'inglese. "Ho fatto delle prove in diverse lingue. Ma poi ho pensato, perché non in coreano?" racconta la DJ e producer. "All'inizio ero un po' titubante, ma sono molto felice di averlo fatto. Sono orgogliosa di essere coreana, e una buona parte del mio pubblico ha radici asiatiche. Ogni volta che li vedo penso: 'Grande, ci sono i miei fratelli, le mie sorelle!'"

Una volta, un fan ha portato una bandiera coreana a un suo live, e lei l'ha condivisa sul suo profilo Instagram. E così è nata una tradizione: ora non è raro veder sventolare bandiere coreane mentre suona. Mi parla con orgoglio del suo essere una delle rappresentanti delle donne asiatiche nel mondo della musica elettronica, dove la strada da percorrere per raggiungere l'uguaglianza di genere è ancora lunga e tortuosa. "Mi accorgo spesso che quando associano le mie origini asiatiche alla mia musica le persone sono fiere di me. Mi dicono cose come 'hey, ma tu sei coreana, grande!'"

Ma le bandiere coreane non sono l'unico oggetto che si fa notare ai set di Peggy Gou. Dopo un incidente a Glastonbury, i suoi fan hanno continuato a togliersi le scarpe, sventolarle in aria e gridare "Peggy Gou, Peggy Shoe." Quando ne parliamo, ride di gusto e mi racconta: "All'inizio ero un po' perplessa, non capivo cosa stesse succedendo. Ancora non so come sia andata, ma ora la gente mi saluta con le scarpe in mano. Forse per l'assonanza tra il mio cognome e la parola scarpa in inglese, shoe."

E poi ci sono le giraffe. Ma, in questo caso, un motivo c'è eccome: "Sono sempre su di giri e le giraffe mi ricordano che devo darmi una calmata," spiega Gou. "Mi rendono felice. Sono animali bellissimi, con quel collo affusolato, ciglia lunghissime e la lingua viola." L'ossessione è iniziata da adolescente, quando si è portata a casa una giraffa giocattolo alta due metri, a cui è seguito un enorme tatuaggio di giraffa sulla gamba e "migliaia" di altri oggetti a tema giraffa ricevuti in regalo durante i tour.

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È giusto quindi che il suo brand di moda, che verrà lanciato il prossimo anno, si chiami Kirin, che in coreano significa giraffa. Anche se è sempre stata interessata alla moda, Peggy ha avuto l'opportunità di creare una sua linea personale solo dopo aver suonato a evento Off-White lo scorso anno. Dopo quella notte, infatti, la casa di produzione New Guards Group (la stessa di Off-White) le ha chiesto di creare un marchio, a patto che i capi fossero cose che lei stessa avrebbe voluto indossare. Nata come label streetwear di fascia alta per donne, Kirin presto diventerà unisex.

Il suo stile eclettico, però, ci ha messo un po' a emergere. "Quando ho iniziato a fare la DJ volevo apparire il più seria possibile," ricorda. "Avevo l'abitudine di vestirmi sempre con t-shirt bianca e jeans, ma oggi ho accettato che la moda fa parte della mia personalità." Quando la incontro, Peggy indossa infatti un vestitino a fiori con piccoli bottoni, un outfit che solitamente non indosserebbe, "anche se dovrebbe," ammette.

Ed è proprio lo stile inconfondibile di Peggy, sia in fatto di moda che di musica, ad attrarre schiere di fan adoranti. Basta un minuto con lei e ti ritrovi prima a volerle regalare immediatamente una giraffa, poi a voler ascoltare i suoi pezzi per tutto il mese successivo. Il suo stile funziona perché è autentico, non costruito, perché Peggy abbraccia la sua eredità coreana, le sue giraffe e le sue stranezze. Ed è anche una che le cose non le manda certo a dire. Ha suonato al Coachella 2018, e definisce il festival come "sorprendente," ma anche "più fighetto" di qualsiasi altro a cui abbia mai partecipato. E poi ci tiene a raccontarmi per filo e per segno cosa ci fosse nel buffet dell'area VIP, che un po' l'ha delusa, perché non era permesso fare il bis.

Sarà per questa energia magnetica che i fan vanno in visibilio per qualunque cosa faccia. Insieme al lancio di Kirin l'anno prossimo, mi fa capire che presto arriverà anche una sua etichetta musicale. "Voglio essere la capa di me stessa," dice con sincerità. "All'inizio volevo fare musica, e basta. Ora invece voglio che le persone sappiano quali sono gli artisti che amo e sostengo, chi c'è nel mio raggio d'azione."

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Al primo punto di questa lista ci sono gli artisti asiatici emergenti nel mondo dell'elettronica, a cui vuole dare l'opportunità di suonare anche fuori dai confini dei loro paesi. Ma è questo non vuol dire che non sia aperta ad artisti, poco importa quale sia il genere. "La musica è musica, quindi se mi piace, allora puoi firmare il contratto," esclama ridendo. "Se mi piace, allora è andata."

Un'ultima cosa: tenete d'occhio Resident Advisor e controllate quando Peggy Gou sarà in Italia, perché sentirla dal vivo è un'esperienza che consiglio a chiunque. Probabilmente, tra qualche anno tutti indosseremo i suoi capi e tutti ascolteremo artisti della sua etichetta.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D US.

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