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la nostalgia è stata la forza creativa della fashion week di milano

Nella AW 18 la moda italiana ha celebrato il passato per guardare al futuro.

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mar 2 2018, 10:27am

Versace, Prada e Fendi autunno/inverno 2018. Fotografia di Mitchell Sams. 

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Piccolo riassunto: tra un paio di giorni andremo a votare, gli scontri politici si fanno sempre più violenti e giusto lo scorso weekend a Milano abbiamo assistito al comizio elettorale di Salvini e agli scontri tra polizia e presidi antifascisti. Dobbiamo forse ricordarvi cos'è successo a Macerata poche settimane fa? Non credo. Ci teniamo solo a sottolineare che l'inasprimento del clima si fa sempre più intollerabile nel nostro paese.

In tempi di instabilità politica ed economica, le passerelle della Fashion Week di Milano sembrano all'apparenza aver ignorato gli enormi problemi della società italiana. Come? Scegliendo escapismo e nostalgia. È una reazione spontanea: quando affrontare il presente si fa difficile—se non impossibile—è facile trovare serenità guardando al passato o sognando un futuro migliore. A volte la moda risponde così, immaginando tempi più felici davanti a noi. Ma oggi la soluzione predominante sembra invece essere quella di guardare invece al passato, alla nostalgia e al senso di perdita. Parlare di ciò che succedeva ieri ci permette di criticare velatamente anche la contemporaneità. E a Milano questo atteggiamento è stato impossibile da non notare.

Tutto è iniziato l'anno scorso, con la collezione primavera/estate 2018 di Versace, che è stata un omaggio e una celebrazione del genio creativo del suo fondatore Gianni, in occasione dei 20 anni dalla sua morte. Il finale è stato di quelli indimenticabili: Naomi Campbell, Carla Bruni, Cindy Crawford, Claudia Schiffer ed Helena Christensen, le cinque icone per eccellenza della moda anni Novanta, hanno sfilato in passerella sulle note di Freedom! di George Michael.

Versace primavera/estate 2018. Fotografia di Mitchell Sams.

In casa Versace, il passato si è trasformato in un mito, qualcosa di troppo grande e troppo importante per essere mai davvero esistito. Ma rimane comunque qualcosa da celebrare, un ricordo che quel passato c'è stato e che il talento di Gianni non può essere dimenticato. Più che una dichiarazione socio-politica, questo atteggiamento ci dice chiaramente che la rilevanza odierna di Versace pone le sue basi e cresce proprio sul successo di quegli anni.

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Il modo in cui Prada si è approcciato al passato durante questa ultima stagione va invece letto come diametralmente opposto, perché per la maison l'eredità ha un valore solo quando viene rielaborata e ricontestualizzata. Tra gli stilisti, Miuccia è sempre stata considerata la più saggia e astuta; le sue collezioni donna e uomo 2018 hanno riportato in vita l'iconica iconografia di Prada Sport, il nylon e le stampe più celebri della maison. Un remix di greatest hits, insomma, che ha trovato il modo di rendere rilevante il passato anche nel mondo di oggi. Ed eccola qui, la nostalgia. Quella sensazione di trovare nuove energie negli storici codici estetici del brand. Non si tratta di volumi di vendita o introiti generati: Miuccia ha voluto rendere omaggio al suo stesso impatto sulla storia della moda, attirando l'attenzione sulle sue creazioni e mostrando al pubblico quanto senza tempo esse siano attraverso la loro integrazione nelle collezioni di oggi. La nostra reazione è sempre la stessa, ieri come oggi.

Allontanandoci per qualche istante da Milano, questa nostalgia per il passato sembra essere davvero ovunque. E non è quindi una sorpresa che tutte e quattro le capitali della moda stiano vivendo momenti di instabilità politica. A Londra convivono Brexit e revival delle Spice Girls. A Parigi le difficoltà finanziarie vanno a braccetto con i riferimenti di Dior al maggio del 1968. A New York c'è Trump, ma la comunità queer lo ignora e si concentra invece sulle comunità underground degli anni Ottanta. Più in generale, stiamo assistendo a un ritorno al glam anni '70 e '80 da parte di ogni brand, da Halpern a YSL: le politiche del passato—viste attraverso lenti rosa edulcoranti—la dicono lunga sul mondo di ieri, ma certamente anche su quello di oggi.

