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nasomatto crea profumi che sanno di hashish, sesso e anarchia

Due chiacchiere con Alessandro Gualtieri, creatore dei profumi di nicchia più assurdi e introvabili del momento, per scoprire che "ci annusiamo perché è un modo per essere a nostro agio con noi stessi."

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apr 12 2018, 11:25am

Fotografia di Sara Bugoloni

Ho intervistato Alessandro Gualtieri che è la mente e sopratuttto il naso (o forse, soprattutto la mente, non ho ancora ben capito) dietro e dentro Nasomatto e Orto Parisi.

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Il mondo della profumeria è un un sistema strano che tiene insieme gli odori, la moda, il glamour, l'advertising, materie prime costosissime, tantissima immagine ma anche tantissimo lavoro e personalità eccellenti quanto fuori di testa.

E poi da qualche anno c'è questa ossessione collettiva per i profumi di nicchia. Conseguenza: la profumeria indipendente è esplosa. E ha trasformato i profumi da status symbol anni '80, in cui quello che contava erano il marchio, il lusso e i soldi, in un bene posizionale e culturale. Oggi nella città dei servizi e delle partite IVA presentarsi in società con addosso due spruzzi di profumo manistream, equivale a mangiare con le mani o indossare un paio di Hogan. Nel nostro mondo colto e progressista, la fragranza deve essere introvabile. Possibilmente disturbante. E assolutamente unica.

Alessandro è, suo malgrado come si capisce dalle risposte che dà, l'emblema e al contempo il primo bombarolo di questa rivoluzione. Un anarchico ossessivo e diffidente. Un terrorista olistico che lotta per abbattere quella stronzata che chiamiamo lifestyle. Un dandy blasfemo e sornione che sostiene che non c'è dogma e non c'è metodo, perché c'è solo stomaco. Provare prima di raccontare. Fare prima di giudicare per esaltare l'individuo, e se il profumo perfetto per te è fatto di deodorante per auto, benzina e acqua di colonia da supermercato allora sia. È giusto così.

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L'ho incontrato in un vecchio bar demodé vicino alla stazione centrale di Milano, contesto anni '70 non di ricerca vintage ma puramente residuale, lui in cappotto doppiopetto e cappello signorile emana un fascino affilato, è elettrico e narcotico, gentile ma senza metterti a tuo agio. I camerieri ossequiosi usano i modi del cliente abituale e di una certa caratura e si vede che lo conoscono bene. Non si capisce come però, dato che Alessandro vive ad Amsterdam. E iniziamo a chiacchierare.

Dove comincia tutta questa storia di nasi, fragranze e unicità?
Sai, a volte la famiglia ti sta stretta, altre volte ti sta larga. Sono andato via dall'Italia e non avevo competenze specifiche, a parte fare il disossatore professionale perché i miei genitori avevano una macelleria. E per puro caso mi sono trovato in Bayer; me la cavavo un po' con l'inglese e con il tedesco, così mi hanno preso per tenere in ordine una libreria di bottiglie. Da lì è partito tutto. Io di profumi finché non ho iniziato a fare questo lavoro non ne sapevo nulla, non è che sognavo di farlo o pensavo di avere un talento...

