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tennis, siamo nel 2018: anche basta sessismo

Dopo il veto sulla tuta di Serena Williams, una nuova polemica conferma l'arretratezza delle istituzioni di tennis.

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ago 30 2018, 9:22am
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Che il tennis sia uno sport in cui vigono regole un po' strane e per certi versi antiquate non è certo una novità. Che il trattamento riservato dai giudici ad atlete e atleti sia diverso, però, stupisce e fa infuriare. Due casi distinti, a distanza di qualche giorno l'uno dall'altro, ma le cui radici affondano nel passato di questo sport, hanno reso palese il sessismo e l'arretratezza culturale delle istituzioni del tennis.

Siamo a Parigi, dove si stanno tenendo i Roland Garros, cioè gli Open di Francia. Serena Williams (che, vorrei ricordare, ha partorito meno di un anno fa ed è già tornata ad allenarsi, a gareggiare e a vincere) si presenta in campo indossando una tuta intera, a maniche lunghe, nera e con una piccola cintura rosa in vita, da lei stessa definita "Catwoman 2.0", perché simile a quella scelta per gli US Open del 2002. Progettata da Nike per stimolare la circolazione sanguigna e impedire la formazione di coaguli, per l'atleta la tuta ha però un significato ben più profondo, perché "rappresenta tutto ciò che le donne hanno dovuto affrontare, sia a livello fisico che psicologico, per riappropriarsi del loro corpo e riguadagnare fiducia in loro stesse," come ha dichiarato lei stessa al New York Times nel maggio scorso.

Mi sembra superfluo a questo punto sottolineare che un'atleta dovrebbe essere perfettamente libera di indossare quello che le pare mentre gareggia, ma Bernard Giudicelli, Presidente della Federazione di Tennis francese, non sarebbe d'accordo con questa mia osservazione. "Credo che a volte si sia andati troppo oltre: questa tenuta non sarà più accettata, dobbiamo rispettare il gioco e il luogo, tutti vogliono godersi lo spettacolo." Queste le parole con cui, in un’intervista a Tennis Magazine, ha vietato l'uso della tuta integrale sui campi del prossimo Roland Garros. Perché non sia mai che l'abbigliamento di una donna sia così succinto da distrarre un uomo dal gioco, no?

Serena e la Nike, comunque, rispondono con grande eleganza e un pizzico di ironia. La tennista lo fa accettando il veto, ma presentandosi pochi giorni dopo sul campo degli US Open con un tutù creato ad hoc da Virgil Abloh x Off-White, parte della capsule collection realizzata dal brand in collaborazione con Nike. Il brand, invece, sceglie di controbattere con una pubblicità della Williams accompagnata da un pacatissimo slogan. "A un supereroe puoi togliere il suo costume, ma non i suoi superpoteri." Come sottolineato da diverse personalità di spicco nel mondo del tennis, è imbarazzante e retrogrado che ci si concentri così massicciamente sull'abbigliamento scelto da un'atleta professionista, cioè mentre-sta-lavorando, e si glissi invece sulle sue prestazioni.

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Non è abbastanza? Tranquilli, c'è una nuova notizia prontissima a far infuriare chiunque. Siamo ancora agli US Open. La tennista Alize Cornet sta giocando contro Johanna Larsson. Perde il primo set, e vabbé c'è tempo per recuperare, il gioco viene interrotto per qualche minuto a causa del caldo eccessivo e della Extreme Heat Policy implementata. L'atleta torna in campo, ma si accorge di aver indossato la t-shirt al contrario. Allora se la sfila e la rimette immediatamente nel verso giusto, ma intanto è successo l'impensabile: una donna è rimasta per 15 secondi in reggiseno su un campo da tennis. Dal giudice di sedia arriva un warning per violazione del codice di condotta. Comportamento inappropriato, dice.

Le proteste non si sono fatte attendere—comprese quelle della Women's Tennis Association, secondo cui "la Cornet non ha fatto nulla di sbagliato." Dopo poche ore sono arrivate le scuse e il direttivo degli US Open ha fatto sapere di aver modificato il Codice di Condotta del torneo: ora, tutti gli atleti possono cambiarsi ai margini del campo. Peccato che se sei Rafael Nadal puoi cambiarti pure i pantaloni durante un match. E potevi farlo anche prima che questo ridicolo dibattito prendesse piede.

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