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i film horror raccontano perfettamente l'ansia della nostra generazione

Negli anni '90 erano le commedie romantiche a raccontare la società. Oggi ci pensano gli horror.

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ago 14 2018, 7:00am

Mia Goth in La Cura Dal Benessere.

Da sempre i film horror sono uno dei mille modi in cui l’essere umano tenta di fare i conti con il mondo reale. Quando abbiamo paura, tutto intorno a noi ci sembra diverso. I confini diventano incerti e le nostre priorità si capovolgono, rivelando ciò a cui teniamo davvero. Andare alla radice delle nostre paure significa quindi capire quello che più temiamo di perdere.

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Tutto ebbe inizio negli anni ‘60 e ‘70, quando i colossal horror affrontavano temi di attualità trasformandoli in distopie che minacciavano l’esistenza stessa della società. Shining, Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York e L’esorcista, giusto per citare alcuni dei prodotti più noti di questo genere cinematografico, facevano leva sulle ansie più comuni, quelle legate a famiglia, religione o dignità umana, e affrontando a viso aperto i capisaldi della moralità, ma solo per decretarne poi la definitiva estinzione. Questi film giocavano sulle paure più viscerali di una generazione che si stava lentamente adattando a nuovi paradigmi sociali, con l’invenzione della pillola anticoncezionale, la minaccia di una guerra nucleare e il crollo dell’amministrazione Nixon.

Tra gli anni ‘80 e ‘90 il genere conobbe una sorta di crisi. Continuavano a uscire film,, ma decisamente meno incisivi e impegnati dei loro predecessori. Sequel dopo sequel, anche i migliori capolavori come Scream persero di qualità,. Le pellicole horror erano ormai ridotte a un gioco di sopravvivenza, più che a una riflessione sociale. Nacque così tutta quella infinita serie di battute e stereotipi sul genere: non fare sesso se vuoi restare in vita, le probabilità di sopravvivenza aumentano se non ti togli la maglietta, mai dividerti dal resto del gruppo se non vuoi morire nella prossima scena. Le nostre paure si erano fatte unidimensionali. Avevano perso il loro spessore.

Essie Davis e Noah Wiseman in The Babadook

Negli ultimi anni, però, intelligenza e sensibilità sono tornate a fare capolino nel cinema horror. Finalmente ci siamo lasciati alle spalle mostri e omicidi irrisolti per tornare a interrogarci sulle reali paure che ci tengono svegli la notte. Basta dare un'occhiata ai film che abbiamo visto in sala nelle ultime stagioni per renderci conto che il genere horror sta tornando, per fortuna, ad analizzare le minacce del mondo reale. Forse per comprenderle, forse per esorcizzarle.

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Titoli come Get Out, Raw - una cruda verità, Babadook e It Follows non sono ambientati nei nostri peggiori incubi, ma nei quartieri delle nostre città. Sono ispirati alle notizie di cronaca recente, vanno a toccare le ansie profonde che emergono dalle nostre conversazioni di tutti i giorni e giocano sulla paura del nostro futuro che tutti condividiamo. Non raccontano però drammi noti e conosciuti, preferendo definirne di nuovi.

E arriviamo così all’ultima tappa in ordine cronologico dell’evoluzione del genere horror: oggi questi film si stanno trasformando in qualcosa di più, non sono più solo specchio della realtà, ma diventano fonte di ispirazione per un nuovo dibattito sociale. Probabilmente l’esempio più lampante e celebrato in questa nuova tradizione cinematografica è il lungometraggio d’esordio di Jordan Peele alla regia, Get Out. Nato dal desiderio di creare il film che non c’era, Peele non solo ha firmato la regia di uno dei primi film horror con protagonista nero—che tra l’altro riesce a sopravvivere alle prime due scene, batti il cinque Peele—ma soprattutto ribalta ruoli e strutture del genere in modo magistrale per poi dare vita a un dibattito su che cosa significhi essere un uomo nero negli Stati Uniti oggi, con tutte le paure e i pericoli che questa condizione comporta.

Daniel Kaluuya in Get Out

Le violenze di matrice razzista sono sempre più frequenti. Ma dopo le moltissime pubblicazioni a riguardo, dopo decine e decine di reportage,è stato l’horror a riuscire a catalizzare l’attenzione di un nuovo pubblico su questo delicatissimo temaLa stessa strategia è stata applicata alle questioni di genere, forse uno dei temi più dibattuti della nostra epoca . Anche in questo caso, questo genere cinematografico ha fatto sì che emergessero nuove domande e nuove considerazioni riguardo la condizione femminile contemporanea, dando nuovo impulso e urgenza a un dibattito che rischiava altrimenti di arenarsi. E così The Witch, Raw e It Follows hanno usato sangue, paura e violenza per affrontare il timore diffuso di abbandonare l’adolescenza per entrare nell’età adulta, timore esacerbato dall’essere una ragazza che sta diventando donna.