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Però tra fare il bibliotecario di bottiglie, per così dire, e decidere di lavorare con quello che c'è dentro alle bottiglie ce ne passa, il naso è un lavoro strano.
Il naso è strano, hai ragione. Ma quando l'ho conosciuto ne sono rimasto appassionato. La Bayer era una delle poche società che allora—parliamo dei primi anni '80—aveva una sezione farmaceutica, poi c'era la sezione aromi, cioè sapori, e le fragranze. Fragranze vuol dire tutto, si va dai profumi per detersivi per pavimenti o piatti, a quelli per creme corpo e bagnoschiuma, shampoo, balsamo, lucido da scarpe, benzina. Tutto quello di cui c'è bisogno, che può essere mascherare un cattivo odore, oppure aumentare un profumo che è già appealing, ma anche dare una personalità olfattiva. Poi però mi hanno un po' sbattuto fuori perché io ero uno scalmanato. Sono rientrato in Italia, avevo un po' di amici nella moda, seguivo Yohji Yamamoto, Helmut Lang... Ho conosciuto i ragazzi di Diesel. Al tempo andava di moda fare il profumo dello stilista. C'era un'azienda che sponsorizzava la creazione e la messa sul mercato di un progetto pagando delle royalties. E io cercavo di buttarmi un po' in questo campo. Ma non mi piaceva l'ambiente, non era per niente meritocratico allora mi sono incazzato e mi sono messo per i cazzi miei. E per farlo da solo devi essere un gran disperato. Con disperazione e perseveranza si fa tutto, si arriva ad ammazzare figurati...

Buono a sapersi. E qui arriva la questione del fare invece dell'inventare, farneticare, mistificare. Prima l'industria, poi il romanticismo.
Ma magari venire dall'industria! Io vedo che un sacco di gente vive di idee e non sa poi minimamente fare le cose. Poi da lì si arriva ad altro, io adesso lavoro in modo semi artigianale, semi artistico e poi in parte comunque industriale, ma per me quell'infarinatura lì è fantastica.

Una cosa che mi sono sempre chiesto è se a un certo punto, anche chi lavora nel campo 'del sensibile' continui ad avere una percezione valoriale degli elementi, o se invece tutto si relativizza e inizia a essere affrontato su una scala diversa rispetto al 'buono' e al 'cattivo'.
No, non esiste un odore buono o uno cattivo. Proprio come non esistono persone belle o brutte. È tutto soggettivo. Io vivo di odori che la gente pensa siano cattivi e li prendo, li giro, li faccio miei e poi mi aiutano nelle mie creazioni. Quello che importa è il contrasto, la bellezza sta nel mettere insieme il rifiuto con l'attraente. È questo che fa nascere le cose speciali. Se uno ha tutto bello, naso bello, occhi belli e via così, sai che due coglioni? Anche se poi è un modello o uno stereotipo di bellezza, ma quello che resta nel tempo è il bello strano. E lo stesso vale anche per gli odori.

Ci vuole raccontare qualcosa su Nasomatto?
No. Basta Nasomatto, mi ha rotto i coglioni.

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Okay. Una parte molto affascinante del suo lavoro poi sta nei nomi che dà ai profumi e nelle descrizioni, che possono essere o brevissime frasi, oppure semplici associazioni di immagini.
I titoli sono nati alcuni dopo e altri prima dei profumi. Quello che scrivo per ogni profumo è difficilissimo, perché il marketing osa dirti cosa dovresti fare e come dovresti farlo. Ed è così che muoiono le aziende. Io per fare la parte scritta ci metto tanto perché non è cosa mia, ma è importante. Poi non capisco il mondo dell'editoria e questi giornalisti del beauty... Sono lì da una vita e scrivono tutti le stesse cose. Vuoi scrivere qualcosa di un profumo? Te lo prendi, lo annusi e scrivi tutto quello che vuoi, te ne devi fregare.

Prendo nota per il futuro.
I nomi comunque sono legati al lavoro che c'è dietro. Duro era basato sull'odore dell'inguine, e a quello di un rapporto sessuale. Pensa se qualcuno ti dicesse "oddio che buono l'odore del tuo inguine." Quando mi è venuta questa idea sono impazzito, e ho cominciato a cercare di capire l'inguine di cosa sa, come cambia, e poi lì un trip che parte e non ti fermi. Nuda invece—che tutti adesso dicono fantastico—all'inizio ha venduto pochissimo, anche perché era molto caro. Ma sai, c'era il gelsomino, che costerà 85.000 euro al chilo. Lì avevo sbagliato, perché mi ero troppo avvicinato alla natura, che senso ha fare un profumo che assomiglia alla natura? Nessuno, la natura vince sempre.

