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perché il marsupio è così legato alla cultura gay?

La domanda non è ​come ​il marsupio sia tornato di moda, ma ​perché ​la cultura gay per un certo periodo abbia ​finto​ di averne dimenticato l'esistenza.

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lug 25 2018, 10:51am
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Un tempo il marsupio era il paria della moda. Estremamente sfigato (passatemi il termine, non esistono alternative) e attentamente evitato da chiunque si interessasse di fashion, era considerato un accessorio da nerd, utile certo, ma lasciamolo ai turisti di Piazza Navona e troviamogli un'alternativa. Per chi come me è stato adolescente nei primi anni Duemila, era uno di quegli oggetti che eri sicuro di trovare nella valigia della zia in partenza per un tour guidato della Spagna, perché "non si fa mai abbastanza attenzione con i borseggiatori!"

Al London Pride di quest'anno, mentre combattevo contro sudore, afa e corpi invariabilmente muniti di piccole sacche allacciate in vita, improvvisamente, un'illuminazione: il marsupio è tornato. Era ovunque. Declinato in mille varianti arcobaleno, mi osservava dalle vetrine di Topshop e Primark. Durante la marcia stessa, ne ho visti di tutte le forme, colori e dimensioni. Alle due del pomeriggio circa mi ritrovo in un negozio con un obiettivo ben preciso in mente: assicurarmi anch'io un marsupio ed evitare così di sentirmi un reietto per tutto il proseguo del pride. Arrivo davanti alla cassiera, gli occhi vagano instancabili da un accessorio all'altro. Faccio per aprire bocca, ma lei mi precede con gentilezza: "hai bisogno di un marsupio, o sbaglio?"

Com'è ora ovvio anche a voi, siamo nel pieno della Marsupiomania gay.

Con il passare delle ore ho sviluppato una relazione intensa, quasi di co-dipendenza, con il mio marsupio nuovo di zecca. Come io sia riuscito fino a ieri a essere un gay credibile senza questo accessorio è un mistero insondabile per me.

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Eccomi qui, nudo come mamma mi ha fatto, a eccezione di un minuscolo paio di pantaloncini neri, ricoperto di crema solare che, a intervalli regolari, perfetti sconosciuti si sentono in dovere di spalmarmi sulle spalle. E poi quei pochi centimetri quadrati di cassa toracica oscurati dal mio fedele marsupio, permettendomi un comodo accesso agli oggetti di cui ho bisogno e attraendo gli sguardi di ogni uomo gay con cui entro in contatto visivo a Soho Square. Caricatore del telefono, t-shirt accuratamente piegata, carta d’identità, contanti. Ho tutto con me, eppure sono praticamente nudo.

La rassicurante abrasione causata dalla cintura del mio marsupio non mi dà particolarmente fastidio, anzi, mi sembra quasi una sorta di abbraccio materno (e comunque il mio marsupio non mi giudica se ho camminato mezzo nudo per il centro di Londra flirtando senza vergogna con altri twink senza t-shirt).

"La contemporanea comparsa di questi due fattori ha fatto sì che oggi due fazioni piuttosto diverse tra loro abbiano fatto del marsupio un vero e proprio culto: omosessuali e hypebeast."

La domanda, quindi, non è come il marsupio sia tornato di moda, ma piuttosto perché la cultura gay si sia dimenticata per un certo periodo della sua esistenza. O meglio, perché abbia fatto finta di essersene dimenticata.

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Il marsupio, infatti, ha una lunghissima storia alle sue spalle. Preceduto da piccole sacche in pelle create dagli uomini primitivi, si è poi trasformato in una borsetta a mano nel corso del Medioevo, come dimostrano numerose opere d'arte risalenti a quell'epoca. E poi, negli anni '90, eccolo esplodere nei rave di mezzo mondo; quale miglior accessorio avrebbe potuto contenere popper e pastiglie, del resto? Questo potrebbe spiegare il fascino che esercita sulla moda di oggi, che sappiamo essere ossessionata dagli anni '90 e dalla rave culture, appunto. La contemporanea comparsa di questi due fattori ha fatto sì che oggi due fazioni piuttosto diverse tra loro abbiano fatto del marsupio un vero e proprio culto: omosessuali e hypebeast.

