Pubblicità

cinque horror coreani di culto da guardare subito

In Corea sono stati prodotti alcuni degli horror migliori di sempre. E non siamo scherzando.

|
set 11 2018, 2:53pm
Pubblicità

C'era una volta una ragazza così vanitosa da essere disposta a provare qualunque trattamento di bellezza al mondo. Le avevano detto che immergersi in una vasca piena di acqua e semi di sesamo avrebbe migliorato la qualità della sua pelle, e ha deciso di provare. Dopo qualche ora ancora non era uscita dal bagno, così la madre ha iniziato a preoccuparsi, decidendo poi di forzare la serratura ed entrare comunque. Lì, l'orrore l'ha paralizzata: i semi di sesamo avevano piantato radici nei pori della pelle della figlia, che stava intanto cercando disperatamente di rimuoverli uno a uno usando uno stuzzicadenti.

È una storia così sinistra e raccapricciante da essere diventata un mito contemporaneo in Corea, perché rispecchia alla perfezione ansie e paure di una società ossessionata dall'aspetto fisico e dalla bellezza esteriore. Per questo motivo, nel 2008 è diventata il soggetto di una puntata di Hometown Legends, una serie tv horror coreana. Una simile vena contemporanea scorre nelle sceneggiature di Cinderella (2006) e The Wig (2005), in cui i protagonisti sono puniti per la loro vanità. Maggiore è l'ossessione per la bellezza, peggiore è la decadenza morale. Non esistono declinazioni del genere horror paragonabili al filone coreano, perché nessun altro paese riesce a trasformare in pellicola la violenza come accade qui, né sa attingere da una tradizione secolare per creare qualcosa di completamente nuovo.

Pubblicità

Potremmo definirla una capacità d'allegoria le cui origini rimandano al gwonseonjingak, espressione idiomatica coreana che si ispira alla teoria confuciana di giustizia poetica. Il gwonseonjingak è individuabile in numerose massime di vita coreane: fai del bene e sarai ricompensato; commetti un peccato e non sarai solo tu a pagarne le conseguenze, ma anche la tua famiglia. Questo concetto di punizione divina può essere individuato in due diversi motivi ricorrenti del cinema horror coreano contemporaneo. Vendetta da un lato, tentativi di rimediare alla fallacità dell'uomo dall'altro. Lussuria, invidia e tutti gli altri difetti dell'essere umano sono infatti al centro dei classici del genere di cui The Housemaid non è che l'esempio più noto, ma l'etica morale del gwonseonjingak spinge oggi registi e autori a interrogarsi nel profondo.

i film di Park Chan Wook e Kim Ki-duk hanno reso chiaro agli spettatori che non tutti i peccatori sono uguali, perché alcuni sono costretti a peccare a causa delle circostanze in cui versano, soggetti nella maggior parte dei casi a pressioni esterne che li vogliono conformati all'ordine sociale e rispettosi dell'autorità. È una tensione tra ribellione e repressione che prende vita anche grazie all'atmosfera grime di Seoul, paesaggio che fa da sfondo alla maggior parte dei film presi in esame. Quasi completamente distrutta dai bombardamenti del secondo dopoguerra, questa città è ormai il simbolo spirituale dell'horror coreano. Qui vengono messi in scena veri e propri bagni di sangue il cui torbido rosso spicca sui grigi sfondi della metropoli. Unica eccezione, le luci al neon che la illuminano nella notte. Qui si aggirano studentesse killer, poliziotti armati di coltelli, famiglie disfunzionali tenute insieme da padri maligni e una serie di altri personaggi che i fan dell'horror riconosceranno immediatamente. In sintesi, ciò che differenzia i registi coreani dai loro colleghi è la capacità di reinterpretare i cliché tipici del genere attraverso un mix culturale di dramma e tragedia.

Vi abbiamo incuriositi? Ecco qui cinque film per muovere i primi passi nei terrificanti paesaggi dell'horror coreano.

1. The Wailing (2016)
Uno studio dettagliato e visivamente ricco del modo in cui il male si insinua in una comunità, trasformandola in un coagulo di paranoia e violenza. Ciò che colpisce di The Wailing non è solo il modo in cui il regista Hong-jin (conosciuto anche per il suo acclamato debutto The Chaser) ricrea una pozione di terrore che vi turberà a lungo anche dopo l'ultimo fotogramma. Anche l'unione di altri elementi ha un valore impossibile da non notare: confusione, rabbia, senso di disperazione si mescolano in Jong-Goo, un poliziotto che cerca di risolvere il mistero dietro una serie di omicidi compiuti da individui che diventano zombie. E poi le sequenze di riti sciamanici tradizionali, i dialoghi serrati, le relazioni tra i diversi soggetti.

Pubblicità

La posta in gioco si alza ulteriormente quando anche la giovane figlia di Jong-Goo viene colpita dalla maledizione. La prima ora del film scorre con lentezza, ma resistete e sarete ricompensati. Per la sua rappresentazione biblica del terrore morale e per il modo in cui questa sensazione destabilizza i personaggi, The Wailing ricorda in qualche modo The Crucible di Arthur Miller, ma è ancor più disturbante, perché la fine sembra suggerire che la redenzione non esiste. Neanche per chi per chi combatte il diavolo fino all'ultimo, amaro istante.

Se vi è piaciuto questo film consigliamo anche: A Tale of Two Sisters (2003) e The Quiet Family (1998).