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Dimenticate romanticismo e prime, innocenti, esperienze col sesso. Qui le ansie e i traumi delle giovani donne alle soglie della maturità sono espressi attraverso i paradigmi del genere horror. Non a caso, molte giovani attrici, tra cui Anya Taylor-Joy, Maika Monroe e Chloe Grace-Moretz, hanno scelto ruoli horror per dare prova del loro talento e affermarsi in un mondo sessista e privilegiato come quello del cinema.

La cosa più sconvolgente in assoluto, però, è che questa nuova generazione di horror ci ha permesso di affacciarci su panorami che non eravamo pronti a esplorare e, forse, neanche immaginavamo esistessero. E per quanto la situazione attuale sia abbastanza diversa da quando nel 1968 George A. Romero girava La notte dei morti viventi, ci sono ancora alcuni temi che facciamo ancora fatica ad affrontare.

Maika Monroe in It Follows.

Tutti i recenti film che parlano di maternità, ad esempio, sono la chiara dimostrazione che con l’attenuante del genere horror possiamo esplorare temi da prendere con le pinze, così delicati da essere molto difficili da trattare altrimenti, come la paura di diventare madri , l’ansia legata a gravidanza e creazione di un nucleo famigliare . Babadook racconta la storia di una donna che impazzisce per via di un ragazzo difficile da gestire, in circostanze terribili e sempre più minacciose. Anche se non tutti i genitori sono ossessionati da un libro per bambini, in molti potranno riconoscere la tensione profonda che prende il controllo di mente e corpo della protagonista, accompagnata da profonda stanchezza e dolore.

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Allo stesso modo, Prevenge e Afterbirth ribaltano la narrativa del miracolo della vita per raccontare il terrore di portare una creatura in grembo, soprattutto quando questa prende il controllo totale del tuo corpo. In passato, la paura della gravidanza era stata trattata in film come Rosemary's Baby e Alien, ma nelle pellicole più recenti i ruoli sono completamente ribaltati, e al tutto si aggiunge anche l’ansia per il proprio aspetto fisico. I personaggi femminili si interrogano sul proprio desiderio di maternità, cosa che raramente accadeva prima, si chiedono se sono pronte a sacrificare la propria libertà e il proprio piacere per prendersi cura di un altro essere umano.

In generale, i film horror degli ultimi anni si stanno facendo sempre meno proiettati sul mondo esterno, concentrandosi invece maggiormente sulle realtà oscure che albergano in noi. I mostri non emergono dalle acque torbide di un lago, ma fanno parte della nostra identità. Nel 2002 Gore Verbinski adattò il colossal horror giapponese The Ring per il pubblico occidentale: in questo caso, l’antagonista designato è un oggetto sconosciuto che entra a far parte della vita delle persone per distruggerla. Quindici anni più tardi, il regista torna a esplorare il genere con La cura dal benessere , dove trasforma la nostra ossessione per uno stile di vita sano ed estremamente puro in vera minaccia per la nostra stessa salute, portando sul grande schermo anche i risvolti più negativi della della nostra esigenza di avere tutto e subito, che secondo il regista ci sta uccidendo.

Alice Lowe in 'Prevenge.'

Anche Get Out—che ha generato un acceso dibattito sul tema della razza—ci parla di liberalismo vuoto e forzato. Non solo questo film genera ironia, ma vuole allo stesso tempo metterci in guardia dalla pratica ormai troppo diffusa di nascondersi dietro dialoghi apparentemente illuminati pensando di potersi così proteggere da ogni accusa.

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In ultima analisi, il fatto che temi di questo spessore siano al centro dei film horror che più hanno avuto successo negli ultimi anni ci fa capire quanto sia cresciuta la nostra volontà di rimettere in discussione il mondo, piuttosto che credere semplicemente a quello che vediamo. Non ci deve sorprendere, infatti, che questa generazione cresciuta a suon di fake news e messaggi politici ingannevoli stia sviluppando un profondo senso critico. In un’era in cui dobbiamo passare al setaccio ogni informazione e rimettere in discussione la realtà del mondo così come ci viene descritto, è normale che sviluppiamo una serie di abilità e che queste approdino nel mondo dell’horror che si basa proprio su domande tipo Che cosa è reale? Chi sta dicendo la verità? Chi sono le vittime e chi sono i colpevoli?

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Crediti


Testo Wendy Syfret
Immagini via IMDB

Se sei alla ricerca dell'horror giusto da guardare, be', lo hai trovato:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D Australia

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