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talenti da tenere d'occhio: kwaidan editions

Nato poco meno di un anno fa, il brand Kwaidan Editions è tanto misterioso quanto ammirato dagli insider della moda.

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set 5 2018, 2:05pm

Questo articolo è originariamente apparso in versione cartacea sul numero 353 di i-D, The Earthwise Issue, autunno 2018.

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Intorno a Kwaidan Editions gravita un'energia dirompente. Che è un paradosso, dato che i due designer che lo hanno fondato sono avvolti da un'aura di mistero. Hung La e Léa Dickely si auto-descrivono come introversi, ma non possono negare il successo della loro creatura: fondato meno di un anno fa, Kwaidan Editions è già stato finalista per il premio LVMH, ha catturato l'attenzione dei buyer in tutto il mondo e si è guadagnato il rispetto degli insider dell'industria. Non male per una squadra composta da due timidi ragazzi la cui sede è una stanzetta microscopica nel quartiere di Kensal Rise, a Londra.

Hung La è americano-vietnamita, Léa Dickely è francese. Coppia nel lavoro come nella vita privata, sono entrambi appassionati cinefili, e per il loro brand hanno scelto il nome "Kwaidan" ispirandosi all'omonimo film di Masaki Kobayashi (1965) basato su una serie di storie di fantasmi giapponesi tradizionali. Falli parlare di film e tutta la loro reticenza evapora: durante la nostra chiacchierata mi parlano di Sigourney Weaver in Tempesta di Ghiaccio, di Wim Wenders a Parigi, del Texas, della trilogia sci-fi anni '60 La Jetée e del grande classico Blade Runner. Li incontro al Barbican Centre, che hanno scelto "perché la sua architettura utopica è una proiezione nel futuro. È fantascientifico, ma solo se visto da una prospettiva passata. Amiamo analizzare l'idea che avevamo nei decenni scorsi sul futuro."

La loro storia li rispecchia alla perfezione. Si sono incontrati quando entrambi studiavano moda alla Royal Academy di Anversa. Durante il loro primo appuntamento hanno guardato Shining, non esattamente un film sensuale. Dopo la laurea hanno lavorato per anni in alcune delle maison più blasonate del settore: Balenciaga, Céline, Rick Owens, Alexander McQueen.

Questo è, in parte, il motivo per cui sono stati così irremovibili nel voler rimanere lontani dai riflettori, lavorando direttamente con i grandi buyer e presentando le loro collezioni solo su appuntamento privato durante la Settimana della Moda di Parigi. Quando visito il loro showroom nella capitale francese, insieme a me ci sono anche i buyer di Dover Street Market, iPad in mano e occhi pronti a scegliere cosa sarà cool nella prossima stagione. E vi posso assicurare che stavano impazzendo, tanta era la qualità di quello che c'era sugli scaffali. Gli abiti di Kwaidan Editions, infatti, sono di eccellente manifattura: tagli estremamente precisi, dettagli così curati da poter competere con capi Céline e Calvin Klein. Non per niente, da DSM le creazioni di Hung e Léa sono proprio accanto a quelle di questi due brand.

Che si tratti di gonne da lavoro in cotone lunghe fino ai piedi, cappotti in vinile, completi sartoriali, chintz floreali o stampe alpine dipinte a mano da Léa stessa, tutti i capi Kwaidan Editions sono caratterizzati da una semplicità e tattilità rare da trovare nell'industria oggi. Uno dei loro best-seller è una t-shirt a tinta unita, che può inizialmente sembrare semplice, ma che in realtà si è rivelata la più difficile da produrre. Dopo aver tentato di perfezionare i prototipi lavorando con alcune aziende tessili di fascia alta, hanno deciso di rivolgersi a un duo hippie del Vermont, Robert Fuller e Robert Toms, affidandosi alla loro società New Dye Mentions.

I due Robert hanno passato trent'anni in tour con i Grateful Dead, vendendo magliette per trovare i soldi con cui comprarsi biglietti per i concerti e cibo. Il risultato della collaborazione è un potente antidoto alle t-shirt grafiche e iper-brandizzate che tutti indossano oggi. "Quando ci hanno mandato le t-shirt, alcune avevano degli aghi di pino incastrati, perché loro le appendono ad asciugare sugli alberi," mi racconta Hung con un sorriso.

Sebbene vivano e lavorino a Londra, Hung e Léa hanno voluto prendere le distanze dall'etichetta di giovani designer inglesi. "Lavoriamo nel settore da molto tempo e abbiamo visto come la stampa può davvero bruciarti," ammette Hung. "Ci sembra di essere in questo campo da sempre. La differenza è che oggi siamo noi decidere cosa funziona e cosa non funziona, siamo noi ad avere l'ultima parola." Riluttanti a fare una sfilata nel senso più canonico del termine, i due desiderano invece diversificare la loro offerta e avventurarsi nel menswear. Ma le cose non sono così facili come sembra.

