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soffriamo tutti della sindrome dell'impostore?

Parliamone.

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nov 16 2017, 11:49am

Tavi Gevinson fotografata da Petra Collins

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Nonostante abbia fondato Rookie—Bibbia definitiva per adolescenti alla moda—e si sia accaparrata più di un ruolo come attrice a Broadway, nel 2014 Tavi Gevinson ha confessato di soffrire della sindrome dell'impostore. La scrittrice oggi attrice non ha certo usato mezzi termini, dichiarando che sentirsi un'impostora era la "rovina della sua vita" e di non essere certo l'unica a soffrirne. Anche altre donne di successo come Natalie Portman e Lady Gaga hanno ammesso di aver dovuto fare i conti con il fenomeno psicologico che ci fa pensare di non essere tanto bravi quanto gli altri pensano.

Oggi l'espressione "sindrome dell'impostore" viene usata piuttosto spesso e non solo dalle celebrità: le nuove generazioni la usano spesso per definire la sensazione di non sentirsi all'altezza del proprio ruolo, sia che si tratti di carriera, sia che a far paura siano le situazioni puramente sociali. Ma vogliamo davvero comunicare quando diciamo di soffrire della sindrome dell'impostore? E perché sembra che oggi tutti ne soffrano?

Dal punto di vista scientifico, la sindrome dell'impostore è stata diagnosticata per la prima volta nel 1978 da due psicologhe, Pauline Clance e Suzanne Imes. Dopo aver osservato un gruppo di donne che lavoravano nell'ambito accademico, le ricercatrici si sono rese conto che la maggior parte di loro pensava di non meritarsi il successo ottenuto, definendo "l'esperienza interna di ipocrisia" con il termine "fenomeno dell'impostore."

"Per chi si sente un impostore interiorizzare e accettare con orgoglio i propri successi è praticamente impossibile," mi ha spiegato la Dottoressa Valerie Young, autrice del libro The Secret Thoughts of Successful Women. "Queste persone minimizzano i loro risultati con frasi come 'è stata solo questione di fortuna' oppure 'mi hanno aiutato molto.' La ragione? Hanno paura che gli altri scoprano la loro presunta ipocrisia."

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E anche se il nome trasmette un'immediata serietà, la sindrome dell'impostore non è ufficialmente riconosciuta come patologia psichica o disturbo medico. Si tratta piuttosto di un dialogo interiore che fa sentire le persone non abbastanza capaci ed è un meccanismo estremamente comune: è stato stimato che circa il 70 percento di noi ne soffra nel corso della vita.

Come sottolinea Jezebel, il concetto di sindrome dell'impostore sembra essersi diffuso dopo il TED Talk del 2012 di Amy Cuddy in cui la psicologa e professoressa di Harvard parla della sua esperienza personale e del modo in cui l'ha superata (anche se le sue ricerche sono state successivamente confutate). L'intervento, che ha raggiunto oltre 43 milioni di visualizzazioni, ha raggiunto un successo simile probabilmente perché gli spettatori si sono riconosciuti nelle vicissitudini di Cuddy. Negli anni successivi, altre donne famose hanno poi parlato pubblicamente delle loro esperienze, tra cui Sheryl Sandberg di Facebook e l'attrice Emma Watson, senza parlare delle centinaia di persone online.

"Molti dei miei amici hanno scritto sui social media che spesso si sentono impostori. Personalmente, a me è successo durante il primo anno d'università alla Berkeley," confessa Nisa Dang, scrittrice che parla spesso del tema su Twitter. "In quel periodo ho iniziato a conoscere persone molto più acculturate, informate e interessanti di me. Paragonandomi a loro, mi sentivo un'ipocrita per il modo in cui mi presentavo."

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Dopo aver concluso la loro ricerca, Clance e Imes hanno teorizzato che la sindrome dell'impostore fosse un'esperienza che riguardava in particolare le donne, salvo poi affermare successivamente che si tratta di un problema non legato al genere: gli uomini hanno le stesse probabilità delle donne di sentirsi inadeguati. Ma, secondo la Dottoressa Young, le donne tendono a interiorizzare in modo più profondo i loro errori.

Il vero problema generato dalla sindrome dell'impostore è che spesso viene presentata come un fallimento personale, qualcosa che va risolto il prima possibile. Esistono infatti numerosi libri di auto-aiuto, come Beating the Impostor Syndrome, che offrono consigli su come superare queste sensazioni. Ma se situazioni e luoghi nuovi sono sempre portatori di ansia e preoccupazioni, questo non significa necessariamente che tutti soffriamo della sindrome dell'impostore. Usare questo termine con leggerezza non fa altro che ingigantire i problemi alla base.

In molti casi, ci sentiamo impostori a causa di fattori esterni. Quando non siamo circondati da persone simili a noi, o quando percepiamo stereotipi circa la nostra razza, età o sesso, la conseguenza è una sola: ci sentiamo tagliati fuori, non parte del gruppo.

A questo proposito, Dang mi ha spiegato che la mancanza di diversità nella sua università ha contribuito in modo decisivo al suo sentirsi un'impostora. "Sarebbe difficile definire la Berkeley come etnicamente variegata. In tutti i miei corsi, io ero una delle poche persone di colore e quando sono arrivata alle lezioni della specialistica ero quasi sempre l'unica donna nera," ha affermato. "Quel tipo di atmosfera mi impediva di sentirmi a mio agio. Mi sentivo un'emarginata."

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E se è piuttosto comune per le donne etichettare le proprie insicurezze come sintomi della sindrome dell'impostore, questo meccanismo può rivelarsi problematico perché ci impedisce di riconoscere le strutture patriarcali e spesso razziste che causano tali sensazioni.

Tuttavia, la Dottoressa Young afferma che ci si può sentire impostori a prescindere dall'ambiente esterno. "Anche quando siamo circondati da persone simili a noi, se continuiamo ad affidarci alle regole non scritte dell'ipocrisia, non cambierà proprio nulla," mi ha spiegato. "Il mio consiglio è di normalizzare la mancanza di fiducia in se stessi. Bisogna darsi il tempo di migliorare, senza fretta."

Gevinson è riuscita a liberarsi di questa sensazione piuttosto velocemente. Pochi mesi dopo averne parlato online, la 21enne dice di non preoccuparsene più. "Non credo di soffrirne, oggi," ha dichiarato a Grantland. "Non voglio ricadere nella spirale del 'me lo sono meritata?' Perché se mi hanno presa, un motivo ci deve pur essere."

E se può volerci un po' per accettare di essere degli "impostori," è comunque importante ricordare che è una sensazione perfettamente normale, specialmente oggi che i social media hanno reso più facile che mai fare un paragone tra se stessi e gli altri.

Se avete bisogno di un piccolo reminder che vi ricordi che tutto andrà per il meglio, il consiglio che Kate Nash ha dato a Gevinson è quello che vi serve: "sono una tipa tosta e nessuno può mettermi i bastoni fra le ruote." Sembra che per lei abbia funzionato.

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