Prada autunno/inverno 2018. Fotografia di Mitchell Sams.

Milano esplora questa filosofia—che potremmo riassumere come rifugiarsi nel passato per cercare riparo da un presente difficile—meglio di qualunque altra città. L'atteggiamento qui è sempre stato quello di celebrare un'epoca d'oro e rimpiangere il paradiso perduto. Avvolta in pelle e pelliccia, artigianalità e commercio, lusso e tessuti preziosi, Milano ti ricorda continuamente come è nata la sua illustre storia. Le fondamenta della moda italiana poggiano su capacità tecniche e sartorialità, non sull'innovazione avanguardistica di Parigi. Non sul ciclo di costante novità di Londra.

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Milano è una questione di famiglia, con tutto ciò che il legame di sangue comporta: sensazione di sentirsi a casa, mentalità ristretta e lotte intestine, ad esempio. Questa compattezza taglia fuori il mondo esterno, offrendo protezione a chi ne fa parte. Contemporaneamente, storia, orgoglio e fiducia illimitata nella bellezza di ieri si dimostrano elementi fondamentali all'innovazione: in questa Fashion Week milanese, guardare al passato ha generato frutti creativi incredibili.

Un ottimo esempio in questo caso è Fendi, che ha portato in passerella una collezione caratterizzata da un silenzioso ma energico classicismo. Lasciamo da parte le pellicce—perché qui da i-D gli animali preferiamo coccolarli che indossarli—e concentriamoci sul nocciolo della sfilata: la lussuosa iconografia del logo Fendi, rielaborato e reinterpretato attraverso l'uso di un altro simbolo del passato italiano, Fila. Così gli abiti hanno unito nostalgia per la mania del logo tipica degli anni '90 a linee tipicamente anni '80. Il modo in cui tutti questi elementi si sono andati a incastrare l'uno con l'altro è stato semplicemente perfetto.

Fendi autunno/inverno 2018. Fotografia di Mitchell Sams.

Allo stesso modo, anche Prada ha visto nel suo ieri la chiave di comprensione dell'oggi. Tra le figure creative italiane, Miuccia è la più interessata alla moda come strumento d'interpretazione della società, con un dottorato in Scienze Politiche alle spalle, tra le altre cose. I suoi design esplorano il modo in cui le donne interagiscono con il mondo, offrendo per l'autunno/inverno 2018 un senso di protezione e sicurezza grazie ai numerosi sprazzi di colori fluo. Anche la scelta dei materiali ha evocato il passato di Prada, specialmente attraverso il nylon, che è diventato simbolo del lavoro di Miuccia per la maison e del suo impatto sull'industria della moda in generale. Per la collezione uomo ha chiesto ad architetti e altri creativi di utilizzare questo tessuto per creare borse e accessori, staccandoli da elementi del passato e liberandoli. Dalle stampe alla resurrezione di Prada Sport, dal nylon ai colori fluo, Miuccia sembra aver voluto trasmettere il messaggio che non si tratta solo dei mille modi in cui ha influenzato la moda, ma della relazione che ognuno di noi ha con il passato, del modo in cui può influenzare il presente e come i due continuino a intersecarsi.

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È in questo modo che Prada esemplifica tutto ciò che di interessante succede nella moda italiana oggi. Non adora il passato, ma indaga il modo in cui impatta presente e futuro. Non ignora la situazione politica e sociale contemporanea, ma trova nuovi modi per analizzarla attraverso i codici estetici. Non propone slogan su t-shirt, ma fornisce risposte concettuali ragionate. "Viviamo in un periodo interessante, perché non sappiamo dove stiamo andando," ha dichiarato Miuccia dopo la sua sfilata donna. E se non sappiamo dove stiamo andando, una reazione sensata potrebbe essere guardare dove siamo stati in passato.

Per fare un bel ripassone di sfilate ed eventi della Settimana della Moda di Milano, vi consigliamo di fare un giro qui:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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