Come molti gay, anche molti ragazzini in fissa per le sneaker che indossano solo Supreme e andrebbero al Berghain ogni weekend amano la rave culture e indossano sempre più spesso il marsupio, che l'attuale rebranding ha definito "waist bag," letteralmente borsa da torace. Omofobia latente e mascolinità tossica sono elementi intrinsechi alla cultura degli hypebeast, e questo non fa che rendere la sovrapposizione di gusti estetici ancora più interessante.

Probabilmente non capiscono che il marsupio è associato alla comunità queer fin dagli anni '70, quando la seconda ondata di femminismo abbracciò orgogliosamente il movimento anti-fashion, prediligendo la praticità alla bellezza estetica. Nonostante questi collegamenti storici, sembra che il ritorno del marsupio tra i giovani LGBTQ sia da essere ricondotto al suo precedente ritorno tra i ranghi dell'alta moda, a cui diede avvio Moschino nell'ormai lontano 2012. Insomma, questo oggetto è sempre più popolare tra gli uomini gay non tanto perché è molto comodo, quanto perché le passerelle degli ultimi anni ci hanno fatto capire che è anche bello.

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Martin Piel del Brighton Museum e curatore della mostra Queer Looks mi spiega che il marsupio non è un accessorio d'appannaggio esclusivo della moda queer, e ovviamente ha ragione. Il revival a cui stiamo assistendo è universale, ai festival lo si vede indossato da qualunque etero, anche Kylie Jenner ne ha fatto sfoggio ultimamente. Comunque, forse cercando di non urtare troppo i miei sentimenti, aggiunge poi: "si tratta di un oggetto nato per essere utile, perfetto per uscire e divertirsi senza essere appesantiti da borse molto grandi o tasche molto piene. La comunità queer è da sempre in prima linea quando si tratta di ballare e lasciarsi andare; magari è per questo che la cultura gay ne ha fatto, e ne fa, un uso così massiccio."

Un altro spirito guida nel mio percorso religioso verso il culto del marsupio è la storica di moda Kimberly Chrisman-Campbell, che durante il nostro incontro mi illustra il contesto in cui questo revival ha potuto prendere piede. "Il marsupio è l'accessorio perfetto per l'epoca di orgoglio queer e proteste sociali in cui viviamo," mi dice. "Durante una marcia, al suo interno ci sta tutto ciò di cui hai bisogno, lasciandoti però le mai libere per applaudire, abbracciare e brandire cartelli. Lo si vede ormai indossato da chiunque, non solo dalla comunità gay, perché è un po' diventato l'alternativa alla borsa per gli uomini etero che sono stufi di girare con tasche stracolme."

Fred Dennis, curatore della mostra A Queer History of Fashion del Fashion Institute of Technology di New York, sottolinea invece che la cultura del fitness nella comunità gay come elemento fondamentale nel legame che ha con il marsupio: "quando è arrivato in commercio, molti lo hanno considerato sin dall'inizio l'accessorio perfetto per la palestra, specialmente qui a NYC. A differenza di borse e zaini era piccolo, comodo e facile da abbinare!"

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Se il marsupio ancora esiste, probabilmente è proprio grazie a questo nesso culturale, questa confluenza di elementi specifici della cultura gay: clubbing, protesta politica, ipersessualità e fitness, solo per citarne alcuni. È la sacca di tela perfetta per qualunque omosessuale che voglia sventolare cartelli di protesta e bandiere arcobaleno mentre marcia orgoglioso per Regent Street, mentre celebra la sua sessualità e si prepara a una notte di divertimenti tra discoteche e party.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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