Pubblicità

a favore della nostalgia: perché dobbiamo apprezzare il passato

In una stagione che ha visto i designer rendere omaggio al passato, abbiamo così tanta ansia di sapere cosa ci riserva il futuro della moda da non ricordare come siamo arrivati al presente? Anders Christian Madsen sostiene la causa a favore della...

|
nov 13 2014, 10:10pm
Pubblicità

L'equilibrio tra il presente e il passato è quello che tiene in piedi la moda. Ma con le sfilate primavera/estate 15 rivolte molto più al "vecchio" rispetto al "nuovo", i futuristi della moda hanno lentamente iniziato a farsi prendere dal panico. Qui da i-D abbiamo discusso su i pro e i contro della nostalgia tutto l'anno: le sfilate dovrebbero essere digitalizzate o dovrebbero rimanere come sono? Le fashion week dovrebbero essere aperte al pubblico o rimanere un'esclusiva del mondo della moda? Il normcore è un segno di apprezzamento per i tempi moderni, o significa che ci accontentiamo di meno rispetto alle generazioni precedenti? Quando discutiamo sui prossimi numeri di i-D e su chi e cosa dovrebbe esserci, si prospetta sempre lo stesso scenario: quante pagine dobbiamo dedicare alle persone nuove e come possiamo rendere omaggio ai pionieri senza ripeterci? In questi dibattiti, io sono sempre quello a favore del passato. Amo la novità quanto - si spera - qualunque altra persona nella moda, ma in un'industria che oggi si muove così velocemente, con nuovi trend diffusi con nuove collezioni ogni tre mesi non stiamo ottenendo dal presente tanto quando abbiamo ottenuto dal passato.

Per le sfilate primavera/estate 2015 i designer si sono rivolti al passato come non avevano fatto per anni.

Sin dagli albori di Instagram tutti postano vecchie immagini di idoli e icone, ricordando un tempo in cui le cose erano più lente, più significative, e, per questo motivo, molto più epiche. Madonna sta postando le sue foto insieme a Michael Jackson, Michel Gaubert ripercorre ogni giorno una sorta di suo album anni '90 con momenti personali e pop, e tutti postano settimanalmente nostalgiche immagini proprie per il Throwback Thursday. Ora, più di ogni altra cosa, non vogliamo tanto rivivere il passato, ma soffermarci sul passato. Il motivo è capire che quanto sia stato importante il momento di cui le due persone più famose al mondo hanno posato insieme a inizio anni '90, o quanto sia assurdo che Victoria e David Beckham apparissero così al loro matrimonio solo quindici anni fa. Vogliamo capire perché indossassimo e dicessimo quelle cose nche solo qualche anno fa o solo qualche stagione fa: perché onestamente, con la fretta che c'è nella moda di oggi, te ne puoi facilmente dimenticare. E come dice un vecchio proverbio, puoi sia imparare dal passato che ripeterlo.

Pubblicità

Dire questo, ovviamente, implica la presunzione di non voler ripetere il passato, ma non è il caso della moda. Per le sfilate primavera/estate 2015 i designer si sono rivolti al passato come non avevano fatto per anni. Prada ha basato l'intera collezione sulla conservazione, mostrando pezzi di broccato del diciottesimo secolo, mentre nel backstage Miuccia Prada ha spiegato l'importanza di salvare le arti e i mestieri del mondo antico. Dries Van Noten ha presentato una collezione bastata sulle donne che vanno ai festival - molto in sintonia con il tema generale anni '70 della stagione - che ha visto sul finale le modelle sedersi e sdraiarsi sulla passerella di simil muschio, che è servita a noi tutti come invito a prendersi un momento di tranquillità. In altre parole, prendersela comoda. Arrivando da Prada e Van Noten, due dei designer più lungimiranti, questo messaggio nostalgico non poteva essere più forte. Ma più che apprezzare il passato, le loro sfilate erano rivolte al presente, che è sempre un risultato del passato. Da Fendi, Karl Lagerfeld ha coraggiosamente incentrato la sua collezione sull'architettura fascista - e forse anche alcuni elementi delle uniformi fasciste - e ha citato Nietzsche nella descrizione della sua sfilata, scrivendo che "il passato e la storia vanno oltre il 'bene e il male'."

Se avesse detto "il passato, il presente e il futuro", le parole di Lagerfeld sarebbero potute essere lo slogan per tutto questo momento storico in cui le persone sembrano troppo preoccupate di cosa sia il bene e cosa sia il male. Quelli che lavorano sulla nostalgia delle altre persone si fissano troppo su un futuro e un presente che non conoscono e non hanno il tempo di elaborarli, mentre quelli (e io stesso sono spesso colpevole di questo) che provano disperatamente a elaborare e capire il passato, sono demoralizzati per quello che offre il presente e quello che si prospetta per il futuro. Nel suo documentario del 2007, Lagerfeld Confidential, lo stilista parla continuamente di tutte le nuove informazioni che sta disperatamente cercando di ottenere, prima ancora che esse siano prodotte. Che si tratti di leggere tutti i quotidiani o di far aggiornare da chi si occupa del suo iPod la libreria ogni volta che esce una canzone nuova su internet, Lagerfeld si trova ad affrontare l'impresa impossibile di voler elaborare il passato, vivere nel presente e gioire nel futuro. È un ottimo argomento di studio nel dibattito presente/futuro, perché Lagerfeld, alla luce della sua età, ha vissuto realmente tutto quel passato a cui noi ragazzi facciamo riferimento di Instagram, ma ha lo stesso assoluto desiderio della novità della nuova generazione.

Pubblicità

Perché non c'è niente di peggio di giovani che negano un passato di cui non hanno realmente fatto parte, e vogliono più novità nel mondo. Sicuramente la nuova generazione deve essere entusiasta del futuro che creerà, ma se non apprezziamo e rendiamo omaggio al passato il futuro sarà piuttosto apatico.

Ma a differenza dei giovani che ora stanno chiedendo più "nuovo" e meno "vecchio", Lagerfeld e la sua generazione - e persino la generazione più giovane di lui di vent'anni - non sembrano così spaventati dal rendere omaggio al passato. Il fatto che siano spesso persone appartenenti alla nuova generazione e non alla vecchia a discutere di nostalgia con i loro coetanei - sulle pagine cartacee e digitali di i-D, per esempio - è interessante ma anche un po' inquietante. erché non c'è niente di peggio di giovani che negano un passato di cui non hanno realmente fatto parte, e vogliono più novità nel mondo. Sicuramente la nuova generazione deve essere entusiasta del futuro che creerà, ma se non apprezziamo e rendiamo omaggio al passato il futuro sarà piuttosto apatico. C'è molto da imparare dal passato. Non solo cose pratiche come i mestieri e i metodi che i designer ora stanno accogliendo nel loro lavoro, ma momenti straordinari nel tempo che hanno ancora la forza di ispirare le persone a creare qualcosa di realmente nuovo, e non solo forzatamente-nuovo. Quindi avanti con i #TBT. Non c'è futuro senza passato.

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto Harry Carr, Fendi primavera/estate 15 

more from i-D