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justin bieber, eminem e post malone: storia dell'estetica white trash

Tra i suoi tratti distintivi spiccano camicia hawaiana, bandana e shit-eating grin​​, cioè quel ghigno che nasconde qualcosa, ma non sapresti bene dire cosa.

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lug 23 2018, 4:28pm

Justin Bieber è da sempre un indicatore affidabile quando si tratta di trend emergenti. Nello specifico, i suoi tagli di capelli hanno previsto con largo anticipo le estetiche e attitude dei ragazzi di mezzo mondo. Nel 2009 erano lunghe frange super piastrate a coprire completamente fronte e tempie. Un paio di anni dopo via tutto e largo a tagli rasati in stile militare.

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Arriviamo al 2018 e troviamo un Bieber intento a seguire l'esempio di Post Malone e la sua studiata noncuranza estetica. In un recente post su Instagram, i due compaiono insieme, entrambi in camicia hawaiana, capelli arruffati e baffetto. Diplo ha commentato definendo Bieber il "Mathew McConaughey della trap" [sic].

Far schifo è un concetto pericolosamente vicino al far eccitare, per quanto assurda sembri questa frase, e negli ultimi tempi Bieber, con l'aiuto di Post Malone, si diverte a solleticare entrambe le reazioni nel suo pubblico. Certo, questa scelta potrebbe essere classificata come un rifiuto di soccombere agli stereotipi sulla bellezza maschile, ma non è questo ciò che sta succedendo. È una faccenda molto più subdola e complessa. Segni distintivi dell'estetica white trash sono la camicia hawaiana, la bandana e un onnipresente shit-eating grin, cioè quel ghigno che nasconde qualcosa, ma non sapresti bene dire cosa.

La storia di questa espressione è indissolubilmente legata alla classificazione negativa di una precisa classe sociale. Entrata a far parte dell'uso comune nel 1700, si riferiva inizialmente ai cittadini bianchi con pochi, o inesistenti, mezzi economici. Cioè coloro che si collocavano al lato opposto del self-made men che realizza il Sogno Americano grazie alla fatica e al duro lavoro. Mentre quest'ultimo si dava da fare per crearsi una propria strada di successo, il white trash sedeva nella sua roulotte, rifiutava di migliorare la propria condizione sociale e rifiutava qualunque aiuto. Quella del white trash era una vita basata sulla sofferenza di cicatrici impossibili da guarire.

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Con il passare dei secoli la sua estetica si è fatta sempre più chiara e definita, esplicandosi a livello visivo attraverso canottiere bianche, camicie floreali coloratissime, fenicotteri rosa ed enormi pance da birra che si scontrano le une con le altre. Descritti come "razza invisibile," questi bianchi preferiscono invece fare largo sfoggio delle avversità che il loro ceto sociale comporta.

"Prendiamo Justin Timberlake. Da bravo ragazzo con capelli che assomigliano a una confezione di ramen disidratati a uomo bianco che fa molti più soldi dei tipi di colore sulla cui cultura ha costruito un'intera carriera."

"Credo assolutamente che essere un rapper bianco sia molto difficile," ha dichiarato Post Malone nel 2017 in un'intervista per GQ. Ha aspramente criticato chi lo definiva un culture vulture, cioè un artista il cui successo economico e mediatico si basa sullo sfruttamento di una cultura a cui non appartiene, e gli è sembrato sleale che Charlamagne Tha God gli chiedesse in che modo volesse sostenere il movimento Black Lives Matter (domanda più che legittima, visto e considerato quanto ampia sia stata l'appropriazione della cultura rap e black nella creazione della sua carriera artistica).

Bieber ha affrontato sfide simili. L'anno scorso è stato accusato di aver fatto whitewashing della cultura latinoamericana e della dancehall. Il trittico d'appropriazione culturale è giunto al culmine con la scelta di sfoggiare una capigliatura rasta.

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Certo, non è la prima volta in cui artisti bianchi vengono accusati di aver tratto vantaggio da una cultura minoritaria—in realtà, si tratta di una procedura ben nota nell'industria dell'intrattenimento—ma oggi si trovano a dover rispondere delle loro azioni in modo più consistente e frequente. Prendiamo Justin Timberlake: da bravo ragazzo con capelli che assomigliano a una confezione di ramen disidratati a uomo bianco che fa molti più soldi dei tipi di colore sulla cui cultura ha costruito un'intera carriera. E loro cosa ci hanno guadagnato? Meno di zero.