L'idea iniziale, la scintilla che scatena tutto, come arriva?
Dipende, io ho passato anni e anni a fumare hashish e ho sempre adorato quando scaldi il fumo e vedi la nuvoletta che sale verso l'alto. Ho lavorato per sei anni a questa idea, e alla fine ha funzionato [il risultato è il profumo Black Afgano, NdA]. Un'altra volta, sono andato in ospedale a trovare un amico e c'erano tutti questi Lilium dall'odore quasi narcotico. Mi aveva fatto ridere pensare che tu vai da uno in ospedale perché sta guarendo e lo ammazzi portandogli questi fiori così potenti, micidiali. E da queste cose poi vengono le idee.

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Il manifesto che spiega cosa è Orto Parisi—la linea su cui sta lavorando ora—inizia con una frase mostruosa e impeccabile: "The parts of the body that carry more smell are those where more soul is collected."
Sì, ormai viviamo in una società dove non possiamo più puzzare. Ci facciamo due docce al giorno, ci candeggiamo l'ano per non farlo vedere sporco quando si fa sesso e cerchiamo in tutti i modi di allontanare i nostri odori. Però poi siamo sempre lì a cercarci, ci tocchiamo da soli, ci annusiamo perché è un modo per essere a nostro agio con noi stessi. Ho voluto raccontare questa cosa usando alcune materie prime che vanno a creare una specie di orto da coltivare poi, arricchendolo poi di idee. Un corpo-orto. Così è nato Orto Parisi. Le parti più scure, quelle dove sudiamo... Io avevo questo trip sull'ano, ho un sacco di foto di ani, avevo fatto anche questo video con un ano che parlava... Avrò due hard disk pieni di ani. Per capire tutto, le rughe, le grinze... Ani neri, ani bianchi, ani femminili, ani maschili. Tutto.

Di lì inizio a collezionare le materie prime, poi faccio i primi accordi, poi delle piccole costruzioni, poi delle basi. Poi a volte le basi le pulisco, a volte invece aggiungo delle cose. È un po' come fare musica, è un lavoro complesso. Per farli buoni e diversi poi ci vuole tempo; un sacco di prove e riprove e applicazione. Tu puoi anche immaginarti come deve essere il risultato, ma la parte difficile non è farsi venire un'idea, è realizzarla. Ad avere idee sono bravi tutti, è avvicinarsi alla propria idea di perfezione che è complicato.

Come, quanto e dove vanno messi i profumi?
Tutte 'ste paranoie sul profumo non te le devi fare, te ne metti su uno e vedi cosa succede. Come reagisci tu e come reagiscono gli altri. Magari ti metti una roba di Nivea che costa 5 euro e ti fermano tutti. È quello il bello. È una cosa di stomaco, se non ti tira non ti tira, puoi farti condizionare dal racconto, ma ha le gambe corte. Se quando ti metti un profumo hai la gente incollata addosso basta, è andata. Devi giocare, se ti vuoi spruzzare cinque profumi che hai a casa puoi benissimo farlo. Tutte 'ste cazzate, devi metterlo sul polso devi metterlo sul collo, gli ingredienti... Ma chissenefrega. Il tulipano nero dell'Himalaya... Non è mai esistito nessun cazzo di tulipano nero dell'Himalaya. Il gelsomino costa una cifra e non lo compra nessuno. Sono tutte pippe esagerate.

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Anarchia totale?
Assolutamente. È un gioco, necessario ma non necessario. Chissenefrega.

Qualche tempo fa Jacopo ci ha spiegato qual è il legame tra profumi e advertising. Trovate la sua riflessione—corredata da video d'archivio—qui:

Crediti


Testo Jacopo Bedussi
Fotografia di Sara Bugoloni su gentile concessione dell'Ufficio Stampa SNOTbv

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