2. Phone (2002)
Ahn Byeong-ki viene spesso citato quando si parla dei padri fondatori dell'horror coreano contemporaneo. Sua è infatti la nota citazione: "Il linguaggio universale della paura è quello con il maggior potenziale di superare i confini nazionali." Il suo film Phone (2002) è stato realizzato nel decennio d'oro di questo genere, ed è una rielaborazione edipica della tradizionale figura del wonhon (spirito vendicativo).

La trama ruota attorno a Ji-won, una giornalista che dopo aver pubblicato un'inchiesta su un pedofilo inizia a ricevere telefonate minatorie. Quando si trasferisce a casa di un'amica, i drammi familiari si fanno sempre più inquietanti. La figlia dell'amica risponde a una telefonata indirizzata a lei, e subito dopo inizia a mostrare attrazione sessuale per il padre e disgusto per la madre. Nella colonna sonora c'è anche la Sonata per Pianoforte n. 14 di Beethoven, e vi assicuriamo che dopo aver visto questo film non la ascolterete mai più nello stesso modo.

Se vi è piaciuto questo film consigliamo anche: The Housemaid (1960), Bunshinsaba (2004).

3. The Vengeance Trilogy (2002 – 2005)
Impossibile parlare di horror coreani senza nominare la Vengeance Trilogy di Park Chan Wook. Nello specifico, Sympathy for Lady Vengeance si è guadagnato negli anni lo status di film iconico per la sua messa in discussione delle norme patriarcali che tutt'oggi definiscono la società coreana. A interpretare Lady Vangeance è Lee Young-ae, attrice affermatasi perché capace di recitare con forza e determinazione, dando nuova linfa ai personaggi femminili che porta sullo schermo. Anche nella pellicola di Chan Wook è successo lo stesso: il modo in cui si trasforma in madre maligna e assetata di vendetta ha stupito sia il pubblico che la critica.

Pubblicità

Oldboy racconta invece la dolorosa storia di Oh Dae-su, confinato in una stanza per oltre 10 anni senza sapere perché, né chi sia il suo carceriere. Non importa quante volte vedrete questo film, continuerà sempre a terrorizzarvi allo stesso modo, al contrario del suo remake hollywoodiano. Infine, Sympathy for Mr Vengeance viene spesso dimenticato, ma è probabilmente la pellicola in cui Chan Wook riesce a trasmettere al meglio l'orrore della vendetta. I personaggi sono corrotti, ossessionati e moralmente distrutti, mentre il susseguirsi di omicidi lascia tracce impossibili da eliminare o dimenticare.

Se vi è piaciuto questo film consigliamo anche: I Saw the Devil (2010), Mother (2009).

4. Hide and Seek (2013)
Hide and Seek si apre con una scena di tensione allo stato puro: una giovane donna torna a casa, ma trova solo un edificio abbandonato e controlla intanto di non essere seguita dal suo inquietante vicino di casa che indossa sempre un casco integrale, sempre. Non serve dirlo, ma tutto diventa ovviamente ancor più raccapricciante quando compare Sung-soo, un benestante uomo d'affari di Seoul che sembra avere una vita perfetta. Dopo aver scoperto che il fratello con cui non parla da anni è scomparso decide di andare a cercarlo, ma scopre che l'ultimo indirizzo conosciuto è proprio l'edificio abbandonato di cui sopra, in cui vivevano famiglie ben meno abbienti della sua.

Pubblicità

Il film sfrutta le dinamiche dell'horror per portare sullo schermo le incredibili disuguaglianze sociali della Corea. Si prende gioco del modo in cui il benessere somiglia a una gabbia dorata da cui i ricchi osservano tutto il resto della popolazione. Tra inseguimenti e colpi di scena, il momento più memorabile rimane probabilmente quello in cui la demonizzazione dei poveri diventa cristallina. Cioè quando Sung-soo e la sua famiglia vengono invitati per un tè a casa di una conoscente, ma la figlia rifiuta di far toccare il suo giocattolo all'altra bambina. "È sporca," urla disperata. L'espressione ferita della madre è abbastanza a farvi rabbrividire, ve lo assicuro.

Se vi è piaciuto questo film consigliamo anche: Office (2015), Forbidden Floor (2006).

5. Train to Busan (2016)
Probabilmente il miglior film di zombie degli ultimi anni, Train to Busan è ambientato su un treno ad alta velocità che va da Seoul a Busan appunto. Primo punto a suo favore, la serie di personaggi coloriti che ci vengono man mano presentati. C'è l'uomo d'affari che porta in vacanza la famiglia, la vecchietta snob, la cheerleader e il suo fidanzato, la coppia di sposini novelli che aspettano il primo figlio. Tutto si fa terrificante quando un virus sconosciuto si diffonde in ogni città in cui ferma il treno, e con il passare dei minuti ci si accorge che non sarà necessario combattere solo contro gli zombie, ma anche difendersi gli uni dalla cattiveria degli altri.

Train to Busan non ha comunque paura di essere irriverente e scardinare i simboli nazionalmente riconosciuti come indici di successo. C'è una scena in cui un senzatetto vaga senza meta urlando che "tutti sono morti." La figlia del businessman lo osserva, e intanto si sente dire dal padre "se non studi, finirai come lui." Non solo sangue e scene disturbanti, quindi: questo film riesce a usare il dolore per enfatizzare l'altruismo disinteressato di alcuni, facendoci capire che la logica dietro ogni tecnica di sopravvivenza è sempre la stessa: uniti abbiamo più possibilità di vincere.

Pubblicità

Se vi è piaciuto questo film consigliamo anche: The Host (2006), Wishing Stairs (2003).

Segui i-D su Instagram e Facebook.

Perché tutti siamo in fissa con gli horror ultimamente? Qui una possibile spiegazione:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

more from i-D