È una ri-valutazione necessaria, ma gli artisti in questione rifiutano categoricamente di prendersi la responsabilità delle loro azioni. Il rifiuto di Post Malone specialmente, fin troppo simile alle lagne di quei rapper bianchi che si sentivano esclusi quando provavano a farsi un nome in un business di uomini di colore. Il loro è vittimismo all'ennesima potenza.

Un classico dell'uomo White Trash. Uno dei primi fu Elvis Presley, che negli anni '50 rubò il rock and roll a Chuck Berry e Sister Rosetta Tharpe, trasformandolo in un genere bianco che più bianco non si può. Oggi, Post Malone e Justin Bieber usano la stessa estetica per cercare di fare, passateci il termine, whitetrashwashing di rap, hip-hop, dancehall e trap.

"C'è la storia dalla-roulotte-al-villone-con-piscina di Eminem; l'amore di Bieber per Gesù, Giuseppe, Maria e i suoi orrendi capelli; le birrette in lattina di Post Malone, le sue armi e il vantarsi della poca igiene personale. È l'apoteosi del trash che celebra la sfortuna di essere bianchi."

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Ma non stanno che seguendo l'esempio del culture vulture (letteralmente, avvoltoio della cultura) che più ha avuto successo nella storia recente: Eminem. Quando un suo singolo, The Real Slim Shady, ha raggiunto per la prima volta la vetta delle classifiche statunitensi, il rapper ha detto: "vi comportate tutti come se non aveste mai visto un tipo bianco" e si è così guadagnato le stime dei suoi ascoltatori. Persino alla mia tata che ha sempre votato destra piaceva.

Come quella di Malone, anche per Eminem la narrativa White Trash di Eminem gli ha garantito il successo su un palco in cui era un estraneo. Secondo l'esperto di hip-hop Mickey Hess, gli artisti bianchi fanno affidamento su strategie di autenticità—vedi la classica "sii sempre sincero con te stesso" o il sottolineare costantemente il legame "con la zona." In definitiva, fanno passare il messaggio che essere bianchi sia stato uno svantaggio, una difficoltà da superare per avere successo.

John Waters, regista del manifesto del cinema trash per eccellenza Pink Flamingos, si domandava se il termine White Trash non fosse l'unica cosa razzista che si poteva dire e passarla comunque liscia. C'è la storia dalla-roulotte-al-villone-con-piscina di Eminem; l'amore di Bieber per Gesù, Giuseppe, Maria e i suoi orrendi capelli; le birrette in lattina di Post Malone, le sue armi e il suo vantarsi incessantemente della poca igiene personale. È l'apoteosi del trash che celebra la sfortuna di essere bianchi. Il buonsenso ci dice che è impossibile essere razzisti nei confronti dei bianchi, eppure le narrative elaborate da questi artisti ci raccontano storie di ragazzi bianchi, poveri e sfortunati. Un po' come se le vere vittime del razzismo fossero proprio loro.

Altro esempio di Estetica White Trash: il Presidente degli Stati Uniti. "I suoi capelli sono così perfetti e artificiali da ricordare quelli di Dolly Parton, le sue labbra perennemente imbronciate rimandano alle smorfie di Elvis, il tono palesemente aranciato è molto simile a quello che Tammy Faye Bakker frapponeva tra lei e gli spettatori, scrive Sarah Baker di The New Republic.

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La sua America, infatti, è quella in cui il White Trash, e la rabbia dei bianchi di conseguenza, sono un problema serio, da prendere estremamente sul serio. Non è una coincidenza che la sua presidenza sia iniziata poco tempo dopo il decollo del movimento Black Lives Matter, perché come scrive Carol Anderson, professore di African-American Studies alla Emory University, ciò che scatena la rabbia dei bianchi è il successo delle persone di colore.

Poco dopo la sfilata di torce suprematiste che ha infiammato le strade di Charlotesville, le Kardashian hanno fatto una festa a tema White Trash. Da quel momento abbiamo visto camicie hawaiane su diverse passerelle della s/s 19 e Post Malone ha battuto un record di streaming dopo l'altro.

Ed eccolo lì, l'ultimo tassello in ordine cronologico di questa epopea al contrario: il post Instagram in cui Bieber e Post Malone, due dei musicisti più ricchi del mondo, si dichiarano amiconi. Oggi più che mai, il loro successo è assicurato perché figlio di una strategia concentrata sul "diritto a esistere e prosperare" dell'uomo bianco. L'Estetica White Trash TM è una strategia che continua a permettere loro di rubare proprietà intellettuali che appartengono ad altre culture, mettendo poi al centro le difficoltà incontrate lungo questo percorso di appropriazione culturale. Pensateci su la prossima volta che ascoltate Despacito.

Altra riflessione sul modo in cui l'industria musicale si appropria di culture, o addirittura lingue:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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