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ha ancora senso etichettare tutte le sfumature della sessualità?

LGBT, Q, I, A, H e mille altre definizioni sono davvero quello di cui abbiamo bisogno?

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apr 12 2018, 1:09pm

Image via Wikipedia

Sono cresciuta in Irlanda. Lì il mio mondo si divideva tra un sacco di etero e pochissimi gay. Mi immaginavo le persone omosessuali come un gruppo di eccentrici e, proprio per la loro eccentricità, facili da individuare tra la folla. Non esisteva niente in mezzo: c'era un solo modo di essere, e poi c'era il suo opposto. E basta. Per questo motivo, quando ho iniziato a sentire il desiderio di entrare in intimità con altre donne, di toccarle e conoscerle, non riuscivo a inquadrare questa sensazione nello spettro delle pulsioni sessuali, perché non mi rivedevo nell'idea di omosessuale a cui ero abituata. Mi piacevano anche gli uomini, comunque, quindi dovevo essere per forza eterosessuale.

Il primo libro di Michael Amherst, Go the Way Your Blood Beats, ci spinge a riconsiderare tutte queste etichette. È un libro di difficile collocazione, una riflessione commovente e sagace sulla bisessualità e sul bisogno di dare un nome alla sessualità di chi ci circonda. Grazie a una scrittura lucida e scorrevole. quello che avrebbe potuto diventare un asettico lavoro teorico prende invece vita. Gli elementi che guidano la ricerca di Amherst sono due: uno spirito inquieto e il pensiero di James Baldwin (è proprio da una sua citazione che nasce il titolo: "You have to go the way your blood beats. If you don't live the only life you have, you won't live some other life, you won't live any life at all."). Ma non mancano parti più personali, tra lettere d'amore e confessioni.

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"Il libro ha finito per essere molto diverso da come l'avevo immaginato inizialmente," mi dice Michael quando ci incontriamo nella British Library di Londra. "Lo pensavo come un saggio canonico in cui avrei parlato della Scala Kinsey, dello spettro della sessualità e avrei teorizzato che tutti siamo potenzialmente bisessuali. Ma adesso non sono più sicuro di questa affermazione."

"Stavo lavorando al concept principale quando ho saputo che il mio ex, Rudolph, era appena morto. Il primo pensiero è stato: 'Ho sette giorni per finire questa bozza, forse dovrei mollare tutto.' Ma lui mi aveva aiutato così tanto, mi era sempre stato vicino. Lì ho capito che se c'era un motivo per continuare a scrivere, quel motivo era proprio lui."

Al centro di Go the Way Your Blood Beats c'è la volontà di Amherst di far accettare al lettore la fluidità del desiderio e dell'attrazione sessuale. La sua analisi riflette sul bisogno di inserire ogni nostra inclinazione in una casella predefinita e basata sulla dicotomia etero/gay. Bisogno che risulta ancora più assurdo quando viene raccontato attraverso esperienze personali. Nelle prime pagine, lo scrittore ripercorre la reazione dei media all'annuncio di Tom Daley sul suo fidanzamento, scrivendo che "nel 2013 l'atleta olimpionico inglese Tom Daley ha pubblicato un video su YouTube in cui annunciava di avere una relazione con un uomo. Ha detto di essere attratto sia dagli uomini che dalle donne, e di voler semplicemente essere chiaro con tutti sulla sua situazione sentimentale. La stampa britannica però l'ha dipinto come gay, non come bisex. Anche se lui non aveva mai detto nulla del genere."

Quando ci troviamo davanti a un uomo che ha un legame sentimentale con un altro uomo, questa è forse la reazione più diffusa. La percezione comune della bisessualità ci dice che per far parte di questa categoria dobbiamo provare eguale attrazione per entrambi i sessi. Altrimenti, nel caso degli uomini, si presume tu non sia abbastanza coraggioso da fare un coming out definitivo. Le donne vengono invece considerate etero di default (anche se ci sono studi scientifici che sostengono il contrario) e chi di loro sceglie la strada della bisessualità lo fa solo per attirare l'attenzione degli uomini. In entrambi i casi, il pene è un qualcosa di definitivo, mentre il sesso senza sembra quasi irreale.

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Quando ripenso alla mia infanzia e alla mia adolescenza, mi rendo conto che queste categorizzazioni mi hanno impedito anche solo di accettare il fatto che mi potessero piacere anche le ragazze. A scuola, ma anche all'inizio dei vent'anni, c'erano donne da cui mi sentivo attratta, ma tutto rimaneva su un piano astratto. Non riuscivo a collegare questa voglia di vicinanza alla sfera sessuale. Le cose sono cambiate quando mi sono trasferita, arrivando in una città dove nessuno conosceva me o la mia sessualità. È per questo motivo che mi sento così vicina al rifiuto di etichette che il libro di Amherst propone.

Mi chiedo se lui pensi che la tendenza a categorizzare gli altri in base ai loro partner sessuali abbia a che fare con le esperienze dei gruppi LGBTQ del passato. Spesso mi ritrovo a pensare che quando mi stufo di un'etichetta che la gente mi ha appioppato, beh, magari succede perché adesso vivo in una società che mi permette di fare ed essere quello che voglio. Mi chiedo se sia questo privilegio a permettermi di fare una smorfia di fronte a qualsiasi etichetta.

"So che alcune persone LGBTQ delle generazioni precedenti alla mia troveranno minacciosa questa discussione sulla fluidità sessuale. Ma so anche che altre persone la accoglieranno positivamente," commenta Michael. "Ci sono persone che hanno bisogno di etichette, e a loro il mio libro non dirà molto. Ma non credo che sia una questione generazionale. Credo che Rudolph, che mi ha insegnato moltissimo e a cui ho dedicato il libro, non sarebbe d'accordo con ciò che ho scritto. In definitiva, ho capito che l'unica cosa che posso fare è spiegare come stanno le cose per me, sperando che il mio punto di vista sia d'aiuto anche ad altre persone."

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Ammettendo quindi che molte persone siano a loro agio con le etichette di gay, etero o bisex, Go the Way Your Blood Beats smaschera l'assurdità delle categorizzazioni a tutti i costi, specie quando si vuole dare un nome a comportamenti e inclinazioni altrui, formulando giudizi basati su opinioni e senza prove concrete. Questo libro ci ricorda che non dobbiamo cercare a tutti i costi una spiegazione o una definizione, perché a volte anche la confusione e l'assenza di nomi specifici sono cose positive.

Qualche tempo fa noi di i-D abbiamo incontrato l'attivista e avvocatessa specializzata in diritti LGBTQ Cathy LaTorre. Qui trovate le sue risposte a domande come "Come mi comporto se dopo aver fatto coming out i miei mi vogliono diseredare?":

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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