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"Ci diciamo spesso che a livello aziendale la nostra è una struttura piuttosto piccola, anche se non ci consideriamo un piccolo brand," spiega Hung. "Vogliamo crescere, ma rispettando la nostra essenza. Quindi abbiamo iniziato a guardare le cose da più punti di vista e a interrogarci sulle modalità operative. Finora abbiamo sempre lavorato così, su scala ridotta. All'inizio l'unica cosa che cerchi è la sopravvivenza del tuo brand. Ora stiamo entrando in una nuova fase, però. E il passo successivo sarà chiederci: "Cosa vogliamo comunicare? E come vogliamo comunicarlo?"

Forse, la risposta alla loro domanda andrebbe cercata in un'ulteriore esplorazione dei margini più taglienti e sinistri del loro lavoro. Tutti quei film sci-fi e horror che hanno visto insieme hanno un qualche legame con questa inclinazione dark, così come l'abitudine di passare lunghi periodi in motel poco raccomandabili nei quattro angoli degli Stati Uniti. Il risultato sono collezioni in bilico tra l'espediente narrativo e l'iperrealtà. Pelle ecologica, pellicce finte e pitoni sintetici accoppiati a maglioni in lana pesante, ma anche a impalpabili camicie in seta. C'è un senso di pericolo e duplicità, ma soprattutto di carattere e narrazione che permea tutto ciò che porta la firma Kwaidan Editions. Per la loro seconda collezione, hanno scelto l'archetipo cinematografico del cattivo ragazzo. O della cattiva ragazza, come preferite.

"Tutto ruota intorno a una figura femminile in una baita nei boschi che interpreta la cattiva di turno, ma usando codici tipici del menswear," commenta Léa. Pensate ai cattivi di Twin Peaks. A Frank Booth con le sue giacche in pelle. A Killer BOB con le sue camicie smanicate. Sempre senza perdere neanche un grammo di surrealismo lynchiano. "Nei suoi film, il fatto che non ci sia mai niente di sicuro, zero certezze, rende il risultato finale ancora più pauroso."

L'attenzione raffinata a questi personaggi immaginari è un elemento che va ad aggiungersi alla lunga lista di quelli che distinguono Kwaidan Editions da tutti gli altri. "Sono fedeli alla narrativa che hanno creato, e trovo che questa concentrazione sia qualcosa di raro non solo nei brand emergenti, ma anche in quelli più affermati." Questo il commento di Brigitte Chartrand, Senior Womenswear Buying Director di SSENSE. Chartrand crede in così tanto in loro da aver offerto loro uno spazio espositivo nel nuovo punto vendita creato da David Chipperfield a Montreal. Ovviamente, i due designer hanno deciso di trasformare il loro corner in una capanna nei boschi. L'impatto è forte, considerato il brutalismo del resto dell'edificio. "La loro voce e la loro visione sono riconoscibili in ogni collezione," aggiunge Chartrand. "Non c'è nulla di forzato, è tutto molto naturale."

Quello che offre Kwaidan Editions è un antidoto ai due trend che sembrano dominare il mondo della moda nel 2018: niente stampe grafiche iper-brandizzate, niente celebrazione dell'ordinario e zero rivisitazioni glamour di tutto ciò che è kitsch. Al contrario, Kwaidan Editions è perfettamente su misura, curato in ogni singolo dettaglio, a volte disturbante e sempre coerente con la sua mission iniziale. "Non crediamo nell'hype," afferma Léa. "Capiamo che la moda funzioni su questo meccanismo, ma pensiamo anche che in questa industria ci sia posto per un tipo di lavoro più tranquillo e preciso. Noi crediamo nella forza silenziosa. Non abbiamo bisogno di nient'altro."

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Altro duo che ci ha colpito molto, moltissimo:

Crediti


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Fotografia di Daniel Jackson
Fashion Director Alastair McKimm

Capelli Bob Recine per The Wall Group. Trucco Romy Soleimani per The Wall Group. Assistenti alla fotografia Jeffrey Pearson e Tim Hoffman. Assistenti allo styling Maggie Holladay e Madison Matusich. Assistenti ai capelli Kabuto Okuzawa. Assistenti al trucco Marco Beltran. Produzione Christiana Mecca. Casting Director Samuel Ellis per DMCasting. Retouching Gloss Studio New York. Modella Rianne Van Rompaey al DNA.

Rianne indossa abiti Kwaidan Editions. Orecchini dall'archivio dello stylist. Scarpe Nike.

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