Pubblicità

l'ascesa del brutto in passerella

In un mondo in cui la bellezza sembra sempre a portata di mano, forse l'estetica del brutto è l'unica scelta per chi vuole davvero distinguersi.

|
ago 23 2017, 10:30am
Pubblicità

Abbiamo spesso l'impressione di vivere in un'era in cui la moda è particolarmente brutta, una a cui nel futuro guarderemo con sdegno, come gli anni '80. Nonostante sembrino uscite da Futurama, il modello Nike chiamato Huarache è in qualche modo diventato uno dei modelli di scarpe sportive più emblematici di questo periodo. Nel frattempo, Vetements è diventato il brand simbolo dell'haute couture contemporanea spacciando per nuova un'estetica che solo gli adolescenti in piena crisi d'identità avrebbero considerato interessante. Chiamatemi vecchio stampo, ma i vestiti non dovrebbero farti apparire al meglio?

Nel caso di Vetements, capisco perché la gente scelga d'indossare le creazioni di Demna Gvasalia: hype, esclusività, il brivido che regala avere un capo così costoso. Ma questi sono tutti sintomi della desiderabilità, non suoi catalizzatori. È innegabile la presenza di una certa artigianalità nel suo lavoro, e posso ammirare un pezzo Vetements in quanto oggetto, ma nessuno mi convincerà mai che indossandolo potrei apparire davvero al meglio.

Il gusto è soggettivo, ma ci sono alcuni criteri oggettivi che lo formano: qualità come proporzioni e misure. L'architettura classica appare immediatamente bella perché queste costruzioni sono state erette pensando alle proporzioni del corpo umano e il nostro inconscio le trova istintivamente attraenti. Al contrario, gli abiti sproporzionati e informi di Vetements fanno a pugni con tali proporzioni e automaticamente non possono che sembrarci brutti. Ma forse è proprio questo il punto: la bruttezza è esattamente ciò che rende questo brand così unico, e quindi desiderabile.

L'artigianalità nel lavoro di Demna Gvasalia è innegabile, e posso anche ammirare un pezzo Vetements in quanto oggetto fisico, ma nessuno mi convincerà mai che indossandolo potrei apparire davvero al meglio.

Pubblicità

Dalla tendenza del #foodporn su Instagram a campagne pubblicitarie che ci propinano esseri umani perfettamente aerografati dai denti esageratamente bianchi, il nostro campo visivo è soffocato da immagini esteticamente soddisfacenti. IKEA ha trasformato gli appartamenti di studenti squattrinati in showroom di minimalismo scandinavo a portata di tutti. Internet, democratizzando l'informazione, ha affinato di molto la nostra sensibilità al bello.

Prendiamo ad esempio il mondo del make-up: un tempo, le tecniche ti trucco professionali erano segreti riservati ai professionisti del settore, mentre oggi c'è Zoella che insegna a legioni di 11enni come trasformarsi in bamboline di cera su YouTube. Non serve più assumere un interior designer per arredare con gusto il vostro bilocale, perché su internet troverete più siti d'arredamento d'interni che granelli di sabbia in spiaggia. H&M, grazie alle collaborazioni con Alexander Wang e Versace, offre ai suoi clienti brand d'alta moda a prezzi da grande magazzino. Apparire sempre al meglio non è più una sfida, è la regola.

Negli ultimi anni, l'alta moda sembra infatti essersi allontanata dall'idea dell'appagamento meramente estetico e facendo sempre più sfoggio dell'esclusività come caratteristica che la distingue dalle altre fasce di mercato. In questo mondo che tanto ci appaga in termini di bellezza, dove tutti e tutto sono sempre al meglio, il modo più ovvio per farsi notare è stimolare un minimo grado di repulsione nell'altro.

In questo mondo che tanto ci appaga in termini di bellezza, dove tutti e tutto sono sempre al meglio, il modo più ovvio per farsi notare è stimolare un minimo grado di repulsione nell'altro.

Pubblicità

Ugly Models è un'agenzia di modelli nata nel 1969 cha costruito il suo intero modello di business attorno a questo concetto. Il risultato? Contratti con Calvin Klein, Diesel e Vogue. È insomma evidente che il brutto eserciti un certo fascino, qualcosa che Demna Gvasalia ha capito alla perfezione: "Qui da Vetements diciamo sempre 'È brutto, e questo è il motivo per cui ci piace.'"

Niente di nuovo, però: pensatori e artisti sono attratti dal brutto da oltre un secolo. Il filosofo tedesco Karl Rosenkranz ha coniato il termine "estetica del brutto" nel 1853. All'alba del Ventesimo Secolo, gli espressionisti viennesi come Oskar Kokoschka, Egon Schiele e Gustav Klimt hanno sfidato i canoni estetici tradizionali, mettendo in discussione l'assioma per cui la bellezza fosse il fine ultimo dell'arte.

L'espressionismo fu un movimento nato in reazione alla bellezza classica del Makartstil austriaco estremamente in voga al tempo. I nuovi artisti hanno invece dipinto chi stava ai margini della società, esprimendone tutta la bruttezza in quanto sinonimo di verità. Convinti che la ricerca del bello allontanasse dalla realtà quotidiana, gli esponenti di questa corrente artistica si fecero portavoce del brutto con orgoglio.

La bellezza, in tutte le sue forme, piace con troppa semplicità. La bruttezza, al contrario, ha il potere di sovvertire tale meccanismo, e proprio per questo si fa emblema dell'estremo.

Pubblicità

Questo principio si è poi ripresentato con cadenza più o meno regolare nei decenni successivi. Nella scena hardcore degli anni '80, band come i Black Flag e i Minor Threat hanno risposto per le rime alla sovrapproduzione di rock del decennio precedente con un punk che rifiuta melodie, strutture e musicalità. Come? Suonando più veloce e più forte di quanto avesse fatto chiunque altro in precedenza. Come l'arte per gli espressionisti, questa musica è un'espressione diretta dei tempi in cui è nata. E anche se magari non è stata accolta con favore dalla scena mainstream, il suo essere così rivoluzionaria ha fatto sì che oggi venga ricordata come una delle scene più rilevanti del Ventesimo Secolo.

Forse è qui che la bellezza fallisce: spesso è troppo quieta per essere ricordata. Appaga, soddisfa, piace. La sua presenza altro non è che una fonte di tranquillità per chi la osserva. Non c'è niente d'impegnativo o distruttivo in tutto ciò. La bellezza, in tutte le sue forme, piace con troppa semplicità; è l'estetica della maggioranza, mai di chi sta ai margini. La Apple e la sua perfezione ingegneristica rappresenteranno sempre lo status quo. Ma la bruttezza, al contrario, ha il potere di sovvertire tale meccanismo, e proprio per questo si fa emblema dell'estremo. Ha il potere di trasformare, di far cambiare opinioni e gusti a chi ne è testimone—e non c'è niente che sia più attraente di ciò rispetto a una banale, scontata bellezza.

Crediti


Testo Aleks Eror
Fotografia Jason Lloyd Evans

more from i-D